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  Classi The Miracle

 

Con il termine “Druido” ci si rivolge a particolari adoratori della Madre, i principali interpreti del suo “culto”. Sono individui che hanno instaurato un fortissimo legame con Ardania e con la natura, dal quale riescono a trarre poteri e conoscenze capaci di influenzare ciò che li circonda.
Inizialmente con questo termine si faceva riferimento ai druidi "dell’antica roccaforte", il primo ordine druidico che sia mai stato costituito, l’Ordine della Quercia. Esistono tuttavia altre figure accomunate dalla fede nella Madre, che vengono riconosciute come “druidi” in diversi contesti: possono essere burberi eremiti erranti, saggi viandanti dispensatori di consigli, uomini che passano più tempo in forma animale che umana, o altro ancora.
Nella percezione comune la loro figura viene associata a quella dei sacerdoti, anche se non è del tutto esatto poichè il culto della Madre non ha una venerazione rigida e codificata. I druidi svolgono comunque il ruolo di interpreti della sua volontà sulle lande di Ardania, e di tramite dei suoi insegnamenti per le genti.

La figura del druido è trasversale rispetto a cultura e razza, i loro compiti sono tra i più svariati: dalla benedizione delle messi e dei terreni, alle cerimonie per il solstizio, passando per qualunque attività mirata al mantenimento degli equilibri naturali e vitali di Ardania. Molto spesso viaggiano alla ricerca di ispirazioni, conoscenze, o questioni che richiedono la loro attenzione. Spesso sono saggi a cui si possono rivolgere sia le persone comuni che governanti, ed è possibili trovarli nel ruolo di consiglieri di comunità, generalmente rurali. Non è però raro che siano individui non interessati al sapere e alla conoscenza, immersi nelle dinamiche della natura o interessati più agli animali che agli esseri umani. In ogni caso, anche se potrà essere giudicato “poco civile” un druido svilupperà comprensione e consapevolezza istintive certamente più profonde di quella di un comune abitatore dei boschi.
Nella vita dei druidi svolge grande importanza il “Circolo”, principale struttura di aggregazione e di condivisione di conoscenze a cui afferiscono i druidi con simili inclinazioni e territori d'interesse. Si tratta di strutture dove normalmente i più anziani e rispettati fanno da guide ai giovani ma non sono rigidamente codificate ne internamente, ne tra di loro.

La preghiera è intesa come l'atto di devozione che i credenti concedono alle divinità, sperando nella loro benevolenza. Un druido venera la Madre, ma non la prega. La vita quotidiana del druido ed ogni sua azione sono un omaggio alla Madre, proprio perché egli si muove ed opera in sintonia con il suo volere; si lascia avvolgere dalla sua essenza, ma non muove richieste o invocazioni, essendo già (profondamente o meno) partecipe nei suoi molteplici aspetti.
Chi non è druido può anche aver compiuto quel lungo viaggio interiore e per il mondo sufficiente a raggiungere tale consapevolezza e quindi credere in Ella, ma difficilmente potrà uguagliare la profondità del legame esistente fra un druido e ciò che lo circonda. Per i non credenti, invece, la figura della Madre può essere una figura un po' misteriosa, rispettata o temuta a seconda delle situazioni ma anche semplicemente ignorata.
Il druido infine rappresenta una forza della natura, un tramite tra una visione del mondo naturale non facilmente accessibile e una realtà logica, razionale e piena di divinità. Il culto stesso, a metà tra religione e filosofia, con incerte origini, è poco compreso da chi non si è mai accostato a queste esperienze.

  • Per un druido le altre divinità non esistono, almeno non nel senso comune. Anche la Madre propriamente non esiste, non essendo una realtà fisica che vive in un dato luogo; è più accomunabile ad un’essenza della materia, vivente e non, la cui spiritualità è percepita dal druido più nei suoi effetti quotidiani che non attraverso un percorso di fede.
    Tali divinità in genere sono considerate come delle rappresentazioni che ogni cultura ha dato di una diversa fenomenologia naturale, oppure di un aspetto della moralità (bene e male). Un druido, nel confronto quotidiano con le altre culture, può ammettere la loro esistenza, ma nessuna di queste avrà comunque titolo divino: non si abbasserà cioè a venerare nessuno di questi aspetti a prescindere che esistano o meno per i suoi interlocutori. Un druido potrà anche essere accondiscendente di fronte a questioni che riguardano l'operato di altri dei o i doni che questi sembrano aver fatto ai loro fedeli, ma riterrà che non siano altro che una parte della volontà della Madre.
    Alcuni credenti tendono a far coincidere, o ritengono simili, il culto della Madre e i culti delle divinità della vita e della natura, come Althea, Beltaine o Lostris. Questa è una credenza banale e scorretta agli occhi di un druido. I seguaci della Madre credono generalmente che queste divinità siano solo degli aspetti della Madre più vicini ad Ella.
    In conclusione, un druido non è direttamente interessato a questioni di tipo teologico e non agisce nei confronti del prossimo per tali motivi. Giudicherà sempre le azioni degli altri secondo la sua etica personale, che può variare a seconda del contesto in cui vive e delle sue esperienze passate, e non sulla base della loro fede.

  • Il druido non ha un ruolo nella società, comunemente intesa, o almeno non ne ha uno specifico.
    E’ generalmente una persona riflessiva, poiché la sua costante interazione con il creato ha affinato le sue capacità di osservazione e di ragionamento, importanti per comprendere le relazioni tra gli eventi naturali. Il suo cammino spirituale è caratterizzato da una continua ricerca, sia interiore che esteriore, per comprendere i disegni della Madre e interpretarne il volere. Per tale ragione da taluni è considerato un saggio ed i suoi consigli, soprattutto su questioni che concernono aspetti naturali, sono ritenuti preziosi.
    Pur essendo spesso mossi da una innata curiosità non tutti i druidi perseguono la ricerca di conoscenze e di cultura. Esistono infatti molti modi in cui un druido può compiere il proprio percorso, spesso personali. Può accadere che un druido sia particolarmente interessato alla studio della storia, portato quindi a conoscere il passato di genti e luoghi per prevederne il futuro, oppure che sia disinteressato agli uomini e immerso nello studio dei comportamenti degli animali, dei mostri o di altre creature.
    In ogni caso a nessuno converrebbe interpellarlo su questioni riguardanti la politica e l'economia, poiché un druido è sicuramente poco interessato a questi aspetti della vita quotidiana.
    Generalmente vigilanti degli equilibri, possono anche svolgere ruolo attivi all’interno dei cicli naturali: possono dedicarsi al rimboschimento e al controllo della crescita delle vegetazioni, alla difesa di alcune specie o di alcune aree. Tra i loro compiti inoltre c’è quello di affrontare ed eliminare le minacce agli equilibri naturali, fra i quali quelli causati dalle creature note come “abomini” o “aberrazioni”, o da altre razze, mostruose o non, irrispettose dell’equilibrio. Esaminando la condotta dei numerosi druidi che hanno viaggiato nelle terre civilizzate è stato possibile riassumere un modello di comportamento comune a tutti loro. Sicuramente un druido deve esercitare una buona dose di neutralità nella sua vita quotidiana, anche se questo non significa che non debba avere opinioni personali su ciò che lo circonda, e che pertanto non possa agire di conseguenza. Un druido nel suo giudizio su credenze, consuetudini, opinioni altrui deve mantenere il giusto distacco, conscio che tutto è sempre un’espressione del volere della Madre, che influenza in modo diverso ogni forma di vita, plasmandone anche lo sviluppo culturale e sociale.
    Talvolta le scelte che taluni druidi compiono possono apparire bizzarre ai più, persino ad altri druidi, ma vanno considerate come la conseguenza di scelte morali personali, derivanti magari dalla propria cultura di provenienza. Quindi pur dovendo aderire ai rigidi dettami del culto della Madre il druido agisce con il proprio giudizio, compiendo azioni che in alcuni contesti possono essere giudicate riprovevoli, mentre in altri no.
    Nonostante questo si possono individuare situazioni conflittuali tipiche per un druido dai retti principi. Un druido non può appartenere a corpi militari, poiché non saprebbe vivere in una struttura rigida nella quale i suoi poteri sarebbero non più un dono di comunione con Ella, ma strumento di altre volontà. D’altro canto non può fare il mercante, o adoperare le sue abilità e conoscenze per scopi commerciali, poiché non sfrutterebbe i suoi poteri o l’ambiente naturale per ottenere denaro. A proposito del rapporto con il denaro: pur non disdegnandolo, comprendendone l’utilità, non prevaricherebbe altri e soprattutto l’ambiente per accumularlo. Inoltre un druido non abusa mai dei suoi poteri per scopi inutili, per farne sfoggio o quando non sarebbe necessario adoperarli. Infine non danneggia il creato se non per casi estremi, includendo nel termine “creato” piante, animali, ed esseri viventi appartenenti al ciclo naturale.

  • L'Equilibrio è uno dei concetti fondamentali della filosofia druidica, ed è possibile trovarne riferimenti in tutti i circoli e in ogni cultura. Il mantenimento di questo stato della natura, e del mondo in genere, rappresenta probabilmente il primo obiettivo di tutti i druidi, a prescindere dalla loro provenienza. Quello che può differire è la definizione di questo concetto: l'equilibrio naturale nella Giungla Qwaylar differisce molto da quello nelle Terre del Nord, e le credenze dei circoli di questi luoghi differiscono anche in funzione di questo fattore.
    La questione fondamentale e largamente condivisa è che la Madre ha generato sia le creature, che gli aspetti dell'ambiente, che i meccanismi che permettono a questi elementi di combinarsi, coesistere, e rinnovarsi. Il ciclo della vita e della morte è un esempio di questi processi naturali, così come le dinamiche tra prede e predatori, tra incendi e rimboschimenti, e così via.
    Un druido avrà sempre la certezza che grazie ai disegni della Madre ogni sistema naturale, bosco, deserto o pianura che sia, tenderà ad uno stato di bilanciamento tra le forze che lo agitano. Vi saranno sempre delle alterazioni, ma l'Equilibrio si ripristinerà.
    Quello che vanno combattute sono le alterazioni dell'Equilibrio che l'ambiente non è in grado di tollerare. Tutte le azioni compiute ignorando i limiti imposti dalla Madre, i suoi insegnamenti e i ruoli da Ella previsti per le creature, sono potenzialmente dannose e capaci di creare danni irreparabili.

    • I Draghi sono, per buona parte, ”alleati" dell'Ordine della Quercia.
      Secondo le antiche credenze di questi druidi che sono all’origine del culto, la gran parte delle creature che popola Ardania, compreso i Primati (elfi, uomini e nani), sono “figli” della Madre. Tra queste però l’Ordine della Quercia individua i Draghi quali i più saggi perché i primi ad aver ricevuto il dono dell'intelletto. Mentre i Primati nei millenni si sono sempre di più allontanati dai Suoi insegnamenti, cedendo alle brame di potere e di conquista, combattendo e uccidendosi, dimenticando alla fine persino di essere stati creati da Ella, gli antichi druidi dell’Ordine hanno preservato la conoscenza e l’equilibrio delle cose, stringendo un legame con i Draghi. Sono diventati così gli unici discendenti dei Primati a godere del rispetto di questi ultimi, ottenendone la sapienza e l'aiuto in alcune occasioni. Questo è vero per i druidi dell’Ordine della Quercia, tuttavia queste antiche credenze sono diffuse, in minor parte e con delle differenze, presso tutti i circoli principali di Ardania. Più in generale, qualsiasi druido sa che i draghi appartengono agli equilibri naturali di Ardania e molti di loro li considerano sacri, evitando, quando è possibile, di arrecare loro del male. Questa alleanza tra Draghi e l'Ordine della Quercia non implica però alcun vincolo formale gli uni rispetto agli altri, ne tantomeno di obbedienza. Non ha nemmeno valore in senso assoluto, poiché la società draconica non è esente da divisioni e divergenze, anche se davvero poco si sa a riguardo. Sicuramente si tratta di un rapporto regolato da rispetto, stima ed in alcuni casi, amicizia reciproca.

    • Le Corti Silvane sono aggregazioni di diverse razze di creature che in qualche modo sentono di appartenere alla stessa sfera d'influenza, che in maniera vaga può essere indicata come quella della “natura selvaggia”. Di fatto, sebbene le corti siano le più antiche strutture "tribali" o "sociali" tra il variegato popolo silvano, radunano soltanto una parte di tutte le creature.
      Le specie più comunemente affiliate alle corti, alcune delle quali ostili ai "Primati" mentre altre indifferenti o più in sintonia con essi, sono fauni, centauri, minotauri, spiritelli vari, unicorni, driadi e ninfe, creature vegetali senzienti e in generale una vasta gamma di spiriti naturali. Si trovano spesso in ambienti più "vitali" e meno alterati da significative azioni dei "Primati", come appunto i boschi. Proprio dai suoni dei boschi queste creature hanno, in tempi remoti, estrapolato buona parte dei suoni che compongono l’attuale linguaggio Silvano. Associare queste creature ai soli boschi è comunque un’approssimazione, in quanto è ben noto che risiedono negli ambienti più disparati fino anche nelle profondità dei mari. Si dice anche che queste Corti siano quattro come le stagioni, e che le creature vi si aggreghino secondo la propria indole. Pochi hanno avuto la fortuna di interagire con loro ma molti sono i racconti che circondano questi esseri intrinsecamente legati alla natura incontaminata.
      I druidi hanno modo di avere a che fare con tali creature, e non è raro che vi scambino conoscenze antiche e ricevano da loro poteri temporanei o aiuti. Alcuni incantesimi druidici si basano sull’interazione con queste forze primordiali e selvagge. Tuttavia i druidi sanno di dover fare attenzione a non rimanere coinvolti nelle enigmatiche vicende e nelle trame millenarie di questi esseri che vanno oltre la normale comprensione o visione delle cose che possono avere i "Primati".

    • Secondo la teoria più accreditata la Madre generò, oltre a Draghi e Primati, altri esseri, ognuno con uno specifico ruolo nel mondo. Alcuni di questi oggi li conosciamo come singolari forme di vita animale o vegetale, ma alcuni rimangono sconosciuti agli uomini, sia nei nomi che nelle forme ma soprattutto nel ruolo che avrebbero dovuto ricoprire.
      Ella poi lasciò che il mondo facesse il proprio corso, evolvendosi sui solchi che aveva tracciato. Però i Primati non furono gli unici ad allontanarsi dai suoi antichi dettami. Alcuni di questi esseri, inebriati dal potere e dalla forza che il loro ruolo garantiva, mossero alla ricerca di altro potere che gli permise di modificare il creato, in un'incompleta imitazione del potere primigenio della Madre, e di superare i limiti del naturale ciclo di vita e morte. Imponendosi con la violenza ed il caos, sacrificando ogni senso di equilibrio, trafugando energie da fonti inimmaginabili e creature ancestrali ormai dimenticate, riuscirono a determinarsi. Nacquero così quelle creature note come Demoni. Essi in seguito generarono proprie stirpi, ma privi del potere procreativo primordiale, poterono solo mescolare e deturpare le forme di vita esistenti.

    • Altri esseri, di minor potere, imitarono nel loro piccolo le azioni dei Demoni, generando a loro volta nuove entità, incroci deformi e sempre più distanti dagli ideali della prima creazione. Da questi processi nacquero le creature oggi note come Aberrazioni.

      • Queste creature, che posson far parte di alcune Corti Silvane, sono creature nate non dal diretto pensiero di Ella ma per interposizione di altri artefici, spesso deviati, che ricombinarono le forme pure in modo innaturale.
        Alcune di queste difformità "create", anzichè rinnegare la Madre e la sua opera come i Demoni, scavarono nelle proprie nature per ricongiungersi ad Ella ed armonizzarsi con il creato al fine di trovare comunque un posto nell'ordine naturale delle cose. Questo processo non fu né breve né semplice perchè le Aberrazioni dovettero fare i conti con gli istinti conflittuali della propria nascita per ritrovare, faticosamente, un equilibrio con l'ambiente circostante e le altre creature.
        Di quelli che portarono a compimento con successo tale percorso, la maggior parte si è radunata nelle Corti Silvane, al fianco di altri spiriti naturali, o si è ritirata in luoghi remoti ed isolati.
        I molti che hanno fallito, in tutto od in parte, nel tentativo di scendere a patti con la propria esistenza, provano una naturale avversione per le creature "normali" ed in particolare i primati, retaggio delle loro distorte origini. Tale avversione è spesso ricambiata e ne consegue che, al di là delle eccezioni, i conflitti violenti sono praticamente inevitabili.
        Vengono classificate così tutte le deformazioni di uomini, elfi, e di altri animali che vivono su Ardania, come giganti, idre, grimlock o orchi, o quegli esseri che sono la miscela di diverse creature: terathan, ofidiani, uomini-topo o lucertola.

      • Nel mondo più squisitamente animale e vegetale esistono alcune creature che sono una commistione di altre creature viventi e, agli occhi di un credente della Madre, appaiono innaturali ed artefatte. Tale deformità si coglie nell'aspetto, che sovente rispecchia le fattezze fisiche di due e più creature, nella stazza spropositata ed inadeguata ai luoghi che abitano, nelle capacità di manipolare la realtà, attingendo a forze arcane la cui origine non è nota.
        I vegetali, qualora la loro natura venga violata, tendono spesso ad assumere comportamenti tipici della follia, vagando senza posa in cerca di uno sfogo per la loro condizione.

      • Tra le aberrazioni, una menzione di rilievo spetta ai non morti, coloro che hanno infranto il ciclico fluire, uno dei punti cardine del credo. I druidi possono avere per i non morti sentimenti che vanno dalla pena all'odio viscerale, a seconda dalla sorte e dal grado di autocoscienza di questi ultimi.
        Tuttavia, nessun Druido o credente nella Madre potrà mai avere buona considerazione di alcun non morto e farà comunque di tutto per avversarli e portare i loro resti al ricongiungimento con la terra. Particolarmente detestati, specialmente da certi circoli, sono i Dracolich, non morti che hanno rubato le fattezze e le forze di un Drago.

    • Nel corso dei lunghi anni i druidi si sono più volte confrontati, ad ogni successiva scoperta, sulle origini di queste creature e su come i diversi ordini dovessero considerarle. Tuttavia, il fatto che alcune di queste possano essere sottomesse alla volontà dei Primati ha fatto si che in diverse occasioni queste creature hanno anche indirettamente servito gli equilibri che stanno a cuore ad Ella. Altre ancora, casi meno rari di come un tempo si credesse, si sono spontaneamente prestate a servire gli scopi di Ella e vivere nel rispetto di ogni cosa. Da queste contraddizioni oggi è invalsa la seguente consuetudine:

      • Per tradizione, esperienza ed empatia il druido considera Draghi e pseudodraghi, Naa-har, Ki-Rin e Gorgoni come aberrazioni positive e rientrate nell'equilibrio. Il druido inoltre ha a che fare con Viverne e Scarafaggi runici, che sono assimilabili a comuni animali. Altre creature dubbie, ancorchè sottomesse dai primati, sono potenzialmente pericolose ed il druido evita di addomesticarle e portarle con se. La condotta, nei rapporti con queste e con chi vi si accompagni, è comunque lasciata all'etica del singolo druido.

      • Tra i credenti della Madre, anche quelli più avvezzi ad addomesticare e addestrare creature, si tende a seguire la linea dei Druidi e dunque, salvo rare eccezioni di necessità, creature come Manticore, Chimere e Grifoni non sono portati con se ed ancor meno diventeranno mai compagni fidati. La condotta, nei rapporti con queste creature e con chi vi si accompagni, è comunque lasciata all'etica del singolo credente.

Nei secoli sono esistiti numerosi circoli druidici, diffusi per tutta Ardania e spesso lontani dalle luci della storia, che hanno agito perseguendo il volere della Madre, ognuno secondo la propria visione. Ciascuno di questi gruppi di druidi ha concentrato la propria ricerca su particolari aspetti del mondo esistente, creando un proprio percorso, con l’obiettivo di raggiungere la completa consapevolezza e padroneggiare al meglio i doni della Madre. Ogni circolo ha quindi codificato il proprio Sentiero. I sentieri non sono mere categorie di classificazione dell’insegnamento druidico ma costituiscono dei veri e propri percorsi di vita; sono una sorta di codice etico e morale del druido stesso, e gran parte del pensiero filosofico druidico fa capo ad essi.
La maggior parte di questi circoli nel tempo è scomparsa, a causa di eventi traumatici o per mancanza di nuovi adepti, e i loro conseguimenti sono andati perduti. Ai giorni d’oggi esistono tre circoli principali, che raccolgono conoscenze, tradizioni, e in alcuni casi retaggi culturali dei luoghi dove si sono sviluppati.
Non tutti i druidi appartengono a questi circoli, e numerosi sono i solitari che percorrono le vie di Ardania semplicemente vivendo a proprio modo la Madre. L’insieme delle conoscenze di base e dei poteri che ne derivano, comunemente diffusi tra tutti i druidi, prende il nome di Sentiero della Madre. La conoscenza di questo sentiero permette al druido di comprendere ed influenzare molti aspetti della natura, come gli esseri viventi, gli elementi atmosferici, le piante e gli animali.
Anche i seguaci dei Circoli conoscono questi insegnamenti, ovviamente, ed inoltre grazie a rituali specifici che officiano nei propri santuari riescono ad ampliarne gli effetti.

  • L’ordine della Quercia, o di Druir, è il più antico circolo druidico esistente su Ardania. Per un lungo periodo, fino quasi ai giorni d’oggi, è stato l’unico riferimento per i seguaci della Madre, dopo che per secoli aveva continuato le sue attività vigilando sui grandi equilibri, raccogliendo conoscenze e portando consiglio ai popoli ardani. Molte delle dottrine e credenze riguardanti la Madre comunemente accettate sono state elaborate dai suoi membri, o derivano da loro studi. Si racconta che la sua sede si trovi su un’irraggiungibile e antica fortezza, celata tra le nebbie, realizzata da popoli precedenti quelli che oggi abitano Ardania, e che ospiti enormi tesori ed immense conoscenze.
    Il loro è il Sentiero della Quercia, che attinge a pieno a queste antiche conoscenze, garantendo l’accesso a potenti doni della Madre quasi dimenticati, e che riesce a sfruttare a pieno l’indissolubile legame tra l’Ordine e i Draghi, stretti in una salda alleanza.

  • Il circolo di Helcaraxe, conosciuto in quelle terre come circolo dell’Yggdrasil, ospita tutti i druidi del Nord, individui che accolgono il richiamo dell’essenza generatrice del creato, la Madre o Jurth per i nordici. I gael nella cultura nordica sono ben inseriti nella società e sono considerati saggi e figure di riferimento per la popolazione. I gael sono soliti radunarsi proprio dinanzi l’Yggdrasil, il grande e sacro frassino ritenuto la manifestazione fisica di Jurth, e tra loro non vi sono gerarchie, ma esiste solo un portavoce, il Rumenal, la guida del circolo.
    Il loro è il Sentiero dell'Yggdrasil, un sentiero fiero che riserva particolare riverenza agli elementi naturali, specie quelli del nord, e riflette lo spirito guerriero di Helcaraxe. Gli appartenenti al Circolo, in comune con la tradizione culturale del nord, avversano l'uso della magia considerata come elemento di disequilibrio contrapposto alle energie naturali padroneggiate dai gael.

  • Il Circolo di Waka Nui non ha una struttura codificata, o dei dettami ben definiti. I seguaci di Mawu dotati di poteri e consapevolezze druidiche spesso ricoprono il titolo di sciamano, ma essendo tutti gli aspetti della loro società incentrati sullo spiritismo queste distinzioni hanno poco senso. Quello che è importante è che gli sciamani anziani, più carismatici, attirano a sè i giovani druidi tramandando loro con cura rituali e nozioni, permettendogli di conseguire i veri poteri della giungla. Importanti segreti vengono così trasmessi, tra cui le conoscenze di misteriose creature domabili solo dai seguaci più devoti di Mawu.
    Il loro è il Sentiero di Mawu, un sentiero letale ed oscuro come solo la giungla può essere, che attinge a pieno dai suoi aspetti più incontaminati e che richiede grande saggezza per essere padroneggiato.

Secondo la dottrina druidica di Paranor la filosofia e la religione druidica è divisa in vie particolari, dette “sentieri”, ognuno dei quali ricopre un aspetto caratteristico del potere che la Madre dona ai suoi discepoli.
I sentieri non sono mere categorie di classificazione dell’insegnamento druidico ma costituiscono dei veri e propri percorsi di vita, una sorta di codice etico e morale, nonché religioso del druido stesso, gran parte del pensiero filosofico druidico fa capo a questi sentieri .
Ogni druido percorre la propria via seguendo i sentieri, non vi è una scelta iniziale definitiva, ma è la stessa coscienza del druido a mostrargli quale sia il sentiero che lui percorrerà nella sua esistenza, solo la vita può dirci chi siamo e per questo motivo il sentiero da seguire non è immediatamente rintracciabile, ma si rivelerà man mano che il druido acquisisce conoscenza ed esperienza.
Questi sentieri non hanno un carattere assoluto, è possibilissimo che un druido ne segua più di uno contemporaneamente, sono perfettamente in grado di mescolarsi tra di loro, però è ovvio che più conoscenza un druido avrà di un singolo sentiero più il suo potere sarà elevatoI sentieri sono 6: Sentiero della bestia , Sentiero della foglia, Sentiero della terra, Sentiero delle fate, Sentiero proibito, Sentiero del drago.
Maggiori informazioni di background specifiche per ogni sentiero consulta la pagina dei Sentieri.

Per maggiori informazioni sulle meccaniche di gioco relative alla classe druido, visita la Guida al Druido.

Anatomy = 50;
AnimalLore = 50;
Healing = 50;
Religion = 50;
Tactics = 30;
SpiritSpeak = 50;
AnimalTaming = 50;
Macing = 50;
Meditation = 50;

 

 

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