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Trattati:

La Magia per gli elfi

Mi accingo a scrivere questo piccolo trattato su consiglio del mio venerabile maestro, Hisie en'Yevia di Winyandor. Esso vuole riassumere, o almeno ha l'ardire di tentare, le credenze diffuse fino ai giorni d'oggi, e le conoscenze basilari che ogni elfo che si appresta allo studio dell'Arte deve necessariamente conoscere. Spero vivamente che esso sarà utile per i giovani fratelli e per chiunque sia mosso da sempre degni moti di conoscenza.

Cenni di storia

Come ogni elfo sa, la magia venne donata al popolo elfico tutto per volere di Morrigan. Tramite il Globo della Conoscenza, la Signora delle Stelle instillò il potere primo nel nobile elfo Nuireletion, che a sua volta lo trasmise ai figli Amanya e Isilwen. Da essi tali insegnamenti si propagarono, prima nella casata Quenya, e poi a tutta la collettività, dando origine all'ordine che brillò nei millenni come riferimento di ogni mago, ovvero l'Ordine dell'Antica Via.
Ma tutte queste sono storie ben note tra gli Eldar, che non approfondiremo qui.

Le apparizioni dei Globi, e la nascita dell'accademia

Riporterò un passo dello scritto “Su Naurbrannon Tindomegul e gli accadimenti della guerra Mor'Quessir”, scritto da Quaeril Uthalas, giunto fino a qui grazie alle enormi conoscenze del mio Maestro:

“Naurbrannon Tindomegul fu un mago illustre della Splendente, che visse grandi avventure e portò enormi mutamenti nella storia di Ardania tutta. Egli fu allievo di Echtelion Axanthur, noto membro dell'Accademia della Luna di Ondolinde.
[...]
L'evento cardine di cui Naurbrannon fu protagonista fu certamente la terribile, ultima guerra combattuta dagli elfi contro i Mor'Quessir, i Drow. Si era nel periodo in cui, dopo una pace relativa e perigliosa, i Drow avevano iniziato nuovamente ad infestare il Doriath senza timore; vennero sorpresi ripetutamente in operazioni di scavo e ricerca nel deserto elfico ed alcuni mezz'elfi furono scoperti a fornire informazioni, tratte dalle biblioteche elfiche, ai seguaci di Luugh.
La battaglia più sanguinosa avvenne proprio nel deserto elfico, dove i Mor'Quessir difesero strenuamente uno scavo da loro aperto; vinta la durissima battaglia, gli elfi scoprirono nel sito un'antica, misteriosa verga, costruita di uno strano legno dorato, molto leggero, ma robustissimo.
Nessuno dei sapienti elfi aveva, però, conoscenza alcuna dell'artefatto e Naurbrannon si assunse il compito di un'ardua e strenuante ricerca in antichi tomi di sapere, sparsi nelle varie biblioteche del continente elfico. Dopo un periodo di faticosa consultazione, egli scoprì infine un tomo che faceva riferimento alla verga e descriveva dettagliatamente un arcano rituale legato ad essa. Purtroppo, gli effetti del rituale non erano dettagliatamente descritti nel tomo, ed i governanti degli elfi non osarono rischiare di evocarne il potere fino a che la pressione delle orde drow sui regni elfici non si fece eccessiva.
Privi di una vera possibilità di scelta, alla fine gli elfi decisero di evocare il potere del rituale, anche se i precisi effetti non erano stati rivelati neppure dalle successive ricerche di Naurbrannon; fu Naurbrannon stesso ad organizzare il rituale, che si svolse nella cittadina di Ilkorin, dove in cinque enormi roghi fiammeggianti vennero gettati oro, ossa, un teschio e due zaffiri: al centro del cerchio di fuoco, venne piantata la misteriosa verga. Immediatamente, un terremoto di porporzioni enormi scosse il terreno, mentre il potere dell'Arte veniva scatenato. Al termine della conflagrazione, in mezzo ai fuochi comparve un golem d'oro, con gli zaffiri per occhi. Egli si proclamò Guardiano delle Conoscenza e mise alla prova gli elfi. Luxor, oggi Maestro della Via dell'Aria, si fece avanti ed avviò una schermaglia verbale con il golem, dalla quale uscì vincitore. Grazie a questo, il Custode aprì un portale che condusse gli elfi di fronte ad un misterioso artefatto parlante, il Globo della Conoscenza. Il Globo si rivolse agli elfi, rivelando loro di essere il guardiano dell'antica magia elfica, che avrebbe rivelato ai più meritevoli tra loro; grazie a tale conoscenza, infatti, agli elfi sarebbe stato dato il potere di scacciare il male dal Doriath. Detto questo, il Globo scomparve, assieme a Naurbrannon e Luxor, mentre tutti i loro compagni venivano riportati nel Doriath. In seguito si seppe che, oltre ai due maghi già citati, anche Mewan di Ondolinde e Zoltrix Dorlas di Tiond furono chiamati dal Globo. Cosa esattamente l'Artefatto abbia rivelato ai quattro maghi non è dato sapere, ma è noto che ciò riguardava il dono della magia e le modalità con cui essa fu data agli elfi dalla stessa Dea Morrigan.
Il ritorno dei quattro maghi, illuminati dalla Dea, donò nuovo ardore alle stanche truppe elfe, e la rinnovata fiducia nel potere della magia e nella benevolenza di Morrigan permisero agli eserciti degli elfi di sconfiggere i malvagi Mor'Quessir, liberando il Doriath dalla loro minacciosa morsa.
Inoltre, le rivelazioni di Morrigan ai Quattro, gettarono le fondamenta per la costruzione di quella che in futuro sarebbe divenuta l'Accademia Elfica di Magia.
Dopo aver condotto a termine questa titanica impresa, Naurbrannon si dedicò principalmente a custodire la Via del Fuoco dell'Accademia...”

Questa è la storia che diede origine al maggior centro per lo studio della magia che il popolo elfico unito abbia mai avuto dopo i Falò senza Luce, o almeno nella storia recente. Inoltre è degno di nota, perchè fu uno dei rarissimi eventi in cui il Globo della Conoscenza fece la sua comparsa, così come per Nuireletion.

L'Accademia di Magia Elfica, nata da questo evento, raccoglieva le conoscenze diffuse fino ad allora nel popolo elfico, e quelli presi direttamente dalla Dea tramite il Globo, unendoli in un unico insegnamento.
Introdusse una vera e propria “scuola”, dove il cammino di ogni mago elfico (Istar in quenya/telerin, Ithron in sindarin) era formalizzato, e ben distinto a secondo della propria indole e della Via che naturalmente era portato a seguire.

A tal proposito, la distinzione in Vie, di cui tratteremo nello specifico poi, pare sia sempre esistita nel popolo elfico, e che discendesse direttamente dagli insegnamenti di Isilwen, figlia di Nuireletion, che notoriamente si prodigava per una diffusione della magia agli elfi tutti in maniera aperta, rispetto al fratello Amanya che si prodigava affinchè il frutto dei suoi studi rimanesse nella casata Quenya.

L'istruzione dell'accademia mirava a sostituire il rapporto allievo-maestro che fino a quel momento era il maggior mezzo di trasmissione delle conoscenze dell'Arte (definizione in riferimento ad Arte Arcana, di origine quenya, Curu, nella lingua dei padri) o Dono (Dono di Morrigan agli elfi, Eruanna come termine riconosciuto storicamente nelle varie lingue elfiche).

La storia recente porta le testimonianze di una nuova comparsa del Globo della Conoscenza.
Ad entrare in contatto con esso furono in tale occasione i teleri Belgarath e Quaeril Uthalas, e la sindar Ely'en Feery.
Le circostanze in cui questo avvenne risultano più misteriose e meno documentate dell'incontro di Naurbrannon; pare che spinti da misteriosi sogni e visioni, a volte contrastanti, tale elfi, assieme all'Accademia di cui facevano parte, entrarono nei giochi di potere di creature sovrannaturali, che poi vennero identificati come gli Araldi di Morrigan.
Secondo un tomo ritrovato nella cripta di un antichissimo e potente Lich, tali esseri, Miur e Bahel, erano agenti della Dea, il primo suo braccio destro, ed il secondo suo agente su Ardania.
Tutto era veicolato da visioni e sogni che apparivano continuamente ai maghi elfici, che poi compresero non essere altro che i mezzi con cui i due araldi cercavano di offuscare o schiarire le loro menti.
Le dinamiche dei fatti non sono note, ma sembra che tramite un oscuro rituale di origine Drow, I maghi elfici riuscirono a sventare i tentativi di Miur di ascendere al posto di divinità, imprigionandolo in un altro piano di esistenza.
Fu proprio al termine del rito che fece la propria comparsa il Globo: i tre maghi, che conducevano il rituale, entrarono in contatto con esso così come in passato accadde ai loro predecessori. Quello che videro o che apparì alle loro menti rimane un mistero celato nei loro ricordi, ma fatto sta che divenne base per renderli degni di guidare successivamente l'Accademia, fino alla recente e triste situazione di abbandono in cui questa istituzione versa.
Non voglio prendermi responsabilità di aggiungere altro ai pochi fatti e testimonianze giuntemi, e la verità precisa rimane solo nelle loro menti o in qualche polverosa libreria. Se il maestro lo vorrà, avrò piacere a continuare tali ricerche.

L'origine del potere, come si veicola il Dono

Il potere della nostra magia deriva direttamente dal Globo della Conoscenza, e quindi direttamente da Morrigan e indirettamente dai Valar che hanno contribuito “loro malgrado” alla sua creazione, ma che hanno poi permesso alla Figlia di utilizzare gli elementi del creato (elementi pervasi anche dal loro potere) racchiusi nel mistico artefatto.

L'energia magica proviene da un potere di origini divine, la Magia (Ingol per i quenya, Gul per sindar) appunto, che pervade il nostro corpo, intangibile ed etereo. Tale potere pervade ogni individuo in cui scorra sangue elfico, ma la sua energia è latente, o debole, nella maggior parte della popolazione: potrà in alcuni casi essere sviluppata, ma solo se sussistono determinate condizioni.

Il Mana è la forza interiore che permette di gestire e manipolare l'energia magica, ed è l'effettivo veicolo del potere di Morrigan, attraverso il quale il mago può incidere sul mondo circostante tramite gli incantesimi.
Tramite il Mana, durante la preparazione degli incantesimi, il mago (Istar in quenya/telerin, Ithron in sindarin) riesce a mettere in comunione la propria Magia per brevi istanti con il potere racchiuso dal Globo, servendosi di gesti, parole e reagenti come canalizzatori per l'operazione.

Il luogo di provenienza di questo potere, traboccante delle forze primali raccolte dalla Dea, è detto Piano della Men, e viene comunemente assimilato al Globo della Conoscenza, essendo in esso di fatto racchiuso. Ogni incantatore può evocare da tale luogo gli elementi necessari al componimento dell'incanto.

Il Mana può essere considerata come la "volontà" e al tempo stesso la "capacità" di domare le energie che giungono dalla Men.

In taluni casi, quindi individui, il Mana può essere insufficiente, o quasi assente, tanto da scoraggiare tentativi di studio o di sviluppo, mentre in altri casi può non esserci una predisposizione naturale al suo; in realtà è più raro che tali condizioni siano verificate, che non il contrario. Il Mana è uno dei prerequisiti fondamentali per lo sviluppo del potere della Magia insito in ogni elfo.
Il Mana quindi è spesso considerato il primo obiettivo del mago, e la sua crescita e il suo sviluppo è ritenuto fondamentale.
Tale crescita richiede lo studio e l'esercizio di alcune attività, che sono connaturate all'istar e che partecipano direttamente o indirettamente al processo di sviluppo. Esse sono parte integrante dello studio magico, arricchiscono e rafforzano il Mana, indi completano il mago.

Le Vie

“Quando gli dei crearono gli elfi, Morrigan non era del tutto soddisfatta della Visione del creato: ella voleva donare infatti parte della sua essenza alla razza che avrebbe abitato Ardania e in particolare le meravigliose foreste del Doriath.[..]
Salì allora in cielo, nel punto più alto del Creato, e per un infinitesimale istante catturo' tutta la Luce irradiata su Ardania, la quale fu immersa nell'Oscurità per una frazione di secondo talmente minuscola che nessuno, Dio o mortale, se ne accorse. Messa al sicuro l'aria impregnata della Luce di Beltaine, scese nelle profondità dell'Oceano, a prelevare la sabbia del fondale più fondo e cupo che esistesse, trovando in essa l'essenza delle acque di Earlann. Fu poi la volta della terra in cui affondavano le radici del più antico albero che dimorava nelle foreste del Doriath, e anche il potere di Suldanas era ottenuto. Infine scese al centro del più terribile vulcano esistente, che squassava le montagne e le valli intorno a se in un fragore assordante, attraverso una galleria che si estendeva in un oscurità senza tempo nelle viscere della terra, fino a che non giunse alla camera dove la lava ribolliva, rigurgitante la bramosia di guadagnare la superficie. Morrigan catturò anche l'essenza di Luugh attraverso la lava, e ritornò nelle sue stanze per continuare il piano che aveva progettato.
Unendo aria, acqua, terra e lava, creò così, all'insaputa degli altri Dei, il Globo della Conoscenza.”

Questa è un frammento della storia della Nascita della Magia, come si è tramandata ai giorni nostri, che i più conosceranno.
Il Globo, che allo stesso tempo racchiude il potere ed è mezzo di comunione con esso, è costituito dall'unione dei quattro elementi. A seconda della Via che si sceglie di percorrere, esistono quattro modi diversi di rapportarsi con tale potere.
E' come se si trattasse di diversi punti di vista, ma sempre riferiti allo stessa entità.
Questo tipo di distinzione spiega intuitivamente il motivo per cui le suddivisioni in Vie nella società dei maghi elfica siano sempre esistite, e si siano dimostrate il più naturale ed efficace sistema di aggregazione e identificazione degli studiosi.
L'accademia di Magia Elfica, ad esempio, non ha fatto null'altro che recuperare le tradizioni in vigore fino ad allora, codificandole in un sistema di istruzione ben diviso e differenziato.

La storia narra che fu lo stesso Naureletion a comprendere questa grande verità, rivelandola ai propri figli poco prima di sparire per sempre. Fu la figlia Isilwen a svilupparla raccogliendone l' eredità, e divenne poi col tempo concezione dominante anche all'interno dell'Ordine dell'Antica Via.
Grazie alla sua enorme diffusione tale dottrina sopravvisse ai terribili Falò senza Luce, mentre non si potè dire lo stesso (almeno non ve ne sono testimonianze) dei segreti più reconditi di quella scuola di magia che vedeva il capostipite in Amanya, luce all'occhiello della casata Quenya, e di cui l'applicazione più famosa era senza dubbio la leggendaria Tessitoria Arcana.
Negli ultimi millenni, sin dai tempi della Scissione delle Casate, questa filosofia è andata un po' disperdendosi, così come i figli di Beltaine si disperdevano nel Doriath: gli elfi profondi conoscitori diminuirono sempre più, nacquero correnti di pensiero interne, e altre se ne svilupparono.
Ai giorni d'oggi non possiamo dire quanto del pensiero originale è giunto a noi, fatto sta che quel che è giunto è ancora dominante nelle menti dei moderni maghi elfici, anche se non è raro incontrare giovani apprendisti sprovvisti di tali conoscenze, o addirittura Istar che non se ne interessano.
Andiamo ad esaminare questa antica dottrina.

Riassumendo, le Vie a cui un mago può accostarsi, o cui può sentirsi più affine sono:

• La via dell'Aria, del bagliore accecante di Beltaine e dell'irrequietezza della sua luce; il colore che indossano più i suoi adepti è il Bianco e il punto cardinale a cui è associata è il Nord;
• La via dell'Acqua, dell'infinita tranquillità e incrollabile resistenza di Earlann; il riferimento per i seguaci è l'Ovest, e sono conosciuti come Vesti Blu per il loro abbigliamento tradizionale;
• La via della Terra, del potere che scaturisce dalla materia prima delle foreste di Suldanas; la direzione di riferimento delle Vesti Verdi è il Sud;
• La via del Fuoco, della pura potenza attinta dalla bramosia e dall'ardore di Luugh; il punto cardinale a cui è collegata è l'Est, e usualmente vengono riconosciuti per i loro abiti color Rossi;

La comunanza delle vie con i punti cardinali deriva da immemori e antichi insegnamenti, indelebili ormai nella mia mente: “...cosicché ogni istar possa sapere sempre dove dirigersi nei momenti di smarrimento” (così ha sempre recitato il mio Maestro).
Degne di nota come visto sono anche le tradizioni inerenti agli abbigliamenti, differenziati a seconda della Via. Queste a dire il vero sono considerate da molti elfi, soprattutto i più giovani, come usanze un po' conservatrici e nostalgiche, però ancora sono spesso usate. Capita spesso che tali usanze siano rispettate in occasioni di incontri formali oppure nelle occasioni pubbliche di una certa rilevanza.

Importanti chiarimenti, magari per un lettore inesperto, necessitano di essere dati.

La Via rispecchia il modo di essere del mago, i suoi atteggiamenti e filosofie, ma null'altro. Spesso soprattutto gli Edain, o i più giovani commettono l'errore di associare la vie alle diverse sfere e scuole di magia, ma ciò è totalmente errato.
La Via non interferisce minimamente con l'animo di chi la segue: un malvagio che scelga la Via dell'Acqua resterà probabilmente malvagio, e non sarà di certo la saggezza a cambiarlo, così come un animo generoso che seguirà la via del Fuoco userà quel terribile potere per scopi nobili.

La via dell'Aria
Il Mago dell'Aria trae il suo potere dal vibrare dell'atmosfera e dalla luce che attraverso essa si irradia. Il loro passo è rapido e deciso, così come la loro parlata mentre ripetono le arcane parole degli incantesimi. La componente che prediligono nei loro incanti è principalmente verbale, e la loro voce risuona chiara all'orecchio di chi ha la sfortuna di udire le parole di un incantesimo mortale. Amano cimentarsi in lunghi dibattiti con i loro compagni per migliorare la loro Arte, preferendoli allo studio degli antichi scritti del sapere: per questo sono fra i più determinanti ed influenti nelle congreghe di maghi, anche se il loro bisogno di indipendenza li tiene spesso lontano da esse. Solitamente la loro voglia di agire, unita al loro carattere spesso mutevole, li porta a trovarsi nelle più svariate situazioni, dalle quali traggono grande insegnamento per la loro Via vivendo direttamente le esperienze. Molti teleri e mezzelfi seguono questa Via, per l'inquietudine del loro animo, curiosità o amore per il viaggiare.

La Via dell'Acqua
Chi ha scelto la via dell'Acqua è come un lento e placido fiume che scorre dalla sorgente alla foce in costante pianura. Di poche parole, dai movimenti misurati e posati, le Vesti blu difficilmente perdono la calma, lasciandosi guidare dalle emozioni, e prediligono porsi dinanzi alle problematiche affidandosi prima all'intelligenza e all'esperienza, poi alla pura azione.
Quando lanciano un incantesimo, preferiscono enfatizzare i soli gesti, pronunciando le parole come una cantilena a bassa voce, lasciando che la loro magia si innalzi placidamente investendo l'obiettivo prefissato. Amano la tranquillità, e spesso si possono trovare in una piccola stanza ben illuminata, magari isolata (anche se il loro atteggiamento paziente ed adattabile permette loro di ritagliarsi un proprio spazio di tranquillità un po' ovunque), a dedicarsi allo studio degli antichi testi e pergamene, cosa che amano particolarmente. Spesso sono vicini a biblioteche e ad altri centri di sapere, attingendo da essi o magari anche contribuendo alla loro gestione. Le vicende e le conoscenze dei predecessori sono per il Mago dell'Acqua fonte per lui di infinita esperienza.
Alcuni dei maggiori esponenti di questa Via sono stati Teleri e Quenya, aiutati dal naturale distacco e dal controllo di sè insito nel proprio retaggio.

La Via della Terra
L'adepto della via della Terra è generalmente uno studioso e profondo conoscitore della materia fisica e delle cose che da essa prendono forma. Ogni problema può essere risolto osservando e studiando l'essenza degli oggetti, cercando di capirne la composizione, relazionandovi la storia e usando opportuni incantamenti. Per questo motivo è spesso molto legato allo studio della Natura, considerata come fonte e armonizzatrice di infiniti stimoli.
Non è raro che egli sia un abile combattente e riesca a combinare con sapienza l'arte della magia e della guerra. Il mago della terra tende ad essere statico nelle proprie idee ed assente dai discorsi altrui, come se nulla che non lo riguardi direttamente possa importargli, ed è spesso semplice e diretto nei modi. E' convinto nei propri ideali e difficilmente si riesce a smuoverlo dalle sue posizioni, ed è tra i maghi forse quello meno propenso all'innovazione. Gli Istar più portati per questa Via sono spesso i sindar, per l'attenzione per la natura e per la concezione conservatrice e chiusa che pervade la loro cultura.

La Via del Fuoco
Il fuoco arde imperituro nello spirito di chi segue la via del Fuoco. Le componenti centrali nei loro incanti sono il pensiero forte e la volontà decisa, trasmessi da parole pronunciate con voce tonante e gesti furiosi, che sembrano non riuscire a contenere però la potenza del loro spirito. Non preferiscono alcun luogo in particolare per vivere, e a volte non ne hanno bisogno: il fuoco che li guida è tutto quello di cui necessitano, e ciò li porta ad unirsi ad ogni causa che possa liberare quella potenza interiore che alberga nel loro spirito. Una volta che decidono di seguire una di queste cause, daranno tutto per seguirle ed appoggiarle, non lesinando alcuno sforzo; la loro generosità, il loro orgoglio e la sua combattività sono infatti caratteristiche molto visibili e spesso presenti.
Il mago del Fuoco, a causa del suo temperamento sarà probabilmente il più portato allo scontro, e il più determinato; cercherà sempre situazioni in cui provarsi, e in cui liberare il proprio potere, che siano sfide, competizioni o situazioni estreme e pericolose. Questa via è seguita da elfi di tutte le estrazioni, anche se trova maggior seguito nelle frange della collettività più portate allo scontro e all'affermazione di sè, spesso di retaggio nobile.

Magia e società elfica

All'inizio della Terza Radura, solitamente, esperti sacerdoti di Morrigan o istar anziani esaminano i giovani elfi, verificando in loro la presenza o meno di predisposizione. In alcuni casi, tale predisposizione è così spiccata e potente da manifestarsi autonomamente nel giovane elfo: non sono rarissimi i casi in cui il potere “trabocchi”, dando origine a piccoli incidenti (piccolo incendi, manipolazioni involontarie di oggetti o piante); in questo caso gli insegnamenti vengono anticipati, per evitare che tale potere possa essere fonte di pericolo per la comunità e per instradare prontamente il giovane mago.

Gli elfi ritenuti dalla comunità idonei, vengono affidati ad un Maestro, preferibilmente scelto a seconda dell'inclinazione e quindi di comunanza di Via con l'allievo; qualora non sia possibile (ma non è comunque strettamente necessario), si utilizzano altri criteri, spesso improntati al buon senso e rapportati alla situazione sociale e culturale del giovane.
E' importante però specificare che non è affatto comune che un giovane istar manifesti chiaramente le caratteristiche che permettono di accomunarlo ad una Via, e buona parte degli adepti impiegano alcuni anni per la comprensione di ciò, tramite profonde meditazioni e prove impegnative.

Non esistono formalismi che identifichino un Maestro, in nessun regno elfico: un mago è considerato tale semplicemente quando la famiglia dell'apprendista, o il giovane mago stesso, chiedono all'anziano di essere guida e insegnante, riconoscendone i meriti e le conoscenze. A volte si cercano istar che siano già affermati nella propria società (ad esempio per i Quenya ciò è molto importante), ma non sempre è così, ed altri elfi, come i Sindar o i Teleri, tendono a prediligere il puro merito.

A proposito delle diversità nei vari ceppi elfici, si possono segnalare e considerare altri aspetti, inerenti alle filosofie e al modo di rapportarsi con la magia.
Ad esempio, tra alcuni Sindar, la cui cultura è fortemente animista, vi è la credenza che la Magia non sia altro che uno spirito senziente e figlio di Morrigan, che albelga negli elfi dotati di potere e che si manifesta nei più svariati modi, e quindi, in un certo modo senzientee degno di venerazione.
Invece, alla Perla dei Mari, molti Teleri hanno sviluppato col tempo gli antichi insegnamenti di origine quenya, fortemente influenzati dalle contaminazioni delle altre culture e guidati dalla loro apertura mentale: il risultato è che il pensiero più innovatore, vivo e sperimentale risiede spesso negli studi e nelle biblioteche di Rotiniel.
Infine, per quanto riguarda gli "Alti", "coloro che hanno la più alta comprensione dell'Arte Arcana", si può dire che Ondolinde mantiene inalterato nel tempo il suo status di "capitale" della Magia elfica, seguendo forse il maniera più fedele e "conservatrice" gli insegnamenti primi di Nuireletion; l'Arte è spesso vista come mezzo di doverosa manipolazione della Natura e del creato, testimonianza di grandezza del popolo quenya in special modo, che ne custodisce probabilmente i più reconditi segreti, come la Tessitoria Arcana.

Sempre con riferimento società elfica, è importante e doveroso chiarire il rapporto con la Magia Nera, Moringul per i Quenya e Teleri, Morgul per i Sindar.
Tali pratiche sono state nella storia del popolo elfico sempre seguite, quasi senza differenze, tra le varie casate Sindar, Quenya e Drow. Magari questa cosa potrebbe sorprendere un Edain che leggesse questo testo, ma non deve: nella cultura elfica raramente esistono distinzioni nette tra bene e male, nondimeno quando si ha a che fare con la Magia; dopotutto nel potere della magia è racchiuso anche parte del potere di Luugh.
Quello che importa davvero per un istar è l'uso che si fa degli incanti, e il modo in cui ci rapporta.
Frammenti della storia passata, prima dei tremendi Falò, ci riportano testimonianze di terribili maledizioni scagliate dai maghi Sindar contro profanatori dei loro luoghi sacri, di studi doviziosi di creature demoniache svolti negli antri della casata Quenya, o di perduti riti necromantici degli incantatori Drow. Proprio a tal proposito, va specificato che è l'ultima tipologia, la necromanzia, ad essere stata poi con il tempo rigettata e condannata da ogni congrega e mago elfico, da coloro i quali non vogliono camminare fuori dalla luce di Beltaine e dagli insegnamenti dei Valar tutti.
Per quanto riguarda gli altri tipi di incantesimi di questa sfera, in genere non sussistono vincoli di tipo morale o religioso, ma è tutto lasciato alla responsabilità, alla sapienza e la fermezza d'animo del mago; è importante comprendere che deriva grande potere dall'uso e dalla manipolazione di certe forze, che possono intaccare le essenze vitali (gli altri tipi di magia però non prevedono un uso meno responsabile, si parla sempre di grandi influenze sull'ambiente circostante), e che occorre prestare molta attenzione nel richiamare creature barbare, spinte da istinti crudeli, senzienti e intelligenti, e che soprattutto obbediscono loro malgrado.
Alcune creature demoniache sono dotate, infatti, di una forza di volontà fuori dal comune, nonché di notevoli abilità sobillatorie e tentatrici, e gli elfi ricorrono al loro aiuto con parsimonia, perchè sanno che ogni volta dovranno mettere alla prova duramente le proprie capacità, e poiché si teme che il demone possa ricordare il trattamento subito, quando viene dominato, e vendicarsi coi propri simili alla prima occasione. C'è anche un altro modo in cui si può relazionarsi col demone, ovvero assecondando le sue richieste tentatrici, e contrattando così il “prezzo” del suo servizio: ma questo è un modo ancora più pericoloso, poiché si rischia di perdersi in un vortice di dissolutezza, giungendo al fine a ridursi schiavi della creatura.

Un discorso differente va invece fatto per chiarire ulteriori differenze tra quanto visto finora, e la Magia Proibita (Langol in quenya, Algul in sindarin). Questo tipo di incantamenti è stato sviluppato, a prezzo di corruzione di animo e corpo, nei reconditi abissi delle città Drow, e non si hanno testimonianze finora di elfi chiari in grado di maneggiarne tale potere; non di meno, disponiamo di pochissime informazioni in merito, e quel poco che so lo devo solamente all'immensa saggezza e conoscenza del mio Maestro.
Frammenti di leggenda raccolti con dovizia nei secoli, riportano come questo potere sia nato nei tempi della Fondazione delle prime comunità Drow, quindi dopo la separazione delle casate e l'esilio degli Scuri: si narra che sia stato il condottiero e guida degli elfi Siregh, a ricevere questo potere direttamente come intercessione divina, e che se ne sia servito per imporre la propria autorità al suo popolo mostrandosi come prescelto dai loro dei. Questo potere, e gli insegnamenti atti ad utilizzarlo, vennero segretamente e quasi ossessivamente tramandati all'interno della casata del condottiero, e successivamente diffusi, ma con attenzione, presso le famiglie più potenti tramite i sacerdoti più autorevoli dei culti drowish.
Quello che molti hanno potuto osservare avendo a che fare con gli stregoni drow (evocazioni di ragni, potenti magie di veleno e corruzione) è solo una parte del grande potere, che comprende anche potenti divinazioni, riti di evocazione di aberrazioni e di corruzione di forme di vita; nel complesso comunque si tratta di un potere molto legato alla religiosità, tanto che diverse forme di questi insegnamenti sono usati anche dai sacerdoti, oltre che dagli stregoni Scuri.
E' facile supporre che persino all'interno della società drow siano pochi a disporre di ampie conoscenze in merito, e che esse vengano custodite con cura e “centellinate” alle armate o agli studiosi che se ne debbano servire.
Occorre quindi molta attenzione nell'accomunare questo potere con la Moringul: è un errore che spesso viene commesso da elfi inesperti, ma che dovrebbe essere evitato da studiosi e istar responsabili e consapevoli del Dono di Morrigan. Sebbene forse vi possa essere una piccola somiglianza negli effetti degli incanti, vi è una enorme differenza nell'origine dei poteri: mentre infatti il dono viene veicolato dal Piano della Men, e attinto direttamente dal potere primo racchiuso nel Globo della Conoscenza, la Magia Proibita attinge (almeno secondo le ipotesi del mio Maestro)
da fonti diverse, quali l'essenza corporea dell'usufruitore, e il potere corrotto delle divinità inferiori che gli scuri venerano.

Qui si conclude la mia umile opera. Possa il Sempre Saggio essere benevolo con questo scritto, e possa esso diffondersi tra tutti gli studiosi e istar degni del mondo conosciuto.

Winyandor, 23 Dodecabrullo 261
Winwar Elessir, adepto della Via dell'Acqua sotto la guida del saggio Hisie en'Yevia

 

La magia secondo i nani

“Magia?” chiese il vecchio nano inarcando un sopracciglio.
“Puah! Credi che i nani abbiano bisogno della magia!? Se così fosse la Triade ce ne avrebbe fatto dono!” sbuffò il nano.
“Ma non è così! Il punto è semplice gambelunghe: i nani non hanno alcun bisogna della magia!”

Da sempre i popoli di Ardania si domandano come mai i nani siano gli unici esseri viventi a non fare uso della magia. Perfino orchi, goblin e altre creature orripilanti sono in grado di manipolarla. Eppure i nani no.
I nani nutrono una profonda e radicale avversione nei confronti della magia. Avversione diventata odio con radici storiche che risalgono ai tempi della Battaglia Sanguinosa combattuta contro la stirpe elfica: battaglia che il popolo di Djare perse a causa della magia, che venne usata anche per esiliarli e rinchiuderli nella profondità della terra.
Nessun altra razza sarebbe sopravvissuta in un ambiente simile.
Magia? No…semplicemente tenacia, determinazione, il rifiuto ad arrendersi e l’ingegno.
Forse soprattutto quest’ultimo è la forma di magia che i nani sono in grado di praticare. Ma è qualcosa di reale, tangibile e concreto, il frutto di una profonda conoscenza ereditata dagli antenati e una ricchezza condivisa da tutti e per il bene del proprio popolo.
Caratterizzati da un innato e profondo pragmatismo, i nani non capiscono la magia: la vedono come qualcosa di astratto e irreale; una forma di potere e ricchezza certo ma non condivisa e accessibile a tutti e raramente al servizio del bene comune.
La magia è pericolosa e selvaggia e i nani credono che non tutti gli esseri mortali siano in grado di praticarla senza che la propria anima venga corrotta.

Confronto Magia e Tecnologia
I nani sono la civiltà con il più elevato e avanzato sviluppo tecnologico: laddove in molte società è la magia a ricoprire un ruolo importante, tra gli djaredin è la tecnologia a farlo.
Se i maghi ricorrono alla magia per spostarsi velocemente da un luogo ad un altro, passeggiando per Kard Dorgast si può ammirare l’intricato sistema di binari: binari su cui carrelli carichi di metallo e altre risorse, viaggiano rapidamente raggiungendo ogni punto strategico della città sotterranea.
I maghi sono in grado di manipolare gli elementi della natura: acqua, aria, fuoco e terra. Altrettanto fanno inventori e ingegneri nanici: complessi sistemi di pompaggio dell’acqua permettono di portare questa preziosa risorsa in tutto il Regno; mastodontici condotti di ventilazione, che partendo dalle profondità del sottosuolo raggiungono gli sbocchi in superficie, controllano il flusso dell’aria; esperti ed abili artigiani conoscono ogni segreto del fuoco, lo manipolano per i propri lavori e lo sfruttano per creare armi micidiali; infine la terra: esiste forse un popolo più legato ad essa dei nani e che ne conosca e apprezzi segreti e doni?
Un incantatore arcano può convocare a sé creature e servitori per i suoi fini. I nani sono in grado di costruire guerrieri di metallo e se non bastasse, data la loro profonda fede, richiamare lo spirito di un antenato.
La magia insomma è stata completamente rimpiazzata dalla tecnologia: anche per questo i nani ne mettono in dubbio la sua reale utilità.
Una civiltà basata solo ed esclusivamente sulla profonda fede e sviluppo razionale, sulla conoscenza attraverso scoperte tangibili e patrimonio per i discendenti, ha sicuramente un futuro più certo e consolidato rispetto invece ad una civiltà che si basa sull’evoluzione grazie allo sfruttamento di poteri derivanti dalla magia.

- Origini della Magia secondo i Nani
È opinione diffusa tra i nani, che la magia sia stata creata dai demoni o forse rubata agli dei stessi per i loro scopi caotici.
La magia è una forma di potere difficile da controllare e non tutti gli esseri mortali sono in grado di farlo e soprattutto di non rimanerne corrotti. Per questo secondo i nani gli Dei mai avrebbero permesso che finisse nelle loro mani: la magia distorce lo stato naturale delle cose, del mondo creato e quindi minaccia la perfezione degli Dei stessi.
I nani quindi sostengono che i demoni abbiano insegnato la magia agli elfi: l’uso della magia avrebbe portato scompiglio e caos su Ardania e queste immonde creature avrebbero così ottenuto ciò per cui sono state create.
In seguito la stirpe elfica avrebbe insegnato a sua volta la magia agli umani: questo sarebbe avvenuto al tempo della Battaglia Sanguinosa. Gli elfi, accortisi che gli umani, al contrario dei nani, avevano una certa propensione nei confronti della magia e promisero che li avrebbero istruiti in cambio della loro neutralità durante la guerra imminente. Gli umani, avidi e assetati di potere, accettarono. Così gli elfi allontanarono gli umani dai nani e li resero in un certo senso più simili a loro.
Dal punto di vista dei nani, gli umani muoiono troppo presto per rendersi conto dei reali effetti che la magia produce e soprattutto non hanno il tempo necessario per conoscerla a fondo. Gli elfi invece, hanno tutto il tempo e la saggezza per imparare a fare uso della magia senza creare danni irreparabili, ma nessun nano lo ammetterebbe mai.
Un mago di per sé non è malvagio e non è detto che venga corrotto dal potere. Può usare la magia a fin di bene, ma ogni volta che ricorre ad essa indebolisce la realtà delle cose, porta caos nell'ordine, rende tutto meno perfetto. In sostanza a lungo andare fa il gioco dei demoni, che non desiderano altro.

 

 

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