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  Tortuga
Tremec - Loknar - Villaggio Qwaylar - Tortuga - Il Rifugio

Nel profondo Sud delle Terre Selvagge, circondata dal mare e da scogli affilati, si erge l’Isola di Tortuga. Può essere considerata una creatura con due cuori pulsanti. Un lato, porto franco dei corsari, civilizzato ma caotico; l'altro, dimora dei qwaylar, selvaggio e quasi incontaminato.

Due mondi diversi ma allo stesso modo affascinanti, culture opposte ma alleate, separate geograficamente solo da una piccola montagna. .

Le strutture che i corsari sono riusciti a erigere come sede delle loro scorribande sono diventate nel tempo sempre più numerose, fino a divenire un vero e proprio villaggio. Il grande porto straripa di imbarcazioni di ogni sorta e pullula di uomini di mare intenti a guadagnarsi la paga giornaliera, o semplicemente il favore di qualche corsaro. La Piazza della Misericordia è il luogo di ritrovo: i marinai discutono su quale sarà la prossima meta, dividono il bottino guadagnato dall'ultima scorreria mentre i ladruncoli addentano monete appena sottratte, valutando il loro valore. Tutto avviene all'ombra del patibolo, dove viene applicata la giustizia corsara. Nel frattempo, alla Perla di Danu, la gloriosa ed imponente ammiraglia della flotta Corsara, il Capitano ed il suo Primo Ufficiale sono intenti a decifrare antiche mappe impolverate o a decidere gli ordini per la ciurma, mentre dozzine di uomini si affannano a lustrare il ponte della nave. Ma il cuore del villaggio è senz'altro il Cannocchiale Rotto, la locanda dove tutto può accadere. È qui che i marinai vengono a spendere la loro sudata paga giornaliera, affidandola alla sorte tramite i dadi, un mazzo di carte truccato, o una scommessa sul prossimo pollo da combattimento vincente. Tra una sbronza dovuta al grog, una rissa, un duello ad insulti o un'avventura con una bella fanciulla, chi può dire in che condizioni si uscirà dalla locanda? Ma c'è anche chi cerca ristoro all'ombra di qualche palma, disteso su una comoda amaca, o sotto il grande faro, l'occhio dell'isola.

Dall'altro capo dell'isola, invece, dopo aver superato sentieri quasi invisibili, sotto gli occhi di esperte guide indigene e lunghe ombre minacciose che si annidano tra i rami degli alberi, si può scorgere un altro villaggio. È Timata Ora, il rifugio dove la tribù qwaylar vive attualmente. .

Sebbene il loro luogo originario sia la giungla selvaggia, la comunità qwaylar ha trovato riparo in questa radura, che i corsari hanno loro concesso dopo l'invasione del villaggio di Waka Nui da parte di una popolazione qwaylar avversa. Il fuoco sacro è il centro del villaggio, circondato dalle capanne e dai campi. Qui si può assistere a canti, danze al ritmo tribale di tamburi e a preghiere agli spiriti, coloro che dimorano ogni aspetto della realtà. I cacciatori impiumano frecce, i guerrieri affilano le loro asce d'osso e i conciatori puliscono le pelli degli animali appena scuoiati; sono tutti in attesa dell'urlo dell'Hawakan, il grande cacciatore e protettore della giungla, monito che la caccia sta per cominciare. La Sacra Grotta è invece il luogo dove avviene il contatto personale con Mawu, il Tutto. Qui, uno alla volta, i membri della comunità giungono a portare doni agli spiriti e al Grande Spirito, sotto lo sguardo attento dello stregone e dello sciamano. La legge del villaggio è quella della giungla, rigida e severa, ma giusta e a volte imperscrutabile. A vegliare su di essa ci sono il Consiglio degli Anziani e il Tlatoani, il capo tribù. Per chiunque non la rispetti è pronto un palo, su cui la propria testa svetterà come macabro monito...

 

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