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Ceppi Umani - Ceppi Elfici - Mezz'elfi - Nani
Quenya - Sindar - Teleri

Aspetto: leggermente piu' bassi rispetto ai Quenya, ma decisamente piu' agili, gli Elfi delle foreste, o Sindar, si sono adattati perfettamente all'ambiente in cui vivono: la foresta. La loro pelle e' meno chiara e non risplende alla luce, cosa che, assieme alle vesti grigie, gli permette di mimetizzarsi. I loro occhi sono in prevalenza marroni o neri, e i capelli castano chiaro. Il Sindarin, la lingua dei Sindar, e' la lingua piu' melodiosa che esista, quasi come un canto, che gli elfi silvani amano in modo viscerale.

Linea Ruolistica: la societa' Sindar e' caratterizzata da un forte spirito di amicizia e una grande coesione tra i membri, che parifica i rapporti anche tra elfi di diverso rango. Sono molto amanti della Natura, con la quale vivono in simbiosi perfetta: essi infatti si considerano parte di essa, e viceversa, percio' la proteggono in ogni modo. Sono perfettamente a loro agio nel loro ambiente naturale, ed e' quasi impossibile vederli, se non lo desiderano, mentre si spostano in una foresta.L’ideale che i silvani sentono più forte è il senso di collettività elfica, che pur rendendoli molto legati agli elfi, li allontana dal resto d’Ardania. Le loro comunita' sono prevalentemente allegre e amano i banchetti e gli inimitabili canti epici che rievocano le imprese eroiche compiute dagli antenati in tempi remoti, tuttavia, se risvegliata, la loro collera e' grande come una possente tempesta, e la loro vendetta implacabile e duratura. Fra la gente comune, i mestieri piu' diffusi sono l'intagliatore d'archi e l'addestratore di animali, favoriti da una vita in simbiosi con la Foresta del Doriath.

Citta' di maggior densita': Tiond, e il Doriath.

Indirizzi Religiosi consigliati: Suldanas e' il dio protettore dei Sindar, il Dio della Vendetta e della Caccia, ma anche Beltaine, dea delle Foreste, è assai riverita.


Giocare un Sindar
Le tre diverse stirpi elfiche sono ognuna maggiormente focalizzata su un aspetto della propria elficità. Per coloro che vogliono sottolinearne la sovrannaturale grazia, sapienza e potenza di questa razza, ci sono i quenya, i nobili Elfi Alti. Per chi vuole sottolinearne la curiosità, l’adattabilità ed il legame col mare ci sono i teleri, gli affabili Elfi del Mare. Chi invece desidera soffermarsi maggiormente sul viscerale antico ed armonico rapporto con la foresta e le sue creature, troverà nel sindar la giusta scelta interpretativa.
Se nella tua immaginazione, il tuo elfo corre agilmente tra il sottobosco e le fronde con un arco in mano, senza lasciar tracce ne far rumore, probabilmente il sindar fa per te.
Se vuoi interpretare una stirpe antica ma allo stesso tempo che ha saputo conservare molti genuini aspetti di semplice simbiosi con la foresta, il sindar è la tua scelta.
Se credi che il tuo elfo, pur abile nell’uso di qualche campo, spada, magia, canto o preghiera, continuerà a dedicare molto tempo all’amore per la foresta, stai per interpretare un sindar.

Nota però che il Silvano non è semplicemente un elfo ”selvaggio” come i membri di alcune tribù umane. Il sindar ha conservato nei millenni una complessa cultura sia scritta che orale, ma ha saputo perfettamente conciliare questo sapere al suo genuino e simbiotico rapporto con la natura.

Prefazione
Salve, o lettore, il mio nome è Narwel Ingol, mezz’elfo di Nosper. Non starò qui a narrare come la ricerca di mia madre di condusse nel Doriath e di come dopo tre anni gli elfi silvani mi concessero l’onore di visitare la loro dimora, mi limiterò invece a parlare della cultura di questa misteriosa stirpe elfica, come mi ha chiesto la mia saggia maestra Sennya.

Origini e storia dei Sindar
Una delle prime cose che ho fatto, quando giunsi alla Verde, fu chiedere di poter consultare antichi testi di storia dei Sindar. Questo onore mi fu concesso, seppur solo in parte.
Rimasi colpito dai tomi che risiedevano nella biblioteca di Tiond: alcuni erano antichi libri con rilegature di metalli preziosi, altre, pergamene chiuse da cordicine consunte ed i più strani erano delle tavole di legno collegate da anellini di Mythrill. Eppure non erano molti quanto avrei sperato.
Andai a cercare i più antichi, poiché volevo la storia delle origini, i fatti che sono noti ai pochi. Trovai alcuni antichi testi, ma sempre successivi ai Falò senza Luce, e che davano solo riferimenti vaghi e di difficile comprensione a ciò che era avvenuto prima di quelle terribili distruzioni.
Chiesi in giro ed indagai molto per cercare di scoprire un modo di avere delle conoscenze precedenti i falò; scoprii presto che la risposta era sotto ai miei occhi… anzi, le mie orecchie. I cantastorie della Verde cantavano, oltre alle loro splendide e poetiche canzoni silvane, episodi di storia e poemi sindar: molti di questi, scoprii, erano assai antichi. Dunque, nonostante i Sindar siano stati la stirpe elfica a perdere di più a causa delle distruzioni operate dai decadentisti, ovviarono alla sparizione di materiale scritto con lunghissime (e splendide) canzoni, con le quali custodire una parte (seppur minima) delle conoscenze che stavano andando perse.
Dopo aver appreso molto dai canti dei Sindar, dagli scritti delle biblioteche, e dalle narrazioni dei saggi, mi appresto a scrivere qualcosa sulla loro storia. Sicuramente un saggio quenya mi accuserebbe di essere sommario, ma in mia discolpa posso dire che il mio umile intento è semplicemente quello di dare qualche conoscenza generale su questo misterioso popolo.

Storia antica
Traggo le parole di una ballata:
Sovrani e possenti volavan i draghi
Era Il tempo in cui non v’erano maghi
Il tempo in cui in cui gli elfi eran giovani,
E l’uso di spada e di scudo eran vani,
Le foreste erano immense e possenti.
E limpide e luminose le acque correnti,
I sussurri delle fronde eran parole chiare
Portatrici di notizie un dì belle, un dì amare,
Le creature silvane parlavano ai figli di Beltaine
Ai tempi in cui non ancora v’erano ferro ne fucine.
Un giorno la Dea dei Misteri, una sfera donò
E la Magia come una marea, gli elfi inondò
Cominciò l’era dei Poteri e degli Spiriti Arcani
E nacquero così i reami dei Tempi Lontani..

Ovviamente questa traduzione dal sindarin (la lingua sindar) non rende per nulla la musicalità e l’armonia del canto originale, ma la riporto poiché questo è uno dei pochissimi riferimenti che io abbia mai sentito riguardo ai tempi antecedenti i Falò.
Sono riuscito a raccogliere qualche altra informazione, seppur in modo sporadico ed incompleto; sembra che le tre casate elfiche, una volta, vivessero piuttosto a stretto contatto, pur mantenendo le loro distinte identità. La casata dei Sindar era già caratterizzata, a quanto pare, dall’avere un legame con la natura ancora più forte di quello degli altri elfi.
Ho scoperto che la società degli elfi silvani, in tempi antichi, era divisa in Rim Faerin,schiere di spiriti”.
Pare che con un certo addestramento e meditazione un elfo potesse entrare in sintonia con un qualche “aspetto” della natura, tanto da riuscire addirittura a comunicarci, ma con la conseguenza di divenirne più simile come pensiero; sembra infatti che a contatto col proprio aspetto della natura un sindar potesse “espandere i propri sensi” ad esso e divenirne tutt’uno. Si diceva quindi, in tal caso, che un elfo seguisse lo “Spirito” di quella creatura, o entità.
Ammetto che questa storia mi pare piuttosto fantasiosa, e forse è solo una leggenda nata dopo i Falò senza Luce, eppure nella speranza che abbia della verità, continuerò a narrarla.
Si dice che a capo dei Sindar vi fossero dei Faerin Dhaer ,“spiriti maggiori”, ovvero elfi dal grande potere interiore, e dalla grande sintonia con la natura, che guidavano i Erthaid Faerin, “ordini di spiriti”. Gli elfi che entravano in comunione con un uno stesso “aspetto” della natura, avevano infatti la tendenza a riunirsi in ordini. Questo era facilitato dal fatto che il carattere stesso dell’elfo veniva influenzato dalla creatura o dall’elemento con cui si “armonizzava”, e quindi risultava esserci in un ordine molta compattezza e unione.
Sembra inoltre che ad un certo punto alcune “schiere di spiriti” fossero divenute più numerose ed influenti delle altre, e che fossero giunte a gestire l’intera casata sindar. Si narra che gli ultimi grandi “ordini di spiriti” siano stati gli Spiriti della Quercia, gli Spiriti del Ciliegio, gli Spiriti della Farfalla e gli Spiriti del Drago.
·     Coloro che seguivano lo Spirito della Quercia, divenivano saggi e riflessivi e potevano entrare in sintonia con questi maestosi alberi; pare fosse l’ordine più grande ed influente in passato, e si narra fossero assai devoti ai Valar e che tra le loro schiere si contassero possenti guerrieri e grandi sacerdoti, tutti votati a rinforzare e proteggere la casata dei Sindar e le foreste in cui vivevano.
·     Coloro che seguivano lo Spirito del Ciliegio, divenivano creativi ed esteti, potevano “armonizzarsi” con gli splendidi alberi di ciliegio, e tra di loro c’erano molti dei maggiori artigiani, artisti e cantori dell’antichità; essi crearono splendide opere d’arte in sintonia con la natura di cui oggi rimangono solo vaghi ricordi.
·     I seguaci dello Spirito della Farfalla erano spiriti liberi, che raramente rimanevano molto a lungo in un luogo ma invece viaggiavano in cerca di stimoli, curiosi e vivaci. Questi spiriti, che divennero tra i più grandi viaggiatori ed esploratori dei Sindar, pare avessero anche la rilevante funzione di proteggere i confini più lontani delle terre elfiche oltre che di rappresentanti in terre lontane. Entravano in comunione con le farfalle ed altri insetti simili, ed avevano caratteri molto sfuggevoli ma curiosi.
·     I seguaci dello Spirito del Drago pare fossero assai rari ma estremamente importanti: sembra che solo le anime più forti e sagge potessero intraprendere tale Via dello Spirito ed uscirne vivi. I loro membri erano tra i più influenti non solo tra i Sindar, ma tra tutti gli elfi. Ovviamente questi erano in grado di comunicare ed essere un tutt’uno coi draghi. Tutti gli ordini tacevano ed ascoltavano quando parlava uno Spirito di Drago.

Pare ci fossero moltissime altre “schiere di spiriti” ma che fossero assai meno numerose ed influenti, ho sentito citare ad esempio la Via dell’Aquila e la Via del Granito.
Sembra che col passare del tempo, un elfo silvano si sintonizzasse col suo Spirito al punto di cambiare alcuni piccoli tratti, come il colore degli occhi o dei capelli. I sindar “spiriti” di quercia, avevano occhi del colore delle foglie in base alle stagioni, che poi divenivano grigi o bianchi d’inverno, quelli del ciliegio occhi simili, ma sempre di un rosa delicato in primavera, quelli della farfalla invece variavano molto tra di loro, spesso con iridi dai colori cangianti; infine gli “spiriti” di Drago avevano occhi del colore dei draghi ai quali erano più legati.
Un'altra cosa dell’antichità dei Sindar dei quali ho potuto scoprire qualcosa è riguardo all’architettura: se i Quenya ed i Drow avevano possenti magie per costringere gli elementi, dividerli e ricomporli nelle loro dimore, essi semplicemente “convincevano” gli spiriti delle cose a rimodellarsi per l’uso degli elfi: pare quindi che gli alberi si piegassero in modo da formare verdi arcate di cattedrali silvane, la roccia sgorgasse dalla terra per formare colonne massicce, e le terra stessa si spostasse e rimodellasse per il loro passaggio.
Si ricorda anche di immense vetrate colorate che venivano costruite in mezzo agli alberi per trasformare radure in saloni: pare fossero talmente belle che quando il sole le illuminava e gli elfi rimanevano a fissarle, tutti ricoperti di mille colori filtrati, si commuovessero ogni volta.
A narrare queste poche cose, mi rammarico pensando a quanto sia stato perso coi Falò senza Luce: di una complessa cultura millenaria rimangono ormai vaghi e sparsi testi e qualche antica canzone.

Il “lungo regno” di Arabella
Bereth (“regina”) Arabella. Il solo nome ispira amore e devozione nei cuori dei Sindar. Per capire quanto importante fu bisognerebbe dire qualcosa di ciò che accadde con la fine dell’epoca dei Falò senza Luce.
Bisogna sapere che tra i Sindar i Decadenti erano numerosi ed influenti, ed infatti questi soffrirono ancora più degli altri elfi delle distruzioni che avvennero. Tra i vari oscuri incantesimi di annientamento che essi avevano intessuto, vi fu quello terribile delle “nuvole di fuoco”.
A causa questo potente incantesimo, che scattò improvvisamente non appena si era pensato che i Falò si fossero definitivamente conclusi, si addensarono nel cielo nuvole violacee sopra a tutto il Doriath, e poi, come in un incubo, cominciarono a piovere gocce di fuoco. In un attimo tutta la foresta stava cominciando a bruciare. I Decadenti sindar stavano riuscendo nel loro ultimo estremo tentativo di annientare gli ultimi centri sopravvissuti nel Doriath, in modo da cancellare le ultime tracce di cultura elfica. L’incendio stava divampando nella zona occidentale del continente e si stava diffondendo verso est, rischiando di ardere su tutto il continente.
Fu grazie ad una potente preghiera ad Earlann da parte di tutti i suoi più potenti sacerdoti, che il pericolo fu scampato: essi si unirono in una radura ad occidente e si sacrificarono al dio, fondendosi in un’immensa nuvola bianca e pura che si librò in cielo per sostituirsi alle nubi maligne e per portare una benefica pioggia che spense tutti gli incendi e salvò la foresta. Grazie a questo, oggi quel bosco orientale viene detto la Foresta di Earlann, bosco sacro che poi recentemente verrà scelto per la fondazione della nuova Tiond.
Dopo questo ultimo terribile episodio e la divisione dai Quenya che avvenne non molto dopo, cominciò anche per i Sindar quel periodo che viene chiamato “della Ristrutturazione” in cui gli elfi silvani cercarono di risollevarsi dalle distruzioni operate dai Decadenti.
Arabella ne fu assoluta protagonista: le origini di quest’elfa dalla profonda saggezza e dalla vita lunghissima si perdono nel mito, e non si sa bene da dove giunga. Esistono diverse versioni.
Secondo una storia, Beltaine, mossa dalla commozione nel vedere i suoi figli sconsolati e persi, pianse e così cominciò a piovere, una pioggia benefica che benedì i tre sovrani delle stirpe elfiche per dare loro ulteriore saggezza ed una vita lunga nella quale guidare gli elfi alla rinascita. Una ovviamente era Bereth Arabella.
c’è anche chi vocifera addirittura che Ella fosse in realtà figlia di un dio (secondo una versione Earlann, secondo un'altra Morrigan) con un mortale, ma ovviamente non ci sono prove di questo.
Fatto sta che la saggia ed equilibrata Arabella fu eletta come regina del reame degli elfi silvani poco dopo la dipartita dei Drow e dei Quenya, ed ella rimase al trono più del doppio di una vita elfica, morendo solo pochi anni fa.
All’inizio del suo regno si assicurò di riportare equilibrio ed armonia tra i suoi elfi, e poi di riportare armonia tra i Sindar e la foresta del Doriath. Essa guidò gli elfi dopo i terribili Falò senza Luce, che avevano distrutto quasi tutto ciò che la casata Sindar aveva con tanta fatica costruito nei millenni, ma non solo: i Decadenti erano arrivati anche al punto, grazie a potenti magie oscure, di riuscire quasi a  recidere il rapporto che i Sindar avevano con la natura.
Sembra che a causa di questi incantesimi, i Sindar non riuscissero più a vivere in armonia con la foresta: gli animali erano assai aggressivi e li attaccavano a vista, gli arbusti erano spinosi e bloccavano tutti i sentieri ed i fiumi erano scuri e fangosi e si gonfiavano per trascinare gli elfi che guadavano ad una rapida morte.
Si racconta che allora Arabella cominciò a vagare tra gli antichi alberi ed a parlare con gli arbusti e gli animali, e spiegò loro di potersi fidare degli elfi e di non odiarli e temerli. La Bereth (regina) rimase così dozzine di anni, eremita nella foresta, e dopo un secolo riuscì a convincere la Foresta stessa a placarsi. Non a caso Arabella viene spesso ricordata come la Bereth i Nuir,“Regina dei Boschi”.
Arabella custodiva antiche conoscenze, pare precedenti ai Falò stessi, ed ella le dispensò per rialzare i Sindar dallo stato di selvatichezza totale in cui stavano cadendo. Grazie a lei il suo popolo tornò a ricordare l’arte di costruire case, non più immense e verdeggianti cattedrali silvane, ma almeno armoniose case tra i rami; si recuperarono le conoscenze dell’antica arte della guerra, che stavano perdendosi e però servivano a combattere i mostri che dimoravano nelle ombre degli alberi, artigianati ed arti furono recuperati; ma soprattutto Arabella ricondusse i Sindar all’armonia con la foresta. Gli elfi silvani non erano più un tutt’uno con gli spiriti della natura come nei tempi antichi, ma almeno avevano recuperato il rapporto di simbiosi e vicinanza alla natura, sfiorando a volte l’antico legame mistico dei tempi antichi che, sostengono loro, non si è mai perso del tutto.

Lo spostamento di Tiond
Pare che ad un certo punto, dopo la breve regnanza del figlio di Arabella, Agar En’ Nimbreth, e poi del giovane Haran Jerzat accadde una cosa terribile a Tiond. Dice un testo che ho trovato nella biblioteca:
“ Le antiche querce avvizzirono, profanate dai piedi degli invasori e insanguinate dall’odio delle guerre. Le case marcirono, i flat crollarono. Tiond scomparve avvolta dalle sterpaglie selvagge.
Tre rimasero, tre Sindar del tempo degli Herain (“Re”).
L’esodo dalla foresta del sud del Doriath li vide marciare alla ricerca della nuova terra. L’ultimo degli Herain si avviò davanti a loro alla ricerca di mille risposte e il suo cuore portava il peso dell’antica Tiond, e la sua schiena si curvò sotto il peso del tempo ed egli cercò la strada dei padri. A lungo vagò e i Tre attesero il suo ritorno finchè seppero che la sua strada era segnata e che egli aveva raggiunto la gloria dei Belain. I Tre chiamarono i fratelli rimasti e giunsero nelle foreste del Doriath Occidentale là dove Earlann muove le acque dei fiumi e le dispone in una danza fertile e gioiosa; e su quelle sponde i semi delle antiche querce germogliarono e crebbero vigorose e su quei rami si intrecciarono i telain ("flet, piattaforme") e sorsero le abitazioni. E Tiond nacque.
E fu chiamato Salkien Duin quel fiume che generoso accolse il popolo: il Fiume Danzante.
Fu allora che, raccogliendo l’eredita’ degli antichi Herain, i tre Sindar del tempo antico, coloro che avevano incrociato i passi degli antichi re, si posero alla guida della citta’. Dalle fondamenta del passato essi posero i sostegni della nuova Tiond…”

A quanto ho capito quindi la Tiond precedente si trovava tra Ondolinde e Rotiniel, più o meno, nel Doriath orientale, mentre quella odierna è stata ricostruita pochi anni orsono nel Sacro Bosco di Earlann: questo movimento pare sia conciso anche con un ritrovamento del Drago di Smeraldo, reliquia mistica poco tempo prima creata, che poi si è legato inevitabilmente alla nuova Tiond.

Aspetto fisico dei Sindar
I Sindar, hanno tratti che li rendono chiaramente riconoscibili dai Quenya e dai Teleri, anche ad un osservatore non esperto.
I Sindar tendono ad essere più bassi degli altri elfi, ed ad avere una muscolatura snella ma ben delineata che permette loro gli agili e svelti movimenti per i quali sono famosi. Si dice spesso che gli Dei abbiano reso i sindar più bassi ed agili per poter più agevolmente muoversi tra gli alberi, e quando li si vede saltare con facilità di ramo in ramo, questa cose pare assolutamente vera.
La carnagione di tali elfi tende ad essere leggermente olivastra, diversa dal chiarore splendente dei Quenya, e gli occhi sono quasi sempre marroni o neri, raramente verde smeraldo. I capelli sono castano chiaro. Se si pensa che gli elfi silvani sono detti “Sindar”, che in quenya significa “grigi”, a causa del colore dei loro abiti, che sono spesso grigi e verdi, si può capire quanto facilmente si possano mimetizzare sia nel sottobosco che tra le fronde degli alberi con i loro tratti ed i loro indumenti.

La lingua sindarin
La lingua degli elfi grigi, il cosiddetto “sindarin” è imparentato con il quenya ma con delle fondamentali differenze: il quenya ha mantenuto molto della grammatica dell’Antico Elfico, mentre il sindarin ne ha conservato più che altro dei suoni semplificandone la grammatica. La complessità del sindarin infatti, sta nel fatto che le parole variano in base alle altre parole vicino alle quali si trovano. Ne risulta che il sindarin sia sempre armonioso e scorrevole, nonostante i particolari suoni che lo caratterizzino, grazie al fatto che le parole si modifichino adattandosi continuamente al contesto fonico. Il telerin, dialetto degli Elfi del Mare, grazie alla sua rapida evoluzione rispetto al quenya di Ondolinde, ha assorbito molte parole del sindarin, tuttavia spesso perdendone la musicalità.
Interessante è che il sindarin abbia una quantità immane di parole legate alla natura: suoni della foresta che non hanno nome nemmeno nelle altre lingue elfiche hanno precisi nomi in sindarin, come i nomi delle forme dei rami , delle nuvole, di odori del sottobosco e di molti altri elementi legati all’ambiente silvano.
Per un non madrelingua, come ad esempio un Quenya, che impara la lingua dei Sindar, anche dopo aver superato l’ostica fase di fare orecchio delle variazioni foniche delle parole, rimane il vasto lavoro di imparare tutto questo lessico “silvano” del sindarin. Solo pochissimi non sindar, e dopo moltissimi anni, riescono ad imparare tutte queste parole ed ad usarle nel modo giusto.

Breve frasario sindarin
(Nota dell’Autore: se si intende usare alcune di queste parole in gioco, benvenga, ma attenzione! si sconsiglia assolutamente di usare altre parole oltre a quelle che sono qui presenti. La maggior parte di queste infatti, sono di conoscenza comune a tutti giocatori,usarne altre invece significherebbe solo rendersi incomprensibili)

Singolare/Plurale=significato.
Aaye= Salve     o anche   Mae Govannen= ben incontrato     Namaàrie = saluto di congedo  
Diola lle= grazie     Lle creoso= prego
Edhel/Edhil= elfo/elfi  (Galedhel/Galedhil= elfi della Luce,quenya  Aearedhel/ Aearedhil = elfi marini, teleri)
Edhel Mhithren/ Edhil Mhithrin = Elfo grigio/ Elfi grigi = (sindar/sindarin è parola quenya ma ormai si è diffusa anche tra gli elfi silvani stessi)
Tawarwaith = elfi silvani (Tawar il singolare)
Peredhel/Peredhil = mezz’elfo/elfi
Adan/Edain = umano/umani
Balan/Belain =  dio/dei (a volte tuttavia si usa anche il quenya Vala/Valar)
Haran/Herain =  re/ i re
Bereth/Berith = regina/regine (ultimamente si usa spesso il titolo introdotto da bereth Kiya dei Galanceleb: Lass Galen=Foglia Verde,o l’arcaico Lasse Calen)
Doriath = “terra inghirlandata(dal mare)”, terra degli elfi (ormai si usa poco la versione originale “Hildoriath”)
Maer Fara = Buona caccia!
Maer du = buona serata   Maer kaima= buon riposo
Gondolin (pietre cantanti),i Silala (la Splendente)= Ondolinde
I Calen (la Verde)= Tiond  (nato dalla storipiatura dell’antico “Tindu”= Crepuscolo Stellato)
 ‘Earost (fortezza del Mare) o Nimphel (Perla)= Rotiniel
Ay/nay= sì/no
Tòr/ Tòronin= “fratello/i”, usato per chiunque appartenga alla collettività elfica. Tra di loro i Sindar invece usano il prefisso “gwa”, per indicare una maggiore vicinanza: gwador/gwedeir è quindi usato solo tra i silvani o con elfi che si sentono particolarmente vicini.
Sèler/ Sèlerin= “sorella/e” usato per chiunque appartenga alla collettività elfica. Tra di loro i Sindar invece usano il prefisso “gwa”, per indicare una maggiore vicinanza: gwathel/gwethil è quindi usato solo tra i silvani o con elfe che sentono particolarmente vicine.

La mentalità dei sindar
- Il rapporto con la natura
- Il decadentismo
- La collettività elfica

Il rapporto con la natura
Viscerale ed istintivo. Così si potrebbe in due parole definire il rapporto che gli elfi silvani hanno con la natura.
La natura li influenza fortemente… almeno secondo un occhio esterno; secondo un sindar sono gli altri che si sono scostati dalla natura e non ne sono abbastanza in armonia.
Gli elfi grigi si sentono uno dei vari elementi della foresta: come c’è il lupo che ulula la notte tra le fronde scure, l’aquila che sorvola la verde foresta alla luce del sole ed il pino che verdeggia sulle pendici dei monti perennemente, così il sindar vive tra gli alberi, caccia e prospera.
Il sindar vede la foresta come un esempio di armonia ed equilibrio perfetto. Il ciclo vitale di cacciatore e preda, di terra-acqua-luce e piante, di pioggia e sole, delle stagioni, sono tutte sequenze perfette e ben calibrate, che devono essere in nessun modo cambiate, ma solo seguite e rispettate.
Il sindar si sente semplicemente un elemento di questo ciclo naturale; la caccia ad esempio, sacra a Suldanas, diviene un gesto di profonda sintonia col ciclo naturale. L’elfo grigio diviene lupo e la cacciagione sua preda, com’è nell’ordine delle cose. La raccolta delle risorse che la foresta e la natura offrono va fatta in modo equilibrato e sensato: mai un silvano coglierà troppa legna o frutta al punto di depauperare una zona della foresta, e se coltiverà, lo farà ruotando con frequenza il terreno, in modo da ridare alla terra la possibilità di risanarsi. Inoltre di ciò che caccia tenderà ad utilizzare ogni parte, lasciando il meno possibile.
Ha un forte emotività ed istintività, derivanti dal suo legame con la natura. Egli professa dunque la pace e l’equilibrio per controllare queste percezioni che lo agitano ed essere razionale.
Trae sempre ispirazione dalla natura che lo circonda: il suo vestiario verrà ad assomigliare ad arbusti e terra, ma anche il suo modo di pensare deve ispirarsi alla natura stessa: le sue case sono in armonia con la foresta, costruite seguendo ed usando le forme degli alberi stessi.
“Lo spirito di un sindar è possente come il tronco di una quercia, rapido ad agire come la lince, ma dolce come la lupa coi piccoli, se necessario.”

Il decadentismo ed i sindar
La civiltà degli elfi era la più grande di Ardania prima che i decadentisti la facessero crollare dall’interno. Seppur non siano riusciti completamente nel loro intento di annientare la propria cultura e razza, i decadentisti sono riusciti a portare gli elfi ad un livello di conoscenze quasi pari alle altre genti ardane.
La cosa strana che si potrà notare è che mentre un quenya, interpellato sulla questione, condannerà il decadentismo in modo completo, definendolo aberrante e rammaricandosi per l’irreparabile danno che ha portato ai figli di Beltaine, un sindar risponderà diversamente.
I sindar generalmente definiscono il decadentismo del passato non sbagliato ma esagerato. Essi pensano, seppur non dicendolo apertamente di solito, che le idee del decadentismo non siano del tutto sbagliate: gli elfi ,in effetti, dovrebbero uscire dal confronto con le altre razze e celarsi. La cosa che criticano i Sindar è che i decadentisti cercarono di arrivare a questo ritiro elfico con la distruzione totale di tutto ciò che fosse elfico (e gli elfi stessi), sbagliando in ciò.
Per i sindar il “giusto decadentismo” sarebbe stato quello di ritirarsi nella natura, rinunciare a certe conoscenze troppo “squilibranti” e custodire i propri confini senza farvi accedere nessuno.
Le idee dei Thaltrim (i decadentisti) si capisce, hanno fortemente influenzato l’odierna cultura dei sindar, convincedoli nel chiudersi in se stessi e a non condividere la linea di potenza e magnificenza tipica dell’atteggiamento quenya (ed ovviamente dell’antico Imperialismo).
Tiond rappresenta nel suo quieto isolamento e chiusura in se stessa l’ideale di questo pensiero di “decadentismo sindar”.
Dopo la dipartita dei Drow, quando i Sindar ed i Quenya discutevano sul cosa fare della collettività elfica che rimaneva sono rimaste famose le parole che l’allora giovane ma già saggia Arabella pronunciò:
“Ma toronin Galedhil (“fratelli quenya”), che senso ha costruire massicce città di pietra, deviare i fiumi con dighe, modificare la realtà con le mani e la magia se poi un giorno la Foresta si riprenderà tutto nel suo abbraccio d’edere e muschio?”

La Collettività Elfica per i sindar
Per un popolo che ama la natura e rifugge le convenzioni troppo “civilizzate” del viver cittadino, un codice di leggi precisamente codificate non sarebbe facilmente accettato; i Sindar infatti, ritengono che un basso numero di intuitivi precetti morali sia sufficiente. Si dice spesso a Tiond: “un buon sindar da solo capisce, ciò che un degli edain (umani) con 10 leggi imbastisce”.
Alcuni esempi di ciò sono semplici frasi dette dagli anziani come “onora gli antichi e rispetta i pari” oppure “tratta le creature della foresta ricordando che hanno un anima”, e così via.
La collettività elfica quindi, nella sua immediata semplicità e istintività, è assai sentita dai Sindar, senza il bisogno delle complicate codificazioni che i Quenya via hanno posto, e gli elfi silvani si ritengono fortemente parte di essa. Nonostante non approvino o capiscano certi aspetti degli altri elfi, Quenya e Teleri, sanno quanto importante sia il legame di essere tutti figli di Beltaine.

La religiosità dei sindar
I Sindar sono una stirpe elfica assai religiosa: tutti gli elfi provano profonda devozione per gli Dei, ma i tali elfi hanno una loro personale visione ed interpretazione per vivere la loro fede.
Ad esempio, nonostante gli elfi silvani abbiano templi, preferiscono da sempre pregare ed officiare molte cerimonie all’aperto, sotto all’ombra delle fronde boschive o sotto ad una radura illuminata dalle stelle.
I Sindar inoltre amano spesso rappresentare gli Dei in forma animale: un’aquila per Suldanas, un cigno per la Grande Madre Beltaine, un delfino per Earlann ed un puma per la Dea della Magia Morrigan. A volte li chiamano semplicemente dicendo “Sacro/a” seguito dall’animale che li identifica.
Gli altri, elfi, forse a causa di un legame meno stretto con la foresta, tendono a rimanere straniti dall’uso di questi appellativi per gli Dei; qualora un sindar dicesse ad un sacerdote telero di Earlann “Aaye(salve), servitore del Sacro Delfino”, quest’ultimo potrebbe trovarsi in grande disappunto se ignaro della religiosità sindar.
Un’altra cosa importante da dire è come i Sindar credono che ogni aspetto della foresta abbia un suo spirito, dal coniglio alla quercia: Beltaine ha creato gli alberi dando loro vita e dunque inevitabilmente spirito; e Suldanas ha posto gli animali dando uno spirito anche a loro. Il diritto degli elfi a dividere lo spirito dal corpo di certi animali o piante è dovuto soltanto al naturale ciclo delle cose, come la volpe uccide la lepre: sapere di questa visione animista dei sindar, riesce a far capire meglio quanto la loro religiosità influisca sul profondissimo rispetto che gli elfi silvani hanno per la foresta ed i suoi equilibri.

Suldanas per i sindar
Suldanas è la divinità protettrice e patrona degli elfi silvani da tempi immemorabili. È visto come un grande padre che veglia con autorità e sguardo severo sui figli di Beltaine: Suldanas e Beltaine sono visti come una Divina Coppia, che veglia sugli elfi, uno giudicandoli e correggendoli con rigore, oltre che proteggendoli con furia vendicativa, mentre l’altra è la Madre che cresce i figli con amore e circondandoli della loro dimora silvana.
C’è chi si chiede come mai non sia la Dea della Vita e delle Foreste, in quanto creatrice delle foreste e dall’animo benigno, la patrona del pacifico popolo dei Sindar.
Suldanas è patrono e non Beltaine per vari e precisi motivi. Beltaine è colei che ha creato la foresta, ed i Sindar lo sanno e rispettano profondamente ciò. La volontà generativa della Grande Madre viene vista ogni volta che un seme dopo l’inverno comincia a germogliare dal terreno, ogni volta che un fiore sboccia in primavera, ogni volta che un albero si riempie di frutti. Tuttavia se Beltaine è Madre della Foresta, Suldanas è l’Anima stessa della Foresta. Nei giganteschi alberi delle foreste del Doriath i Sindar vedono la forza del Dio Padre, nel continuo inseguirsi di cacciatore e preda la volontà del Dio Arcere; inoltre simboleggia il ciclo vitale della foresta, e mentre la generazione è una cosa che riguarda solo in alcuni momenti gli elfi silvani, l’aspetto di ciclo naturale della foresta e della caccia li riguarda quotidianamente, invece. Si potrebbe dire che mentre Beltaine è assai rispettata più che altro per i momenti di fertilità, Suldanas è adorato invece come continua essenza della foresta e come dispensatore dell’ordine silvano che regola ogni istante dei Sindar. Quindi, secondo la loro visione, il Padre è più pervasivo e presente nella vita dell’elfo silvano.
La caccia, che ho già citato, è forse pergli elfi grigi il gesto più sacro e rappresentativo che ci sia. Nel momento in cui un sindar imbraccia l’arco e lentamente, mimetizzato tra il fogliame, avanza silenzioso verso la preda, diviene tutt’uno col Dio Padre, tutt’uno col ciclo naturale di cacciatore-preda, tutt’uno con la foresta. La caccia rappresenta un momento importantissimo della religiosità: molti sindar infatti, spesso, prima di lasciar partire la prima freccia , sussurrano la “preghiera della caccia” a Suldanas, una delle più antiche e sentite preghiere al Dio Arciere. Pare si chieda il permesso al dio di separare lo spirito dal corpo di una delle creature che egli ha posto al mondo, oltre che di guidare la propria mano.
A volte inoltre, il clero di Suldanas organizza una Fara Aer, una Caccia Sacra. Numerosi sindar allora, con gli abiti propriziatori, e guidati dai sacerdoti del Dio Vendicatore, vanno a caccia di un qualche animale. Quando lo si raggiunge, e lo si circonda o immobilizza, esso non viene ucciso subito, ma gli elfi cominciano a girargli intorno come se fossero lupi, e ad invocare lo spirito e la furia di Suldanas, a volte ringhiando alla creatura come se fossero predatori animali. Alla fine, quando i sacerdoti ritengono che il Padre abbia udito l’invocazione della Sacra Caccia, la preda viene uccisa, il suo sangue viene usato per segnare simbolicamente le labbra di tutti i cacciatori presenti e con le sue carni viene successivamente fatto un banchetto al quale sono tutti gli elfi sono invitati.
È interessante come il sangue sia quasi sempre presente nelle ritualità legate a Suldanas, ma esso non sia visto necessariamente come violenza ma come elemento fondamentale e ricorrente del ciclo naturale. I sacerdoti lo spargono spesso durante le loro cerimonie, a volte incidendosi la mano con un pugnale, altre volte sacrificando una preda cacciata con una Sacra Caccia.
Un altro curioso rituale dedicato a Suldanas è sicuramente il Rito del Fuoco. Il fuoco è sacro per gli elfi grigi, in quanto il ciclo vitale insegna che è elemento, sì distruttore, ma che anche permette la rinascita delle cose. Durante questo rituale i Sindar presenziano ad un incendio naturale controllando che non si espanda troppo e pregando e ringraziando il Dio per la sua potenza, allo stesso tempo sia distruttrice che vitale. Gli edhil mhithrin sanno che l’incendio è una forma di rinnovamento della foresta (se non troppo vasto). Qualche volta questo rituale viene compiuto per un singolo albero malato: esso viene appositamente bruciato tra danze e preghiere cantate dai Sindar che “restituiscono al Tulip” l’albero ormai morente. Qualora un umano avesse mai l’occasione di assistere a degli elfi silvani bruciare un albero con fare deciso, cantando e danzando non si creda dunque uscito di senno.
Suldanas ha anche un altro particolare aspetto per gli edhil mhithrin. Quando un sindar sente il Canto di Tulip, esiste, a differenza degli altri elfi, una cerimonia che viene eseguita anche prima della morte. Una volta pare fosse officiata sempre, ora invece lo è solo per gli elfi che ne fanno richiesta ad uno o più sacerdoti del Dio ed è sempre più rara. La cerimonia è doppia e viene chiamata “Rito dell’ultima caccia e del Giudizio Finale”. L’ultima caccia, come si può intuire, è un’ultima caccia alla quale partecipa colui che si appresta a lasciare questo mondo (a volte insieme a pochissimi elfi da lui scelti), insieme ad almeno un sacerdote. Quando l’animale viene ferito, l’elfo, accompagnato dalle sussurrate preghiere del sacerdote, va dall’animale morente e gli chiede di accompagnarlo nel regno dei morti, al cospetto di Suldanas. Il sacerdote fa bere del sangue dell’animale all’elfo. Si dice allora che l’elfo si presenterà al cospetto del Tulip e della Divina Coppia fianco a fianco con lo spirito di quell’animale. La seconda parte del rito invece, il Giudizio Finale, consiste nel consegnare l’ultima vendetta, la vendetta che l’edhel mhithren, con la saggezza degli anni, sa essere giusta. Quasi sempre il bersaglio di questa vendetta sono un qualche eretico, drow o particolare mostro. In questo caso l’elfo però va da solo, e quasi sempre non torna. Qualora torni a ricevere la benedizione del sacerdote in attesa, si dice Suldanas in persona vegli sulla sua dipartita. In queste cerimonie ci si veste di nero con solo poco rosso: questa, tra tutti gli elfi, è ciò che più si avvicina ad una cerimonia funebre, pur non essendolo.

Beltaine per i sindar
La Grande Madre, come ho detto parlando di Suldanas, rappresenta per i Sindar sopratutto sia la metà amorevole della Divina Coppia che la Madre della Foresta.
Questa Dea è vista con grande devozione ed amore dai Sindar, seconda solo a Suldanas.
Essi la pregano in particolare in primavera che è vista come la stagione a lei dedicata e nella quale più si esprime la sua potenza generatrice.
Quando un sindar nasce, la madre è spesso assistita da un membro del clero della Grande Madre, che i primi giorni di vita officia la cerimonia della “Comunione con la foresta”. Questa consiste nel poggiare il neonato sul terreno per congiungerlo col simbolo di nascita e fertilità che è il suolo, e poi, tra le preghiere dei sacerdoti, viene piantato un seme di qualche albero, che viene scelto con misteriose divinazioni che i membri del clero di Beltaine praticano in radure nascoste. Si dice che l’albero che viene piantato cresca insieme all’elfo, e lo spirito dell’albero protegga il sindar, legandovisi inevitabilmente.
La morte di quest’albero è vista come assai nefasta e portatrice di sventura. In tal caso si usa riofficiare la cerimonia: l’elfo adulto si stenderà nudo sul terreno, verrà piantato un nuovo albero, e si pregherà affinché Beltaine tolga la sventura da quel suo figlio e ridia felicità.
Il tipo di albero che il clero di Beltaine pianta alla nascita del sindar, si dice influenzi il carattere dell’elfo. Ecco alcuni degli alberi più frequenti con la loro tipica interpretazione. Ogni albero ha un buon auspicio sull’elfo legatovi.
·     Pino: l’elfo avrà un carattere sereno e manterrà il buon’umore anche nelle peggiori circostanze, come un pino conserva le foglie d'inverno; potrà però tendere alla superficialità.
·     Quercia: l’elfo avrà un carattere forte, come le radici di quest’albero, e saggio; però a volte apparirà un po’ testardo o insensibile.
·     Salice piangente: l’elfo sarà molto sensibile ed ascolterà gli altri elfi, come le fronde del salice seguono il vento, ma potrebbe tendere alla malinconia.
·     Pioppo: l’elfo non avrà paura di morire, come i pioppi che crescono nei luoghi dove c’è la morte, e sarà coraggioso, anche se a volte sembrerà essere avventato.
·     Edera: quest’elfo sarà molto deciso, come l’edera che avanza implacabile e sconfigge tutto, ma potrebbe dipendere troppo da qualcuno.
·     Noce: quest’elfo viaggerà molto e sarà molto aperto come i rami del noce, ma rischierà di non compiere le sue scelte con giusto tempismo.
Queste sono solo alcune: vi sono altre interpretazioni legate a tutti gli altri alberi e piante della foresta.
Com’è risaputo, la Bereth (regina) Arabella era assai legata alla dea Della Vita e delle Foreste, e dedicò a lei il quindicesimo giorno di solfeggiante, in cui vengono fatti gare atletiche come la staffetta, ma anche duelli e sfide di tiro con l’arco.
Un aspetto meno risaputo di questa ricorrenza, che viene chiamata Cerimonia della Vita, è quello strettamente religioso e rituale compiuto dai membri del clero di Beltaine.
In questa cerimonia i sacerdoti della Dea si incontrano insieme a chi desidera, per renderli partecipi di alcuni riti mistici, nel quali mangiando dei funghi particolare ed inalando certi incensi le sacerdotesse ed i sacerdoti cadono in trance cominciando a vedere cose che la Dea comunica loro, spesso misteri legati ad eventi che riguardano la foresta ed i suoi stessi figli (gli elfi). Pare che le sacerdotesse elfe vedano e comprendano sempre di più di queste visioni di quelli elfi. Si racconta che in alcune di queste cerimonie, Arabella stessa, sia caduta in trance narrando di cose straordinarie, che nessun elfo conosceva.
Questa cerimonia in realtà non è l’unica in cui il clero sindar di Beltaine si incontra e fa mistici rituali di trance, ma è l’unica in cui tutti, anche i meno devoti, possono cadere nella Veglia Mistica.
Si dice che nelle profondità della foresta, le sacerdotesse ed i sacerdoti della Grande Madre, facciano misteriosi rituali dove parlano con gli spiriti di antichissimi sindar (si dice addirittura che comunichino con gli antichi “spiriti maggiori” delle schiere di spiriti ai quali i sindar appartenevano prima dei Falò senza Luce), venendo a sapere importantissime nozioni del passato, presente e futuro. Sembra che queste cerimonie siano rare e fatte con grande attenzione poichè riportano per poco anime che si erano congiunte al Tulip. In certune di queste cerimonie vengono accesi dei “Sacri fuochi della Rinascita” (strani fuochi verdognoli) che poi consegnano al clero di Suldanas per il loro Rito del Fuoco (vedasi “Suldanas per i Sindar” riguardo a questo rituale).
Un’insistente voce vuole che il clero di Beltaine abbia, grazie alla comunicazione con antichi spiriti, raccolto in degli scritti segreti, conoscenze sufficienti per poter un giorno rifondare, seppur non esattamente com’erano una volta, gli antichissimi “Ordini degli Spiriti”. Il clero al momento si è sempre opposto a tali dicerie.

Il Drago di Smeraldo per i Sindar
Bisogna fare molta attenzione quando si parla di “Drago di Smeraldo” e non confondere la statua che lo rappresenta con il drago stesso.
Il vero Drago di Smeraldo, racconta la leggenda, fu creato da Suldanas per salvare gli elfi. Si dice che Suldanas lo creò dal suo stesso sangue, una creatura possente e selvaggia, Earlann vi infuse saggezza e conoscenza, Morrigan gli donò potenti poteri magici e Beltaine gli donò l’immortalità, ma ad una condizione: che gli elfi si ricordassero di lui e continuassero a venerarlo.
Suldanas, soddisfatto della sua creazione, e dell’aiuto che gli Dei tutti gli avevano dato, mandò per la prima volta il Drago di Smeraldo in risposta alle preghiere degli elfi, ad aiutarli nella guerra contro i ghauna (orchi), che risultò infatti vittoriosa.
Gli elfi rimasero profondamente colpiti da quest’evento, e non dimenticarono mai ciò il Drago aveva fatto per loro.
Secondo un’altra versione, che ho avuto modo di apprendere durante i miei studi ad Hammerheim, la Splendida, fu Earlann a creare il Drago ed esso, e non solo protegge il Tulip, ma è anche a capo delle “Armate Bianche”, mitiche truppe celesti al servizio dei Valar.
Purtroppo non ho ancora avuto riscontri di tale credenza durante i miei viaggi, e considerando anche tutto quello che ho potuto apprendere della cultura Sindar, e della religiosità elfica in generale, inizio a ritenere che non sia davvero attendibile. Non ho osato chiederne conferma ai Silvani, è un argomento troppo sacro e delicato per loro.
Dopo la battaglia alcune delle scaglie del Drago furono trovate sul campo di battaglia; scaglie dalla consistenza e luminosità di smeraldi, che alla luce del sole facevano riflessi splendidi e cangianti.
Le scaglie furono dopo lunghe vicissitudini tutte riunite sulla statua del Drago di Smeraldo che venne creata alcuni anni fa a Tiond.
Queste scaglie ancora oggi vengono usate per il rito detto “Cerimonia del Drago di Smeraldo” durante la quale le scaglie vengono levate al cielo dai sacerdoti di Suldanas e i potenti riflessi che ne fuoriescono illuminano di una calda luce verde tutti gli elfi presenti. È allora tradizione che il Primo Sacerdote di Suldanas benedica tutti gli elfi, augurando un anno intero di protezione da parte del Drago di Smeraldo, affinchè garantisca pace e serenità. Tradizione vuole che se gli elfi mai dovessero essere in guerra durante la cerimonia, anche se contro i peggiori avversari, professino almeno tre giorni di tregua e di ringraziamento al Drago. Ovviamente gli elfi che officiano questa cerimonia con più ardore e sentire sono i Sindar. Molto spesso è stata eseguita dai membri dei cleri di tutte le città elfiche insieme in un unico rituale (a volte addirittura a Tiond che in tal caso apre eccezionalmente il suo accesso a tutti i fedeli anche non sanguepuro per tre giorni), divenendo annuale momento in cui tutta la collettività elfica si riunisce e festeggia.
Importantissimo per capire il legame che i Sindar hanno col Drago di Smeraldo, è la reliquia omonima che fu rinvenuta con lo spostamento dell’intera città di Tiond, (quella sulle quali furono poste anche le mitiche scaglie) quando fu ricostruita anni fa nel bosco di Earlann, e che nonostante non sia stata in mano agli elfi grigi per secoli, suscita profondissima devozione tra la maggior parte dei Sindar.
Si dice che la statua abbia il potere di evocare il Drago di Smeraldo in persona, e pare che ci siano pochissime persone in grado di farlo.
Sembra che quando il Drago compaia, dia prova di un’elevatissima conoscenza della Magia, e sia capace di manipolare in strani e potenti l’Arte. Si narra anche di poteri legati al comando di portali. A tutto questo vanno aggiunte dimensioni e forza immense. Queste sono voci di pochissimi elfi, e personalmente non posso testimoniare nulla in riguardo.

Tutti i Sindar credono fermamente nel Drago di Smeraldo come protettore del Tulip che visita Ardania almeno ogni cento anni (e se non lo si vedesse è solo poiché a volte lo fa di nascosto), e si dice che alcuni sindar, arrivino al punto di considerarlo un semidio sottoposto ai Belain. Questi seguaci pare officino cerimonie segrete al Drago di Smeraldo e sarebbero pronti ad erigergli anche un tempio ed a fondare un ordine sacerdotale, tuttavia al momento questa è solo una diceria che si protrae da tempo (se ne vociferava già 900 anni fa).

Gli altri Belain e culti
Oltre alla Divina Coppia, ovviamente i Sindar adorano anche gli altri Belain (Valar). La religiosità sindar mantiene però anche in questo caso la forte relazione con la natura che caratterizza i Silvani.
Earlann, figlio di Beltaine, è pregato e rispettato anche come dio della meditazione ma l’aspetto che ne viene più accentuato è quello di Dio delle Acque.
Viene ringraziato per i laghi e ruscelli che attraversano le foreste, e per la funzione importantissima che l’acqua ricopre nel ciclo naturale della vita. La pioggia infatti, viene vista come la più sacra e rilevante manifestazione della potenza del Sempre Saggio, essa avvolge tutto col suo umido abbraccio e risveglia la vita che Beltaine e Sudanas hanno dato alla foresta. La sua saggezza, invece, viene rappresentata con la calma delle polle acquatiche e con il placido scorrere dei ruscelli, ai quali i Sindar dovrebbero ispirarsi.
Il clero di Earlann officia le sue cerimonie presso i corsi d’acqua o durante gli acquazzoni. Egli viene generalmente ringraziato così per il suo ruolo di “Mantenitore della Vita”. L’acqua è elemento che permette la vita alla foresta ed a tutte le sue creature e ciò induce molto rispetto negli elfi silvani.
Morrigan è riverita come la Dea della Magia ma soprattutto del Mistero. Viene ringraziata per il silenzio che vela i Sindar quando cacciano, per la penombra che permette loro di passare inosservati. E’ soprattutto Dea di Illusione e di Misteri, della Penombra del Sottobosco e dei Misteriosi Sussurrii delle Fronde. Ho notato inoltre che per molti Sindar inoltre la magia altro non è che un possente spirito, figlio di Morrigan, che si manifesta in modi particolari. I suoi sacerdoti sono particolarmente legati alle fasi lunari ed officiano cerimonie sotto alle stelle di notte dove la Dea viene ringraziata per la sua silenziosa protezione e per il dono della Magia. Non è da dimenticare l’aspetto di “Cacciatrice di Eretici” che viene accentuato da molti Sindar. Esistono certi cacciatori devoti a Morrigan che esprimono la loro devozione focalizzandosi sulla caccia dei seguaci degli dei corrotti.
Il Tulip di Ondolinde è rispettato ed assai amato tra i Sindar seppur con una fondamentale differenza rispetto ai Quenya. Mentre per i Quenya è l’Albero Sacro, con uno spirito ed unico nel suo genere, per i Sindar ce ne sono molti di alberi sacri, e molti che hanno un loro spirito (tutto il bosco di Earlann per fare un esempio). È che semplicemente, per gli edhil mhithrin, il Tulip è più sacro degli altri alberi, a causa del suo legame col Tulip “vero”, non l’unico sacro.

La società dei sindar
I Sindar hanno in gran parte perso l’antica e rigida divisione della società elfica che gli Imperialisti erano riusciti ad imporre in epoche passate.
La società dei Sindar a modo suo cambia nell’arco degli anni, anche in modo consistente, ma ci sono delle cose che sono comuni e sempre stabili nella vita di un elfo silvano. Dice un proverbio a Tiond “La casa dei Sindar cambia come le stagioni, ma con o senza foglie l’albero è sempre albero”
Il senso di gerarchia c’è ancora, ed è piuttosto rispettato, ma l’ottenimento di una posizione elevata è strettamente legato ai propri meriti.
La vita di un sindar comincia in modo felice e gioioso e non appena è pronto egli viene indirizzato allo studio delle radure che lo condurranno ad essere un adulto. Gli elfi silvani seguono tutte e tre le radure nel modo tradizionale, con l’unica differenza che rispetto alle radure quenya o telere, viene posto un accento assai maggiore sulla natura e sulle arti di sopravvivenza: già nella prima radura il giovane  deve sapere i nomi di tutti le piante, degli animali, e conoscere i loro cicli vitali; deve inoltre saper sopravvivere con quello che la foresta gli da, ed imparare a non perdersi.
La vita dell’edhel mhithren consiste nell’integrarsi armonicamente alla comunità elfica ed all’ordine della foresta. C’è chi diviene artigiano, chi guerriero, chi cantore, ma ognuno ha una sua funzione chiara nell’ordine naturale che regola la vita del popolo.
Nella sezione sulla religiosità che ho scritto degli edhil mhithrin si può vedere molti rituali che scandiscono la vita del sindar, dando un sapore mistico e sacrale ad alcuni comuni gesti, come la caccia.
Le cacce, sia sacre che non, sono un comune metodo per socializzare ed unirsi tra sindar, spesso seguiti (ma a volte anche preceduti) da allegri banchetti dove si sentono spesso gli inimitabili canti epici che rievocano imprese eroiche compiute dagli antenati in tempi remoti.
Altro modo di stare insieme tra sindar è la “contemplazione”, come la chiamano tra loro, ovvero il semplice vagare nella foresta ed ammirare insieme le bellezze, spesso notando e commentando qualcosa di nuovo, come un germoglio o un nido (gli altri elfi, teleri in particolare, ritengono tale pratica piuttosto noiosa ma i silvani ne vanno sempre orgogliosi).
I Druig en Naur,”Lupi di Fuoco” hanno una fama che sfocia nel mito. Erano i sindar più devoti in assoluto al Dio Arcere e venivano spesso chiamati solo “i Lupi” (sind. “in druig”). Essi si dividevano in tre sottogruppi: gli Artigli del Lupo, che erano devotissimi combattenti al Balan Suldanas, le Zanne del Lupo, impegnati a gestire la foresta e l’uso delle sue risorse, e gli Occhi del Lupo, severi sacerdoti giudici ed amministratori tra gli edhil mhithrin. Essere un Hen en Draug, un occhio di Lupo, era visto come uno dei massimi onori per un sacerdote di Suldanas, e non solo tra i Sindar dato che i lupi di fuoco, pur essendo in maggior parte sindar, accettavano elfi da tutte le parti del Doriath; questo era vero al punto che gli Hin en Draug erano divenuti una casta sacerdotale d’elite: essere un occhio di Lupo, sia a Tiond come a Rotiniel od Ondolinde, significava essere ai massimi ranghi del clero di Suldanas. Tra gli Occhi di Lupo veniva scelto il Primo Lupo(sind. Draug Erui quen. Minya Narmo) di tutto il clero di Suldanas del Doriath.
SI parlava spesso dei Lupi di Fuoco, ed in particolare dei Sacerdoti Occhi del Lupo come pari, sia all’Ordine delle Madri e alla Delegazione del Buon Risveglio ad Ondolinde, che alle Onde d’Oro di Rotiniel. I Druig en Naur sparirono nell’ombra per qualche oscuro motivo verso la fine del regno della bereth Arabella. Ci sono voci assai certe che essi torneranno presto per “riavvicinare la società Sindar ed elfica al volere del Balan dello Spirito della Foresta (Suldanas)”. Non ne rivelerò il motivo ma posso dire di avere prove del fatto che essi esistano ancora.

Prodotti ed Arti dei sindar
Gli Edhil Mhithrin (elfi grigi) posseggono grande abilità nella produzione dei più svariati oggetti.
In particolare è rinomata la loro bravura col legno, affinata da millenni di quotidiano utilizzo. A differenza di quanto si pensi a volte nel continente umano, non è vero che i Sindar non abbattano mai alberi: lo fanno, ma con molto riguardo. Ogni albero viene scelto in base a precisi criteri; ad esempio se ostruisce la crescita di altri alberi. Una volta scelto, il sindar chiede brevemente permesso (di solito in silenzio) a Beltaine ed allo spirito dell’albero di poter abbattere.
I Sindar sono bravissimi nell’intagliare il legno nelle più svariate forme; spesso usano decorarlo con motivi silvani e scritte in sindarin; da una scena di caccia al cervo, ad un motivo di foglie di quercia.
Gli archi degli edhil mhitrhin sono sicuramente tra i più efficaci ma anche belli che ci siano.
Si può notare che nella loro lunga vita, gli elfi grigi tendano meno dei Quenya (ed ovviamente dei Teleri) a dedicare tempo alla produzione di oggetti. La natura per un sindar è già bella così ed in fondo non è poi così importante modificarla per i propri usi… spesso tuttavia le impellenze della quotidianità li vedono costretti a produrre numerosi (e meravigliosi) oggetti.
Un’antica tradizione che pare sopravvivere da tempi immemorabili è quella della lavorazione delle pelli; pelli per armature ma anche per fare oggetti di abbellimento ed uso quotidiano. Ad Ondolinde e Rotiniel le pelli sindar sono assai aprezzate.
Importantissima la conoscenza di erboristi dei Sindar: per i silvani le varie erbe, doni di Beltaine, hanno spesso un significato ed un ruolo mistico. Ad esempio i Capelli di Fata sono usati da quei elfi che vogliono raggiungere uno stadio di inamovibile meditazione (spesso sacerdoti), l’Erba Mistica è usata dai seguaci della Dea della Magia durante le loro cerimonie, il Fiore degli Immortali viene a volte consumato come benedizione per il sovrano, e così via. Gli erboristi dei Grigi, hanno molte mistiche funzioni da collegare alle loro variegate erbe.
In quanto ad allevare gli animali, gli elfi grigi si distinguono per una grande maestria. Riescono ad intuire dettagli delle bestie, che spesso nemmeno gli altri elfi notano, ed insegnano loro con un certa facilità. La confidenza che hanno con gli animali è visibile anche nel fatto che spesso le loro cavalcature sono montate a pelo senza grande sforzo.
La cucina degli elfi silvani è piuttosto semplice ma resa gustosissima e ricercata dalle rare erbe e spezie che vengono utilizzate. Tradizionalmente la carne, i frutti della foresta ed i tuberi, sono i componenti principali, spesso uniti in miscugli di agrodolce (come pettirosso con salsa di more, radici di mandragola con latte e miele o fragole di bosco con il violette e fagioli), presentati spesso, oltre che sui tradizionali piatti di legno o vetro, su piatti fatti d’edera secca intrecciata.
I Sindar sono gente moderata in quanto al consumo di alcolici, preferendo generalmente succhi, ma questo non significa che non ne producano alcuno. Ad esempio, oltre al famoso sidro dei silvani, molte famiglie custodiscono la ricetta per produrre ciò che loro chiamano Faer en Eryn,“Spirito del Bosco”, un potente e dolce liquore prodotto dalla fermentazione di more, mirtilli e ribes scuro con l’aggiunta di alcune spezie segrete. Un'altra bevanda analcolica molto dissetante è il Mìdh en Aur ,“Rugiada del Mattino”, fatto con acqua di sorgente, succo d’uva e sciroppo di sambuco.
Gli abiti dei Tawarwaith (“elfi silvani”), sono generalmente legati alla mimesi nell’ambiente boschivo, quindi il verde ed il marrone sono assai frequenti. Sono vesti comode e poco larghe, in modo da lasciare liberi i movimenti. Gli uomini lasciano generalmente i capelli sciolti, e le donne anche, lasciandosi andare raramente ad acconciature complesse ( a differenza dei quenya).E' interessante notare che i silvani, se lo reputano necessario, possono per comodità vestirsi molto poco, anche le donne, risultando molto scoperti anche per usi già abbastanza "liberi" di Quenya e Teleri.
I famosi abiti grigi che hanno dato il nome alla stirpe (sindar/edhil mhithrin), sono usati anch’essi per mimetizzarsi nella penombra del sottobosco, e pare che alcuni siano fatti di uno speciale tessuto che dona alla stoffa leggere qualità camaleontiche.

Musica dei Sindar
La musica dei Sindar è particolare ed è apprezzata tra gli elfi di tutto il Doriath. La tradizionale musica in sindarin viene detta Lind e Hul, “melodia del vento”. La melodia del vento consiste nel suonare in armonia con i suoni della foresta. Ad un profano come me parve strano la prima volta che lo udii: i suoni erano lenti e scanditi, una piccola orchestra di flauti, tamburo ed arpa; il suono del tamburo era raro e ritmico, i flauti suonavano con note lunghissime ed acute, seguendo il variare del fruscio delle foglie; spesso c’era una voce che canta melodiosa le più svariate canzoni, oppure narrava i famosi poemi sindar (come già ho detto la storia Sindar è in gran parte orale). Inutile dirlo, questi concerti vanno fatti all’esterno. Come ebbi modo di scoprire, un concerto di Lind e Hul può durare anche un giorno intero… forse per un elfo grigio non è molto, ma per un mezz’elfo come me è stata dura giungere fino alle note finali.
Molto più apprezzabile per un non elfo è invece il secondo genere, la Lind edh-Ross, la Melodia della Pioggia. Si dice essa sia nata quando un sindar, secoli orsono, visitò la Perla avendo udito che le Ninfe avevano benedetto i Teleri ed udì come lì la musica sindarin veniva modificata in modo ritmico e veloce. Affascinato, tornò nella foresta e tentò di riprodurre la musica che aveva udito, ispirandosi alle gocce di pioggia che cadevano veloci sulle foglie. Era così nata la Lind edh-Ross, non tanto salterina quanto la musica telera, ma nemmeno lentissima come la tradizionale Melodia del Vento. In pratica oggi, questa musica, di veloci tamburelli e flauti, è divenuta la musica delle feste e dei Sindar più giovani.

Sentimento verso gli altri popoli
Stando alla Verde ho potuto spesso chiedere ed informami riguardo a ciò che essi pensano delle altre stirpi. Gli edhil mhithrin sono schivi nel rivelare i loro pensieri riguardo alle altre genti di Ardania, anche tra di loro spesso non si sbilanciano troppo: la moderazione è una caratteristica dei Sindar. Così come un sarà assai raro trovare un sindar ubriaco, altrettanto lo sarà sentirne uno sproloquiare su qualche popolo. Riporto qui delle opinioni ricorrenti che sono riuscito a ricostruire udendo alcuni sindar e che sono tendenzialmente accettate.

Sindar sui quenya
Da un lato c’è molta vicinanza tra queste due genti, ma è sbagliato pensare che ci sia una totale approvazione da parte dei Sindar, riguardo ai loro cugini Quenya.
Da un lato si rispetta la forza che i Quenya hanno nell’erigere le loro città e nel proteggere ed accrescere le tradizioni degli elfi, dall’altro gli edhil mhithrin ritengono che gli elfi Alti non abbiano imparato dalla storia che tutte quelle conoscenze possano andare un giorno perse, e che solo la natura è eterna, e che è ad essa che bisogna rivolgersi.
Le splendide costruzioni di marmo quenya, sono un apprezzabile monumento ai figli di Beltaine ed ai Belain (Valar) stessi , tuttavia, come mi disse un elfo silvano: “Non sono forse il più bel monumento ai Belain la foresta, le acque ed i cieli? A cosa servono questi freddi palazzi di pietra? Certo sono splendidi ma… ma non noti come siano sterili?”
Per i Sindar insomma gli elfi quenya meritano rispetto per la conservazione che mantengono della loro “elficità” ma una certa disapprovazione per la lontananza che hanno creato dalla natura.
Resta il fatto che per molti aspetti quella dei Quenya è sicuramente la stirpe ardana con i quali i silvani si trovano più a loro agio sotto molti aspetti, ed infatti l’amicizia è generalmente forte.

Sindar sui Teleri
I Teleri sono, secondo i sindar, gli “scapestrati” di quella grande famiglia che gli elfi chiamano “collettività”. Non solo hanno ereditato dai loro progenitori Quenya un rapporto meno sentito verso la natura di quello degli elfi silvani, ma si sono anche allontanati dalla custodia delle tradizioni che giustificherebbero tale atteggiamento. In qualche modo i Teleri sono molto “distanti” e molti dei loro modi procurano disapprovazione tra gli edhil mhithrin.
Tuttavia i Sindar sono ben consapevoli che sotto a quei strani modi si nascondano degli elfi come loro. Seppur gli Elfi del Mare non amino la foresta come i Sindar, questi riconoscono che l’amore che i teleri hanno per il mare è ben superiore a quello che provano loro. In qualche modo, il legame viscerale che i Teleri hanno per il mare, ricorda ai Sindar quello proprio con la foresta, ed è prova del fatto che, nonostante tutte le differenze, anche i Teleri hanno il loro posto nella collettività elfica e nel rapporto che essa ha con la Natura.

Sindar sui Peredhil
I mezz’elfi (per- “mezzo” edhil “elfi”) sono visti generalmente con una certa distanza. Sono in qualche modo “compatiti” per il loro retaggio misto, come se il sangue umano li indebolisse e distanziasse dalla Collettività Elfica. Un peredhel viene raramente considerato pari ad un edhel (ma è più facile accada per un sindar che per un quenya), e questo accade di solito quando il sangue elfico scorre forte nel mezz’elfo; non solo fisicamente ma più che altro nell’atteggiamento verso la Natura, i Belain e la Collettività Elfica. In tali casi è addirittura possibile che il mezz’elfo non divenga solo mellon, ma membro della Collettività Elfica stessa.

Sindar sugli Edain
Gli elfi silvani sentono gli umani assai distanti ed in qualche modo “ingiusti” per numerosi motivi; a parte la consapevolezza di come il loro breve arco vitale li renda avventati e poco saggi, la cosa che più colpisce i Sindar è la distanza che gli umani hanno dalla Natura (almeno secondo loro).
Mi disse una volta un cacciatore di nome Ennyntaur: “Noi Tawarwaith (elfi silvani) abbiamo la foresta, gli elfi alti hanno i monti, i teleri hanno il mare, e gli edain?”
Secondo i Sindar un adan (umano) non è necessariamente dannoso, ma lo è assai potenzialmente e quindi non gli va data generalmente troppa fiducia. Tuttavia se un adan dovesse riuscire a conquistare la fiducia di un elfo grigio, saprebbe di averla in eterno. Questi edain vengono detti mellyn in edhil (sing. Mellon en edhil), amici degli elfi.

Sindar sui naugrim
I sindar vedono i naugrim (singolare naug “tozzo,nano”) con una certa compassione, e con dispiacere per ciò che le guerre del passato hanno portato gli edhil a fare nei confronti di questo popolo.
Tuttavia non vengono certo accolti a braccia aperte per questo, i naugrim sono rancorosi di ciò che è accaduto in passato ed gli edhil mhithrin lo sanno. In generale i nani vengono evitati e trattati con freddezza. Inoltre sono visti come ciò che di più distante dall’armonia con la natura ci possa essere, creature che scavano la terra in cerca di metalli per produrre armi ed armatura nelle loro fumose fornaci sotterranee.

Leggende dei sindar
La sera, intorno ai fuochi che vengono accesi sotto alle sacre fronde del bosco di Earlann, quando il vento pare portare il sussurro degli spiriti con se, gli edhil mhithrin si riuniscono spesso per narrare una miriade di antiche storie che vengono tramandate di padre in figlio, di madre in figlia.
Alcune sono favole o poemi romanzati che poco mantengono della verità originale, se mai la hanno avuta. Altre narrazioni invece sono assai convincenti e potrebbero facilmente essere la verità. Riporto alcune delle storie più interessanti che ho sentito:
-     I Faerin in Ithryn,  gli “Spiriti dei Maghi”: Pare che quando un mago elfo muoia, esso possa, invece di giungere al Tulip, restare nei boschi del Doriath a proteggere i suoi cari elfici. Sembra che questi spiriti compaiano come sfere luminose che danzano in aria; pare siano capaci di potenti incantamenti e che nei rari casi in cui parlano, emettano voci calme e melodiose, che narrano di conoscenze e fatti antichi millenni. La cosa più convincente di questa leggenda è che questi lumi sono ben visibili nella foresta di Earlann, e che sono in molti a sostenere di averci parlato.
-     Le Faerin Anrafn, gli “Spiriti Alati”: dette anche Fate o Spiritelli, sono un popolo antichissimo che sostiene di essere nella foresta da prima della nascita degli elfi, raccontano di essere nati “dagli elementi della foresta” in modo naturale. Essi, per un qualche antico motivo che cambia da storia in storia (pare gli elfi rubarono loro qualcosa), presero ad odiare gli elfi, e solo grazie all’intervento di Arabella, si racconta, tornarono in pace con gli edhil, anche se non tutti però. Seppur molte fate danzino tranquille sotto alle fronde della Verde, molti altri di questi spiritelli nei boschi attaccano a vista ogni elfo, in preda a questo antico e misterioso odio.
-     La Thor in Enreinn, L’”Aquila degli Eoni”: Questa possente aquila sembra esistere tale da millenni: ogni volta che i Sindar devono scendere in guerra, l’haran o la Berith al trono la chiamano con un lungo fischio. Quando i sindar vedono in cielo la Thor in Enreinn e la sentono emettere il suo richiamo, corrono alle armi. Rimane un mistero come mai questa aquila si presenti sempre uguale e solo al richiamo del sovrano della Verde, e sono in molti a dire che essa sia un dono divino di Suldanas.
Lascio così questa pergamena alla mia cara maestra Sennya, augurandomi di averla soddisfatta scrivendo abbastanza. Le difficoltà nel comprendere gli elfi silvani sono state molte, e resterò ancora nella foresta per comprenderne di più: forse stando con loro riuscirò anche io a muovermi tra le fronde silenzioso come una volpe, ed a saltare tra i rami agile come uno scoiattolo…

  6   Antedain, A.I. 272                                                                                 Narwel Ingol

 

 

 

 

 

 

 

 

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