V
La Battaglia dei Re

Gli orchi erano tanti, forti e spietati, ma l’orgoglio degli elfi era troppo grande perchè si lasciassero sopraffare senza combattere fino alla morte.
I Quenya si dimostrarono senza pari nel dominio degli elementi e dell’Antica Scienza; atterriti da armi tanto potenti quanto a loro sconosciute, molti orchi fuggirono e perirono sopraffatti dalla magia. Altrettanti caddero sotto i colpi infallibili dei tiratori Sindar, che organizzati in squadre di cacciatori saettavano veloci e invisibili tra le fronde, e con le loro frecce seminavano la morte e il panico nelle retrovie del nemico; quel giorno, non una freccia Sindar mancò il bersaglio.
Ma non vi era spettacolo più affascinante e terribile insieme di quello offerto dai guerrieri Drow in mezzo alla battaglia. Le loro lame, cosparse di mortifero veleno, sembravano tutt’uno con la mente ed il corpo: con sguardo di ghiaccio e con mano veloce e inesorabile, falciavano le fila del nemico; come presi da divino furore si abbattevano sugli orchi in una danza di morte. La prima ondata fu annientata e respinta: la battaglia sembrava vinta.
Ma grande fu lo sgomento quando una seconda armata, più numerosa e determinata, si fece strada nel cuore dell’Hildoriath, con Ghaunadaur a guidarla.
L’esercito elfico era stanco, disperso, e in netta inferiorità numerica, ma non si perse d’animo. Il Principe Thorondil fu tra i primi a scagliarsi in battaglia; combatteva senza risparmio e nel convulso groviglio di corpi, armi e armature, chiara e scintillante splendeva la luce di Amart’hyanda, la spada degli Antichi, forgiata all’alba del mondo da Suldanas e benedetta dalla Grande Madre; il sangue orchesco che pure scorreva copioso sulla sua lama, mai ne intaccava la brillantezza. E nelle abili e possenti mani di Thorondil, la spada fece scempio del nemico. Ma il valore del Principe degli elfi non fu sufficiente ad evitare la tragedia.
Ad un tratto, sopra il rumore dei tamburi da guerra, sopra il fragore della battaglia un grido feroce e profondo, un grido di bestiale esultanza scosse il campo di battaglia: con orrore, tutti gli elfi si voltarono a guardare Ghaunadaur che con orgoglio stringeva nella sua mano le teste mozzate del Re e della Regina. L’animo degli elfi, già provato, sprofondò nella disperazione. Urla di rabbia e dolore squarciarono il cielo; la terra, le acque, i venti sussultarono: l’Hildoriath piangeva la morte dei suoi Signori. E una lacrima solcò il viso del Principe degli elfi . Senza esitazione Thorondil si fece strada a suon di fendenti fra i pelleverde , che soccombevano annichiliti da tanta furia, e si lanciò, spada in pugno, contro Ghaunadaur.