VI
Vittoria !

Lo scontro fra Thorondil e Ghaunadaur fu il più lungo ed epico che la storia elfica ricordi. La bianca spada dell’uno cozzava con le due enormi asce affilate dell’altro.
Nel frattempo i Figli dell’Hildoriath combattevano strenuamente per mantenere la posizione ma se talvolta riuscivano ad aprirsi un varco su un fronte, da un’altro lato erano costretti ad arretrare e lasciar spazio agli orchi.
La battaglia fra i due generali continuava senza esclusione di colpi, e nonostante il forte impeto che li muoveva, nessuno sembrava prevalere sull’altro.
Ma il passare del tempo avvantaggiava il nemico. Lentamente l’Orda stava accerchiando l’esercito elfico.
Per un momento, un guizzo di speranza attraversò l’animo degli elfi quando Thorondil riuscì a colpire a morte il supremo comandante dei pelleverde: con un raccapricciante ruggito, Ghaunadaur rovinò a terra, sconfitto. E tuttavia, l’esultanza si tramutò presto in angoscia, mentre il corpo retto e fiero di Thorondil si accasciava al suolo, lacerato da poche ma profonde ferite. Gli elfi erano oramai completamente circondati: in trappola. E al panico degli orchi per la morte del proprio capo, subentrò prontamente l’ebbrezza di una vittoria ormai certa.
Allora dalle labbra del Principe dell’Hildoriath, ormai agonizzante, si levò una preghiera, quieta e possente insieme, che immediatamente volò sulla bocca di ogni elfo e centinaia di voci divennero una voce unica, che si alzava solenne verso il cielo. E dall’alto, la preghiera fu ascoltata.

Quando Thorondil esalò l’ultimo respiro, avvenne un fatto straordinario. Un ombra, prima appena accennata, poi sempre più grande, coprì il campo di battaglia. La luce del sole fu oscurata, e tutto intorno si diffondeva una leggera luminescenza verde. Gli incantatori e i sacerdoti elfici, così come gli sciamani pelleverde avvertirono che qualcosa di estremamente potente aveva turbato l’equilibrio degli elementi: l’essenza stessa dell’Hildoriath si era destata dal suo sonno millenario. D’un tratto, spade, asce e archi furono posati e su ogni cosa calò un innaturale silenzio.Tutti i combattenti alzarono lo sguardo, impietriti.
Metà del cielo era coperta da una sorta di ampia nuvola color smeraldo... ma non era una nuvola: era un’ala. Un paio di enormi ali, grandi come pianure, che muovendosi generavano un vento tanto forte da costringere elfi ed orchi a trovare appigli cui aggrapparsi per restare fermi sulle loro gambe.
Poi la creatura si fece più vicina, e minacciosa. Ricordava vagamente un rettile, nel corpo e nella testa, con arti giganteschi, denti e unghie affilate come spade. Ma negli occhi non vi era malvagità. Ammesso che si possano attribuire sentimenti dei mortali ad un essere semidivino, vi si poteva leggere forse un insieme di severità, compassione e saggezza infinta, senza tempo. Questa era dunque la mitica creatura oggetto di tante fiabe e racconti fantastici, il leggendario Drago di Smeraldo.
Lo sguardo del Drago si posò prima sugli elfi, ed era il suo uno sguardo corrucciato, quasi di rimprovero, poi scrutò gli orchi, attentamente e con durezza. Allora levò gli artigli su di loro e una potenza senza pari si abbatté sui figli di Ghaunadur. Pareva che tutti gli elementi si piegassero alla volontà del Drago, la terra tremava sotto i piedi degli orchi e li intrappolava in robuste radici, dal cielo una pioggia di fulmini ne folgorò a centinaia. E la sorpresa fu ancor più grande quando tutti videro come alle sue mastodontiche dimensioni si accompagnasse tuttavia un’agilità e una destrezza nel combattere che atterriva per velocità e precisione. Fu allora che una nuova speranza riscaldò i cuori dei Figli di Beltaine, e mosse le loro braccia alla battaglia. Gli orchi, terrorizzati da tale potente, inatteso nemico si trovarono spiazzati di fronte alla controffensiva dell’armata elfica, e in poco tempo furono sopraffatti e messi in rotta. Aggrovigliati tutti nella mischia, presi dalla foga del combattimento, inizialmente nessuno si accorse che il Drago di Smeraldo era scomparso, portando con sè il corpo di Thorondil. Ma non era quello il momento delle domande e degli enigmi; nei pensieri degli elfi vi era solo esultanza: la battaglia era vinta!