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Divinità Umane - Divinità Elfiche - Divinità Naniche - La Madre
Korg - Berzale - Dera - Culto dei morti

Il pantheon del Regno di Djare, se paragonato a quelli umani ed elfici, è estremamente più semplice, ma non meno carico di significati. Sono tre le divinità adorate o riconosciute nel sottosuolo.


Korg

“Io sarò per voi un sovrano, un difensore e un padre.
In me troverete luce e difesa.
Siate saldi e non arrendetevi mai, poiché la speranza è con voi”

Nomi: il Dio Guerriero, “Colui che guida e difende”, il Padre.

Influenza: è il patrono di ogni attività, di soldati e artigiani, uomini e donne, delle armi e degli attrezzi di tutti i giorni.

Simboli Sacri: un fuoco davanti ad un’incudine, ovvero la Fiamma Eterna di Korg simbolo di speranza e di guida, e l’Incudine del Tempo, simbolo di nascita e protezione.

Descrizione:
Korg è all’apice della Triade. È Korg che ha plasmato i nani sull’Incudine del Tempo e ha dato loro vita, per questo è anche detto il Padre di tutti i Nani.
Egli è l’idealizzazione del culto del guerriero, rappresentazione divina di ciò che è lo Djare in terra. Korg veglia sul suo popolo come un sovrano e ne benedice ogni aspetto della vita quotidiana.
Le donne portano i neonati nel tempio a lui dedicato, ed al cospetto della sua statua annunciano quello che sarà il loro nome, augurandosi che le sue gesta ed il suo spirito siano sempre illuminate dalla Sua benevolenza e dal Suo giudizio. Gli artigiani invece chiedono la benedizione per i propri attrezzi e le proprie botteghe, ma anche per i figli che ne continueranno l’attività, e per tutti i clienti che se ne servono o se ne serviranno. In cambio gli offrono in dono i loro manufatti, o pregiate materie prime, insieme a birra di radice e cibo nei giorni di festa.
Korg è simbolo di speranza e la rappresentazione allegorica più diffusa della speranza è la luce. Luce che nel sottosuolo acquisisce un ulteriore valore di generatrice di vita e segno di civiltà. E’ per questo motivo che i suoi sacerdoti tengono all’interno del tempio un’enorme fiamma sempre accesa, fin dall’alba dei tempi.
Korg, Custode della Fucina Eterna, ha svelato ai quattro Padri Maestri i segreti di ogni lavoro artigianale e pratico e questi a loro volta hanno tramandato queste conoscenze ai loro discendenti. Ma il Dio Guerriero ha anche insegnato ai nani a forgiare armi e armature di livello talmente elevato da non poter essere eguagliato da nessuna altra razza. Egli li ha anche preparati a combattere: i nani sono nati per combattere. Questo perché ogni nano deve essere sempre pronto a difendere quanto lasciato dagli antenati, a sacrificarsi per un altro nano e a vendicarsi di un torto subito: queste sono le uniche ragioni che spingono i nani in guerra.
Korg viene rappresentato come una figura maschile con i tratti tipici dello djaredin adulto, con la barba folta e il fisico tarchiato. È seduto su un trono di pietra grezza scolpita ma non levigata con i piedi ben piantati per terra; indossa una corazza. Con la mano destra regge il manico di un’arma (solitamente un’ascia o un martello), la cui testa poggia per terra. La mano sinistra invece è poggiata al bracciolo del trono e lo stringe con presa salda, a simboleggiare l’attaccamento sia al ruolo di guida, che alla terra di cui la pietra rappresenta la carne e i nani il sangue. Sul suo capo è posta una corona di mithryl, copia esatta di quella che indossa lo Djare, e il suo sguardo è proiettato in avanti come a scrutare i suoi Figli dall’alto in basso.

Dettami e Dogmi:
Korg non vince le battaglie al posto degli altri: egli ha donato al popolo djaredin tutto ciò di cui aveva bisogno per affrontare ciò che lo attendeva e da allora i nani sono in grado di proseguire il loro cammino con le proprie forze. Egli si limita a sostenere i guerrieri degni e onorevoli, perché Korg guarda con favore chi si comporta con lealtà sia in battaglia che nella vita di tutti i giorni, ma ha anche un occhio di riguardo per gli abili artigiani e per gli instancabili lavoratori.
Opponiti a chi combatte in modo disonorevole e meschino e dà un’arma agli altri, compresi i tuoi nemici e porta loro sempre rispetto. Fedeltà e onore verso il proprio popolo e verso Korg, devono avere la priorità su tutto.
Non perdere mai la speranza e non arrenderti mai, nemmeno di fronte alle situazioni più disperate: una volta caduto sii pronto a risollevarti.

Clero di Korg:
I sacerdoti di Korg si occupano dell’acquisizione e conservazione di armi appartenute a grandi guerrieri o impugnate in occasione di qualche importante battaglia combattuta dal popolo djaredin.
Si occupano delle cerimonie nuziali. Dei riti funebri, delle cerimonie di benedizione dei soldati e dell’incoronazione dello Djare, oltre naturalmente a presidiare un gran numero di funzioni. Ma sono sacerdoti guerrieri nel senso più puro e letterale del termine, addestrati al combattimento ed educati alla disciplina ed alla vita militare, ma anche profondi conoscitori delle vicende politiche quotidiane. Molti di loro arrivano a ricoprire il ruolo di Tyn Barak.

Festività e riti:
La Festa di Korg arriva con l’inizio dell’Estate e culmina nel giorno del solstizio, il 21 di Hug. Tale festività è un’occasione per mettere in risalto tutti gli aspetti della vita quotidiana della società djaredin. Si tratta di un giorno molto importante per tutti gli artigiani del Regno di Djare, essendo questa divinità loro patrono. Molti di loro lasciano i propri attrezzi sotto la sua statua presso il Tempio, a volte anche pregiati manufatti.
In questo giorno si può assistere a dimostrazioni di forza e coraggio in onore del Padre di Tutti i Nani, quali una caccia a qualche bestia mostruosa o duelli: nell’Anno 4236 è stato addirittura organizzato per la prima volta il Torneo della Roccia.
Molti nani amano riunirsi in qualche luogo affollato per leggere un passo di una delle tante leggendarie battaglie combattute dal popolo djaredin. Onore e valore sono estremamente importanti per un nano: per questo a volte si sceglie proprio tale giorno per raddrizzare un vecchio torto, qualunque sia la sua gravità.
Altra usanza è quella di recarsi al Tempio per far benedire armi, armature e attrezzi di tutti i giorni dal Morgat in persona o dagli altri sacerdoti. Non è raro assistere ad una parata dell’Armata Djaredin.
Questo giorno di festa è spesso scelto da molte coppie djaredin per unirsi in matrimonio.

“La sua è una sì particolare domanda,
non il pensiero a lui pretende,
è il mero pensiero ciò che richiede”

Nomi: Il Saggio, Custode del Sapere e Signore della Conoscenza

Influenza: colui che scrive la storia e la cultura degli Djaredin e che grazie a Lui mai potranno essere dimenticate.

Simboli Sacri: un libro aperto con delle rune in Kyl disegnate sulla copertina. Il libro è simbolo di sapere, mentre le rune ricordano che è stata questa divinità a creare il Kyl, l’antica lingua dei nani e ad insegnarla loro.

Descrizione:
Berzale è una divinità paterna e benevola Viene rappresentato come la classica figura dell’anziano e del saggio: è sempre seduto sopra uno sgabello con un libro sulle ginocchia, la mano sinistra scorre tra le righe, mentre la destra è aperta a mezz’aria con il palmo rivolto verso il basso, in quella che ha tutta l’aria di essere una benedizione. Benedizione che scaturisce dalle parole che il dio sta leggendo sul libro: la bocca stessa è congelata nell’attimo in cui le labbra stanno sussurrando qualcosa: la classica figura della persona che legge sottovoce o che recita una lettura per se stesso. Il suo sguardo è chino sul libro, gli occhi leggermente socchiusi. Spesso indossa delle strane lenti sul naso.
Non esistono statue, ma solo qualche rara raffigurazione inserita dai miniatori all’interno di qualche codice di teologia o in qualche leggenda sulle vicende degli dei. A volte la figura viene sfumata da presunte nuvole di fumo o nebbia, altre volte luci colorate appaiono sullo sfondo. Unico aspetto comune e degno di nota è che non viene mai rappresentato in modo statico.
A Berzale fa riferimento tutto ciò che riguarda la saggezza e la conoscenza. Ma prima di giungere a queste due fondamentali doti, ogni buon nano deve usare la propria ragione, dedicarsi allo studio e raffinare il proprio pensiero: è questo il punto di partenza per divenire sapienti e giudiziosi.
Ma Berzale non rappresenta solamente la conoscenza teorica, ma soprattutto quella pratica: questa divinità è l’essenza dell’applicazione pratica della teoria. È fondamentale avere un’idea in testa che consenta di partire, ma è il risultato che conta: chi serve Berzale opera fondamentalmente, mette in pratica il frutto dei suoi ragionamenti e dei suoi studi.

Dettami e Dogmi:
Mantieni la calma e fa appello alla tua ragione in ogni circostanza.
Non tenere per te le tue conoscenze, ma diffondile, condividile con il tuo popolo. Abbi sempre voglia e sete di conoscenza. Accumula libri, pergamene e ogni forma di sapere. Sii sempre curioso.
Sperimenta le tue teorie, parti sempre da un’idea ingegnosa per arrivare ad un’applicazione pratica.

Clero di Berzale:
I sacerdoti di Berzale spesso ricoprono i ruoli di bibliotecari, cronisti e storici all’interno della società djaredin. Essi si occupano di raccogliere tutto ciò che può in qualche modo accrescere e perfezionare la loro immensa conoscenza. Spesso si avventurano anche in lunghi viaggi spinti dalla loro sete di sapienza e non di rado fanno visita alle biblioteche di qualche città umana. Nel corso del loro mandato, assimilano tutta la conoscenza di cui sono capaci: c’è chi dice che conoscano addirittura a memoria tutti i testi delle biblioteche che custodiscono. Ma sono soprattutto gli unici che hanno le conoscenze tecniche necessarie alla conservazione dei preziosi testi, continuamente messi in pericolo dall’umido e dalle muffe. Altra conoscenza che questi sacerdoti possono vantare, è quella medica. Sono gli unici infatti che hanno una consistente cultura in campo medico, conoscono l’anatomia e la fisiologia degli djaredin al punto tale da aver raggiunto una certa maestria nel campo.
Ai sacerdoti di Berzale è anche affidato il compito di istruire la popolazione e la gestione delle scuole: da più di 4000 anni, per volere dell’allora Morgat, tutti i nani sanno leggere e scrivere il Kyl e la lingua che si parla in superficie.
Questi sacerdoti sono in sostanza custodi della conoscenza: essi sono studiosi, profondi conoscitori di tutta la cultura del Regno di Djare e non solo, sono esperti in un gran numero di discipline sia pratiche sia teoriche ed attraverso un attento lavoro di studio e di ricerca, sono stati più volte in grado di integrare e migliorare la cultura e la vita nel sottosuolo.
Esiste una sezione del Tempio di Kard Dorgast totalmente consacrata a Berzale: si tratta delle Aule di Berzale, ovvero della biblioteca principale del Regno di Djare e al suo interno, tra i tanti tomi, sono custoditi i Libri della Memoria. Un’altra biblioteca di pari importanza è situata all’interno della Corporazione dei Segreti.

Festività e riti:
La Festa di Berzale cade nel mese di Drenat. Durante questa festività, studiosi, inventori, scrittori e tutti i devoti a questa divinità, sono attivamente al lavoro per consultarsi e confrontarsi su tutti i temi che riguardano la conoscenza. Chi vuole può rendere noto al popolo i propri lavori: gli inventori spiegano i progetti a cui hanno lavorato duramente o le loro ultime invenzioni; scrittori e poeti leggono e divulgano le loro ultime creazioni; gli esperti di storia e cultura djaredin tengono brevi lezioni; ma non solo. La conoscenza, per il popolo djaredin, ha soprattutto un carattere pratico e manuale: quindi in questo giorno è facile incontrare qualche giovane barba alle prese con il proprio maestro, magari all’interno di una bottega, mentre urla e rimproveri ricoprono letteralmente il giovane nano.
Inoltre tutti gli inventori si recano al Tempio per rivolgere una preghiera speciale a Berzale e far benedire progetti e invenzioni dai sacerdoti.
È pratica comune sfruttare questo giorno per creare una copia di ciascuna invenzione o scritto affinché non vada perduta: il tutto viene custodito all’interno delle Aule di Berzale o dell’Accademia dei Segreti e delle Invenzioni.

“Ed infine per tutti, grandi e piccoli, giusti ed ingiusti,
arriva il tempo di attraversare il Grande Mare”

Nome: “Colui che Vigila”, Il Signore dei Misteri, Guardiano delle Onde e del Grande Mare, Custode delle Arti Arcane

Influenza: è il custode dei misteri che avvolgono la Morte, vigila su quello che riguarda il Mare e la Magia.

Simboli Sacri: il simbolo di Dera, come la sua stessa immagine e figura, è poco chiaro e nella maggior parte dei casi non si riesce a distinguerne i motivi. A volte è possibile trovare un’onda o un ponte.

Descrizione:
Dera è la divinità che completa la Triade ed è volutamente avvolta da un velo di mistero. È un dio neutrale e distaccato. A lui compete tutto ciò che riguarda le arti arcane e il mare, le due cose più temute dal popolo djaredin.
Per quanto ad alcuni possa sembrarlo, Dera non è assolutamente una divinità malvagia, né ha nulla a che fare con la paura: non è nemmeno in rivalità con Korg e Berzale.
Dera è più che altro la personificazione di un monito: ciò che si prova nei suo confronti non è paura, cosa estranea ad un popolo fiero e al contempo saggio e razionale, bensì una sorta di timore reverenziale. Per citare uno scritto sacro: “…la stessa sensazione che si prova a camminare su di un ponte: nonostante sia solido e costruito in maniera ineccepibile, esso rimane tuttavia sospeso nel vuoto. Uno vuoto pericoloso, che come tale va tenuto in considerazione, poiché fin quando non si attraversa il ponte, nessuno può sapere se esso reggerà anche quando avrà imboccato la via del ritorno…”.
Dopo la morte, ogni nano dovrà attraversare il Grande Mare, al termine del quale percorrerà la Via del Giusto, durante la quale rivivrà tutte le vicende passate e tutto ciò che queste hanno causato: Dera osserva e accompagna il defunto durante questo cammino. Chi non riesce a giungere a termine, è condannato a vagare per l’eternità con la costante e incombente presenza di Dera ad ogni passo che farà. Ma questa non è un punizione, bensì un dono del dio: non si ricongiungerà mai con la Triade, ma potrà e dovrà redimersi perché un fallimento da parte sua, sarebbe un fallimento per il suo popolo e per gli Dei stessi. Ciò mai accadrà, perché il fine ultimo è la perfezione che culmina, per chi è degno, nel ricongiungimento con i creatori della razza nanica.
Il Signore dei Misteri ha posto nel cuore di ogni nano, una sorta di timore nei confronti delle cose di cui poco si sa o che esprimono poca sicurezza. E grazie a questo dono che i nani, davanti a minacce e pericoli, non si lasciano sopraffare, ma ricorrono alla loro grande saggezza e acuta ragione.
Dera si scaglia contro ogni forma di non morte. Ogni creatura deve percorre il suo cammino dalla nascita fino a ciò che lo attende dopo la morte. È proibito rimanere nel mezzo, ogni cosa deve essere al suo posto: è il volere degli Dei, è il loro disegno.
Dera viene rappresentata leggermente più alto e più esile del nano medio. Nonostante le differenze somatiche siano minime, sono più che sufficienti a discostarlo dall’idea di membro affettivo del patrimonio culturale. C’è chi sostiene che sia un dea più che un dio e chi addirittura mette in dubbio che sia un nano. Ma tutto ciò rientra nell’alone di mistero che eternamente avvolte questa divinità.

Dettami e Dogmi:
Dera vigila e osserva con attenzione e assegna il giusto posto ai morti. La morte è parte integrante della vita e non deve essere vista né come una fine né come una punizione.
Onora i morti. Rispetta l’ignoto ma non averne paura.
Rispetta e onora sempre la memoria degli antenati.

Clero di Dera:
I sacerdoti di Dera sovrintendono i riti legati alla morte, stato supremo del mistero, e vengono spesso chiamati a pregare o ad assistere gli eventi straordinari, carichi dell’impronta del destino. Hanno il difficile compito di assistere le zone delle cripte e farle restare funzionali nel tempo.
Inoltre gestiscono il tempio consacrato a Dera all’interno della Foresta dei Titani: qui vi è un biblioteca particolare in cui sono custoditi libri dall’argomento sconosciuto, nemmeno lo Djare in persona ha accesso a questi testi ignoti. Si sa solo che trattano argomenti misteriosi che ovviamente hanno a che fare con tutto ciò su cui Dera ha influenza e che questi libri vengono chiamati Tomi Arcani.

Festività e riti:
La festa in onore di Dera è detta il Giorno della Memoria, che ricade nella prima settimana di ogni nuovo anno. Non si può affermare che sia un vero e proprio giorno di festa, ma più che altro un’occasione per ricordare i propri morti e in particolare coloro che hanno lasciato un segno nella storia del popolo djaredin. In questo giorno i nani sono particolarmente taciturni: ognuno di loro riflette sulla morte, tema che sta loro particolarmente a cuore. Tutti i nani si recano presso le catacombe per portare un saluto ai propri antenati e presso la Grotta dei Re, in onore ai sovrani che hanno guidato il Regno di Djare.
Durante il Giorno della Memoria il Morgat consegna personalmente nelle mani dello Djare il Dammaz Kron: davanti al popolo riunito, il sovrano legge tutti i torti subiti dal popolo djaredin, questo perché nessun nano deve mai dimenticare, con la speranza che un giorno la memoria degli antenati sia vendicata.
A volte si possono incontrare i sacerdoti di questa divinità immersi nello loro preghiere soprattutto verso il calare del sole. Questo è il momento più importante della giornata, in quanto è legato al periodo del lungo Esilio, quando vi era sempre un nano di sentinella, detto Tegret, presso lo sbocco della caverna bloccata dalla magia, che aveva il compito di prendere nota dello trascorrere dei giorni. I sacerdoti di Dera non poterono seppellire i morti della Battaglia Sanguinosa: così, non potendo adempiere al loro compito, decisero di sostare presso quel luogo con l’intento di trovare un modo per liberare il proprio popolo e allo stesso tempo pregare sui tanti caduti in quella guerra. Si stabilì uno stretto legame tra i Tegret di allora e i sacerdoti di Dera, al punto che è rimasta ancora oggi l’abitudine di pregare al tramonto.

Per quanto riguarda la rappresentazione degli altri due membri del pantheon, è doveroso spendere alcune parole. Entrambe sono figure maschili, ed hanno i tratti tipici dello Djaredin adulto, con la barba folta ed il fisico tarchiato. Korg è seduto su un trono di pietra grezza, scolpita ma non levigata, indossa una corazza ed i piedi sono ben piantati per terra. Con la mano destra regge il manico di un’arma (generalmente un’ascia o un martello), la cui lama o parte contundente poggia per terra. La mano sinistra invece è poggiata al bracciolo del trono, e lo stringe con presa salda, quasi a simboleggiare l’attaccamento sia al ruolo di guida, che alla terra di cui la pietra rappresenta la carne, e gli Djaredin il sangue. Sul suo capo è posata la corona di mitrhryl, copia esatta di quella che indossa il Djare.

Berzale è più avanti con l’età (allegoricamente), è la classica figura stereotipata del saggio. Anche lui raffigurato seduto, anziché su di un trono sta sopra uno sgabello, con un libro sulle ginocchia, la mano sinistra scorre le righe, la destra invece è aperta a mezz’aria, col palmo rivolto verso il basso, in quella che ha tutta l’aria di essere una benedizione. Benedizione che scaturisce dalle parole che il dio sta leggendo sul libro, e la bocca stessa è congelata nell’attimo in cui le labbra stanno sussurrando qualcosa: la classica figura della persona che legge sottovoce, o che recita una lettura per se stesso. A differenza di Korg, il cui sguardo è proiettato in avanti, come a scrutare il suo popolo dall’alto in basso, quello di Berzale è chino sul libro, gli occhi leggermente socchiusi.

Della rappresentazione di Berzale non si può dire molto, dato che non esistono statue, ma solo qualche rara raffigurazione inserita dai miniatori, nei codici di teologia, o in qualche leggenda sulle vicende degli dei. I tratti sono quelli di cui si è già parlato, a volte la figura viene sfumata da presunte nuvole di fumo o nebbia, altre volte luci colorate appaiono sullo sfondo. Unico aspetto comune e degno di nota è che non viene mai rappresentato in modo statico, la figura è sempre in movimento.
La casta sacerdotale è circoscritta ad una ristretta cerchia di membri. I Rodolan (così gli Djaredin chiamano i loro sacerdoti) sono dieci, tre per ogni divinità, ed il Morgat, gran sacerdote di Korg e capo del culto.
Per sopperire a questa esiguità di membri, i sacerdoti si servono, per espletare parte delle loro mansioni, di una “manovalanza” specializzata, comprendete novizi che frequentano la scuola del tempio, soldati, ed infine operai, più tutta una serie di altri individui che possono essere assunti per lavori di entità straordinaria.
Per quanto riguarda i compiti prettamente legati ai doveri spirituali, è pacifico che le varie differenze vadano ricercate nella classificazione divina. I sacerdoti di Korg si occupano delle cerimonie funebri e nuziali, e delle cerimonie di benedizione dell’esercito e dell’incoronazione del Sovrano, oltre naturalmente a presidiare un gran numero di funzioni. Sono sacerdoti guerrieri, nel senso più puro e letterale del termine, addestrati al combattimento ed educati alla disciplina ed alla vita militare, ma anche profondi conoscitori delle vicende politiche quotidiane.

Sono invece custodi della conoscenza i “tre saggi”, così sono chiamati i sacerdoti di Berzale. Essi sono studiosi, profondi conoscitori di tutta la cultura Djare e non solo, esperti in un gran numero di discipline sia pratiche sia teoriche, ed attraverso un attento lavoro di studio e di ricerca sono stati più volte in grado di integrare e migliorare la cultura e la vita nel sottosuolo. I Rodolan di Berzale sono responsabili della biblioteca del tempio e si dice che, nel corso del loro mandato, assimilino tutta la conoscenza in essa contenuta (la leggenda vuole che addirittura conoscano a memoria tutti i testi in essa contenuti), ma sono soprattutto gli unici che hanno le conoscenze tecniche necessarie alla conservazione dei preziosi testi, continuamente messi in pericolo dall’umido e dalle muffe.

Altra e non meno importante conoscenza che questi sacerdoti possono vantare, è quella medica. Sono gli unici, infatti, che hanno una consistente cultura in campo medico, conoscono l’anatomia e la fisiologia degli Djaredin, al punto tale da aver raggiunto una certa maestria nel campo.

I sacerdoti di Dera sovrintendono i riti legati alla morte, stato supremo del mistero, e vengono spesso chiamati a pregare o ad assistere gli eventi straordinari, carichi dell’impronta del destino. Hanno il difficile compito di assistere le zone delle cripte e farle restare funzionali nel tempo.

 

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