VIII
La Guerra dei 100 Anni

Nelle sedute del Consiglio, Seregh, potente Capocasata dei Drow, cominciò a scagliarsi contro i portavoce Quenya in merito al possesso della Bianca Reliquia. Essa consisteva in un ramo (o una piccola radice, le testimonianze in questo senso sono diverse) del Sacro Albero Tulip, donde il mondo fu creato. La Reliquia era stata da sempre conservata dai sacerdoti Quenya, fin dai primordi custodi dell’Antica Scienza e della Tradizione. I Drow ne rivendicavano ora il possesso, in quanto “unici e veri appartenenti alla stirpe elfica”, accusando Quenya e Sindar di vigliaccheria e mollezza, e gettando il disonore su di loro.
Una notte, un gruppo di esperti assassini Drow penetrò nel tempio dei Quenya per trafugare la Reliquia e ne uccise i sacerdoti guardiani. Il tentativo fallì, e il furto fu sventato, ma i morti rimanevano: per la prima volta un fratello aveva levato l’arma su un fratello e la strada del sangue era stata imboccata. Tornare indietro non era più possibile.
Così cominciava quella che fu poi ricordata come la “Guerra dei 100 anni”. Tanto a lungo durarono i sanguinosi scontri fra le tre Casate. Le prime battaglie furono scaramucce di piccoli gruppi armati fra Quenya e Drow, ma presto al guerra crebbe di intensità e in ferocia.
I Sindar assunsero inizialmente una posizione equidistante da entrambe gli schieramenti, valutando attentamente e con lungimiranza la situazione. Ma presto le autentiche ambizioni dei Drow si palesarono agli occhi di tutti: il loro scopo era un e uno solo: dominare le altre Casate, per poi dominare incontrastati su ogni cosa o essere vivente; e per farlo conoscevano un unico strumento: la guerra.
Così dopo il primo decennio gli schieramenti erano ben definiti: Quenya e Sindar da una parte e Drow sul fronte opposto.
Dopo decenni di guerra, molto fu il sangue versato, gli omicidi, le stragi.
Ma Beltaine non aveva perdonato i traditori della stirpe degli Eletti, e abbandonò i loro cuori, e diede forza ai loro avversari.
I traditori furono decimati e sconfitti. Ai superstiti fu proposta una riconciliazione, seppur dolorosa, che potesse condurre ad una pace duratura. Ma i Drow, indomiti e orgogliosi guerrieri, alla resa preferirono l’esilio.