La sconfitta di Kun Gardar

La chiamata alle armi risuonò in tutta la città, portata di bocca in bocca da vargos e ufficiali. La più grande armata mai vista di creature mostruose ed ostili si stava apprestando a prendere d'assedio la città! Dietro il vile attacco c'era di certo il sedicente signore del nord, Kun Gardar, minaccia costante da mesi per l'intera regione del nord e invincibile nemico del popolo dei ghiacci. Ma stavolta Helcaraxe avrebbe avuto qualcosa per cui Kun Gardar avrebbe dovuto tremare, qualcosa che avrebbe chiuso i conti e posto fine alla sua esistenza.

Adunata l'armata nella piazza a ridosso delle mura, lo jarl e gli ufficiali ordinarono la carica. Una spaventosa distesa di creature demoniache di ogni tipo si parò davanti a loro non appena ebbero varcato la porta.
Mai le armate del nord avevano affrontato una battaglia più ardua e dal risultato più incerto. Nelle pianure tra i monti e i mari ghiacciati si stava scrivendo un capitolo di storia: una battaglia che avrebbe determinato la caduta della città stessa sotto un nuovo e terribile signore o la sconfitta del più potente e pericoloso nemico che Helcaraxe abbia mai avuto.

Lanciati all'attacco gli uomini si fecero strada tra le linee nemiche, falciando e mutilando deformi creature asservite a Vashnaar, alla ricerca del suo empio generale, per afrontarlo finalmente ad armi pari. Cavalieri oscuri, troll, orchi, invasati del Picco di Sangue, Incubi... tutto veniva schiacciato dal maglio di Helcaraxe, tranciato dalle asce dei suoi uomini.

Arduo confronto rappresentarono i demoni, mietitori di uomini, che molte perdite causarono all'esercito, dapprima spiazzato, respingendolo verso le mura e facendogli perdere il terreno guadagnato. Ma anche questi terribili nemici, emissari diretti del signore dell'est, vennero infine sconfitti, ma a costo di gravi sacrifici.

Ripresa l'avanzata nel cuore dell'area ostile, le armate furono di nuovo oggetto di continui attacchi dalle infinite nuove creature che andavano a rimpolpare le legioni di creature infernali. Mentre ancora intorno infuriava la battaglia, Kun Gardar decise finalmente di mostrarsi e, vistosi con le spalle al muro, di affrontare egli stesso la propia nemesi, lo jarl di cui voleva usurpare il trono.

Sfoderata la Lama della Fiamma Fredda, lo jarl si avventò sul capo clan con uno spaventoso urlo di battaglia. Con un preciso e potente colpo la spada magica colpì la maschera di Kun Gardar e si spense come fuoco sotto la pioggia, dissolvendosi in nulla. Solo qualche secondo dopo si formò una crepa e la maschera si frantumò lasicando scoperto il visto esterrefatto di Kun Gardar.

Ignaro della sua imminente sconfitta, ormai persa la protezione di Vashnaar e ridotto un semlice mortale, il capo clan del Picco di Sangue non si fece indietro, e con un grido richiamò grazie alla sua spada l'ultima legione di servitori: una schiera di elementali di ghiaccio, facilmente distrutti dagli uomini dello jarl, ormai troppo vicini alla meta per lasciarsi sfuggire la preda.

Respinte le ultime creature lo jarl, alzando la grande ascia, lanciò su Kun Gardar tutti gli uomini, che come una potente onda del gelido mare del nord si rovescia oltre uno scoglio per infrangersi contro la costa, ruppero le righe e al segnale del loro sovrano cavalcarono oltre la sua ascia levata al cielo in preda alla sacra furia scagliandosi sul nemico.

Circondato, soverchiato dalla potenza avversaria e senza più la protezione di Vashnaar, finalmente Kun Gardar, il più pericoloso e malvagio nemico che abbia mai minacciato l'siola, cadde rantolando in preda all'agonia come un qualsiasi mortale.

Dopo un primo attimo di sconcerto, un potente grido si levò dalle armate. La vittoria era, grazie ad Aengus, di Helcaraxe e mai più il Picco di Sangue, ormai ridotto a pochi elementi senza una guida, avrebbe rappresentato una minaccia per il regno dei ghiacci!

Di nuovo altre creature si fecero avanti e, mentre gli uomini si apprestavano a dare il colpo di grazia alle appendici di quello che fu il terribile esercito di Kun Gardar, lo jarl strappò di mano al cadavere del nemico la Flamberga del Nord, spada che aveveva accompagnato il capo clan in tutti i suoi attacchi, marchio della guida di tutti i clan del nord ora riuniti sotto un unico stendardo.

Presa la spada e sollevatala in aria, lo jarl vide apparire lo spettro del padre di Kun Gardar, già indispensabile chiave per la sua distruzione, che tra sussurri e mormorii benedisse l'esercito del nord per aver fermato la follia del figlio e aver concesso la pace al proprio spirito inquieto. Consegnò anche al regnante l'eredità che la spada porta con sè: simbolo del VERO signore del nord, sarà ora passata di jarl in jarl come segno del potere su tutte le lande ghiacciate, diventando parte della tradizione di Helcaraxe.

COn animo leggero e lo spirito infervorato dalla gloriosa vittoria, gli uomini, curate le proprie ferite, si apprestarono ai grandi festeggiamenti che sarebbero seguiti.