Cronache della Grande Invasione del clan Grand'Inverno a Helcaraxe


[05 Adulain]
L'oscurità scorreva veloce e i primi tiepidi raggi della luce solare facevano capolino da dietro i monti, risplendendo e dando una nuova luce sulle immense distese di neve, sull'isola di Helcaraxe. La notte era stata particolarmente fredda considerando la stagione dell'anno, e qualche fiocco di candida neve era di nuovo ridisceso dal cielo come uno straziante pianto di qualche entità divina. Tra le fessura delle imponenti rocce del muro di cinta della città si erano formate delle lastre di ghiaccio, piccole e strette, oramai sull'orlo di sciogliersi in balia del dì in arrivo.
Tutto era silenzioso e tranquillo, una pace innaturale veleggiava sul fioco vento che si era appena alzato, che andava ad innalzare la neve sino a diversi metri di altezza in giochi di movimento eccezionali.
Un palo era conficcato davanti l'entrata principale della città, ad almeno una dozzina di metri di distanza. La neve in quel punto era diventata color porpora, imbevuta dal sangue che continuava ancora a grondare dal macabro feticcio che regalava il bastone. Una grossa testa di lupo rivolta verso la città era conficcata con forza sulla punta del palo. Il ghiaccio che gli si era formato nel pelo dava una sensazione di ribrezzo e le fauci erano state spalancate sino all'estremo dando una forma grottesca al muso di quel grande lupo bianco. All'interno della bocca si notavano ancora i denti, affilati e letali, alcuni di essi erano stati strappati dalla gengiva con brutale forza, deformando così l'intera mascella dell'animale. Se ne contavano solamente venti...
Al bastone erano stati legati con degli strani nodi due lunghi fasci di tessuto color porpora, che danzavano con vivacità sulle onde del vento.
In lontananza, nel bosco, due lupi ulularono l'arrivo del nuovo giorno...

 

[07 Adulain]
Alcuni giorni dopo il ritrovamento di quella macabra testa di lupo tutta intorno all'isola si era alzata una fitta nebbia. Già ad una ventina di metri di distanza non si sarebbe mai detto di trovarsi davanti l'imponente città di Helcaraxe, con quel tempo. Tutto aveva un'aria pesante e gravida.
In quella densa coltre ottenebrante un'ombra si mosse. Passi pesanti ma sicuri, lenti ma implacabili, facevano avanzare quella figura. In pochi secondi un possente bastione si ergeva di fronte, facendo capolino dalla nebbia. Si vedevano a malapena delle bandiere sventolare al tenue vento, bandiere e stendardi che portavano i colori di Helcaraxe.
La figura si fermò proprio di fronte al portone principale d'ingresso che imponente si ergeva con minacciosa cattiveria. Adesso si notavano bene i suoi lineamenti: un uomo, un bellissimo ragazzo sui quindici anni, capelli corvini gli fluttuavano in su e in giù raccolti in una treccia lunga sino all'inverosimile. Era mezzo nudo, ma nonostante il tempo impervio lui non sembrava accorgersene. Pelliccie di lupo ed orso ornavano i suoi spartani vestiti che lasciavano intravedere, nonostante la giovane età, una animalesca muscolatura temprata già da profonde cicatrici. Gli avambracci erano ornati di due grossi e rozzi bracciali lucenti colorati di un colore simile alla porpora, che egli portava con fierezza...

Dei passi, improvvisamente, cominciarono a farsi sentire al di là del portone, all'interno della città. La massiccia porta si spalancò e una fievole luce di lanterna inondò il lastricato di fronte l'entrata, impallidendo per un solo attimo, come una giovane fanciulla, la notte appena giunta. Il ragazzo non si mosse e le guardie che stavano giungendo lo intravidero finalmente tra la nebbia. Le guardie vennero colte alla sprovvista, sicuri di riuscire, come ogni sera, di rientrare in fretta dalla ronda notturna che gli era stata affidata e di riscaldarsi dal freddo notturno. I soldati si fermarono, squadrando il ragazzo di fronte a loro e riconoscendo in esso, dall'abbigliamento, un membro di clan ribelle. Con aria minacciosa si fecero avanti e si pararono di fronte al giovane che sembrava tutt'altro che impaurito, con lo sguardo privo di emozioni e dritto davanti a sè.
Un soldato dei tre presenti, probabilmente il capo gruppo, si fece avanti, apprestandosi a parlare...
" Chi essere tu? Cosa fare qua fuori? Parla o io caverò parole fuori dalla tua lurida bocca!"
Il ragazzo, determinato, guardando davanti a sè, rispose semplicemente:
" Voglio parlare con il vostro capo Clan"
La guardia scoppiò in una grossa e rozza risata che echeggiò lontano nella notte.
" Tu essere pazzo! Io avere riconosciuto te, sai. Tu essere sporco ribelle!!"
In attimo le altre due guardie con uno strano sorriso sul volto accerchiarono il giovane, senza lasciargli via di fuga. Un veloce sibilo nell'aria e uno schianto: il capogruppo aveva lasciato andare con violenza la sua pesante mano proprio in mezzo alla faccia del ragazzo, mandadolo a gambe all'aria. I due restanti, ridendo, e senza lasciarsi perdere l'occasione, cominciarono a prenderlo a calci. Il ragazzo rilasciava solo piccoli gemiti ai colpi degli aggressori, che finalmente lo fecero rialzare.
Tirandosi su e asciungandosi un piccolo rigolo di sangue che gli stava colando dall'angolo sinistro della bocca, disse:
" Voglio parlare con il vostro capo Clan"
Nella faccia del capogruppo si dipinse un'espressione grottesca, di rabbia e nervosismo. Si rese conto che le percosse non avevano influenzato in alcun modo quella strana persona che aveva di fronte. In un attimo diede l'ordine ai suoi compagni di prendere il ribelle.
" Faccio vedere io adesso!! Chi credere di essere tu per venire a parlare davanti Helcaraxe!"
Il piccolo gruppo si immerse all'interno della città, chiudendosi con un fragoroso frastuono il portone alle spalle.
Le guardie, trascinando il ragazzo, urlavano e ridevano, svegliando le persone che in quell'ora della notte riposavano nelle proprie abitazioni. Insulti, minaccie e sputi volavano nell'aria. Essi, si fermarono così al centro della piazza principale cittadina. I curiosi svegliati dal fracasso si affrettarono ad uscire dalle proprie case per assistere a cosa stava succedendo, e in un attimo una grande folla, composta da Turas, Vargos e Cittadini, si era formata intorno alla grande piazza.
Un urlo si librò nell'aria:
" COSA STATE A FARE??!! IO DOMANI SPACCARE VOSTRE TESTE PER QUESTO. LO JARL SARA' ROSSO DI RABBIA.STUPIDI!!"
Le guardie arretrarono immediatamente e si misero in disparte. Una figura massiccia si stava facendo largo con immense bracciate tra la gente accalcata intorno. Un'uomo imponente, alto non meno di due metri venne illuminato dalla luce delle torcie in mezzo alla piazza. Una folta barba dorata gli ornava il volto e una gigantesca mazza gli ciondolava minacciosa da dietro la schiena, legata con una grossa e pelosa cinghia di pelle animale. La sua muscolatura dava dell'incredibile, con braccia possenti e dure come il titanio. Probabilmente il capo delle guardie.
Camminò a lunghi passi verso il capogruppo e guandandolo per un solo secondo negli occhi e senza pronunciar parola, lo alzò di peso da terra, quasi senza sforzo e lo scaraventò in aria a circa tre metri di distanza. Il soldato si tirò in piedi con il terrore che gli baluginava negli occhi e in un solo secondo si mise a correre lontano dalla piazza. L'uomo dalla barba dorata finalmente si accorse del ragazzo e si diresse verso di lui. Una mano volò nell'aria e con un forte schiaffo il barbaro colpì il volto dello straniero che accusò il possente urto senza fiatare, ruotando con violenza la testa. Il giovane vedendo l'autorità dell'uomo e il forte timore che tutti provavano per esso pensò che si potesse trattare dello Jarl. Cominciò così a parlare:

"Sono il primogenito di Rhoac, Capoclan delle genti della libera tribù di Grand'Inverno. Avete ricevuto il mesaggio e di questo ne sono sicuro."

Il ragazzo si sciolse la lunga treccia che gli pendeva dietro le spalle e i lucidi capelli corvini si librarono nell'aria fredda della sera. Il suo volto era fiero, determinato e molto molto bello. I suoi occhi facevano capire la maturità e l'intelligenza che possedeva nonostante la tenera età, un'età che pero tra le sue genti era già da uomo adulto. Proseguì così imperterrito a parlare:

"Dopo di voi, nessun lupo sarà più libero di correre, nessuna donna sarà libera di scegliere il proprio uomo e nessuno sarà più libero di fare ciò che vuole. La vostra smania di conquista sta giugendo ovunque nelle terre del Nord e la vostra Spaccaghiacci avanza inevitabile ovunque portando dolore ai clan liberi che invadete con tanta arroganza. Il mio popolo è stanco dei vostri soprusi e ha deciso di combattere da popolo libero anzichè da popolo in schiavitù. Sono stato scelto io, figlio di Rhoac, come è scritto nelle antiche tradizioni e con questo sancisco l'onestà, la verità e l'onore di Rhoac e del suo popolo di Grand'Inverno che morirà con valore per la propria libertà di vivere senza oppressione alcuna. La mia morte verrà onorata e riconquistata in battaglia dal mio popolo. ....Addio Padre."

Con un veloce guizzo felino il giovane tirò fuori dalla calda pelliccia che gli copriva le spalle un rozzo coltello che senza fiatare si conficcò nel petto, uccidendosi così in pochissimi secondi. Il suo corpo crollò a terra alzando una debole nuvola di neve che in breve tempo cominciò ad inzupparsi di caldo sangue zampillante.
Le genti e l'uomo dalla bionda barba assistettero alla scena allibiti e un profondo silenzio si diffuse nella piazza, nessuno ebbe il tempo per intervenire o pensare qualcosa, tutto era successo nell'arco di pochissimo tempo e la folla solo ora si stava rendendo veramente conto dell'accaduto. Tutti era stati ipnotizzati dalla stupenda bellezza e determinazione di quello strano ragazzo che era giunto quella sera nell'isola di Helcaraxe, nella nebbia, in una fredda notte di Primavera..

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[09 Adulain]
Rhoac, Signore delle genti del clan del Grand'Inverno sedeva ora sul suo trono. In quel momento, lontano, suo figlio perdeva la vita davanti gli occhi di Helcaraxe.
Aveva ordinato alle serve di allontanarsi, per vivere quel particolare momento in solitudine. Il suo sguardo vagava fisso senza una meta precisa, per fermarsi, finalmente poi sulla sua grande ascia appoggiata con cura su di un tavolo in legno al centro della tenda. La vista dell'arma lo fecero riempire di malinconia... suo figlio, il suo primogenito a cui aveva insegnato tutto ciò che lui aveva imparato nella sua lunga vita era andato perso. Battè con forza il pugno su bracciolo del grande trono che lo accoglieva:
" NO! E' un gesto che andava fatto. Riconquisterò l'onore e la vita di mio figlio in battaglia, questa è una promessa. Lo Jarl si sta spingendo troppo oltre."
Una improvvisa folata di vento, in un attimo, fece calare l'intensità luminosa delle torce accese nella grande tenda. Rhoac alzò lo sguardo e vide un giovane soldato che attendeva all'entrata dell'alcova.
" Sono arrivati, Signore"
" Molto bene, vengo subito"
L'imponente uomo si alzò stancamente. Era, come la maggior parte della sua gente, molto alto e robusto. Lunghi capelli, oramai bianchi come neve fresca e invecchiati dall'età, erano legati in due treccie che gli pendevano ai due lati del volto sino all'altezza del torace. Una folta barba, anch'essa lattea, era ornata con piccoli fiocchi color porpora che davano un aspetto quasi ironico a quell'uomo. Una grossa testa di lupo era avvinghiata alla sua immensa spalla destra, sistemata col la bocca aperta e con i denti ben in vista, quasi a divorarlo. Il suo corpo talmente rozzo e robusto lasciava ingannare la vera natura di Rhoac, una natura che si sarebbe capita in un attimo, guardandolo negli occhi: uno sguardo velato di tristezza, onore e coraggio. Sacrificarsi per i propri ideali, in tutto questo si sarebbe risolta la sua semplice filosofia.
Uscendo, prese prima la sua ascia da battaglia in mano e si diresse fuori sotto quel cielo plumbeo. Tutta la gente era in fermento... si notavano fabbri all'opera che incessantemente creavano armi e armature per se stessi e i soldati, si notavano tessitori che dalle carni e pelli animali appena cacciate ricavavano caldi e morbidi vestiti per ripararsi dallo straziante freddo e guerrieri che correvano all'impazzata di qua e di là.
Rhoac, così, si diresse a grandi passi verso un folto gruppo di genti ai piedi della collina su cui era costruito il villaggio. Un uomo tarchiato con una stranissima arma simile ad una mazza in mano e un gigantesco scudo dorato nell'altra si fece avanti porgendo i proprio saluti e il proprio rispetto.
" Abbiamo risposto alla tua richiesta Rhoac del Grand'Inverno. Siamo pronti noi guerrieri, come tutta la nostra gente, donne e bambini a seguirti. E' ora di porre fine a questo scempio"
Rhoac con un'espressione amichevole poggiò la mano sulla spalla dell'uomo.
" I tuoi uomini, caro amico, sapranno conquistarsi onore e gloria in battaglia. So... siete un valoroso popolo. Niente di meglio potevamo aspettarci. Grazie di essere giunti."
Il folto gruppo di uomini esplose in un urlo di incoraggiamento. In tutto erano circa duecento...
Rhoac si voltò con aria e cupa e mentre si dirigeva di nuovo nella sua capanna un soldato entusiasta e con un immenso sorriso dipinto sulla faccia gli si avvicinò:
" Signore, avete visto, sono arrivati!!"
" No soldato....Non siamo ancora abbastanza!"
Proseguì ancora sul suo cammino, lasciando il guerriero fermo con aria afflitta e con lo sguardo spento di chi ha appena compreso la cruda realtà dei fatti. Rhoac così rientrò nei suoi alloggi e appena entrato si fermò, chiundendo in silenzio gli occhi.
" Sono obbligato e il tempo è maturo. I nostri popoli finalmente dopo decine di anni e dopo un'immenso numero di battaglie costate moltissime vite combatteranno di nuovo fianco a fianco. Mi rimetterò in viaggio. Le colline dei Giganti mi attendono.."

Si avviò così verso le sue stanze private scrollandosi di dosso le pesanti armature e gli abiti congelati. I suoi muscoli ricoperti e bagnati dalla brina risplendevano di una luce quasi ultraterrena. Un'odore intenso e rilassante giungeva dalla sua camera da letto e intravide così dai veli che ricoprivano il suo giaciglio una donna nuda sdraiata su di esso che attendeva il suo Signore, per portargli conforto, così, in quel che era stata un giorno stancante e di grandi decisioni.

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[12 Adulain]
Il viaggio finalmente era finito. Già in lontananza si potevano intravedere le cime frastagliate delle montagne che si delineavano minacciosamente contro il cielo. La cavalcata era durata due giorni, visto la limitata grandezza dell'isola, Rhoac l'aveva attarversata trasversalmente, da est ad ovest.
Rallentò così l'andatura, rilassato e felice di esser finalmente giunto alla meta. Dopo qualche ora il paesaggio cominciò a mutare intorno a lui e le bianche pianure di neve lasciavano il posto a acuminate e spigolose roccie... si stava addentrando nella montagna, nel territorio dei Giganti. Questo popolo era assai bellicoso, e la storia di esso in passato si era scontrata più e più volte con le genti di Rhoac per la conquista del territorio e delle materie prime, fondamentali in un paesaggio duro come era quello del Nord. Questa coesione era formata dall'alleanza di tutte le tribù di Giganti che esistevano nella zona, quindi potevano contare su un discreto numero di vite, di forza lavoro e su uno svariato numero di razze diverse. Ultimamente, negli ultimi 20 anni gli scontri era terminati e una lunga tregua era scesa sul campo di battaglia, trasformata poi col tempo in una mera indifferenza di entrambi. Rhoac stava rischiando molto ad addentrarsi così nei loro territori senza preavviso alcuno, ma era una mossa necessaria affinchè il suo piano venisse portato a termine con successo.
Il capo tribù del Grand'Inverno continuava per la sua strada, e già sotto i temprati zoccoli del suo cavallo si poteva vedere leggermente definita una stradicciola che si snodava lungo le coste frastagliate della montagna, sino ad arrivare ad uno strano agglomerato di capanne e case malformate in una specie di ripiano sul lato ovest del monte. Improvvisamente sentì un rumore alle sue spalle, come di passi fugaci, e in un attimo senza nemmeno il tempo di voltarsi una pesante mazza crollò sulla sua nuca rendendolo privo di sensi per lasciarlo cadere poi, dolcemente, da cavallo.
Rhoac si svegliò di soprassalto, con una improvvisa sensazione di freddo... dell'acqua, senz'altro piovana, gli era stata rovesciata sulla testa, rendendogli così la barba fradicia...una cosa che lui senz'altro odiava. Si guardo finalmente intorno e si accorse di essere stato trasportato in una grande stanza, dei grandi calderoni fumanti erano accesi ai lati della sala che rendevano l'ambiente molto ben riscaldato e di buona luminosità. Era stato inginocchiato su di un lungo tappeto, ricavato senza dubbio da pelli animali cucite assieme. Si meravigliò vendendosi delle rozze catene legate ai piedi e alle mani mentre un gigantesco troll stava dietro di lui e lo controllava attentamente avvicinando la mano alla mazza ad ogni minima mossa di quest'ultimo. Pensò: Se mi volevano morto, già lo sarei.
Una voce tonante echeggiò dal fondo della stanza:
" Rhoac! Come osare addentrare in mia terra! Essere stato catturato da guardie esterne, essere sempre vigili!. Ti avere lasciato in vita per potere io parlare con te, essere molto curioso di sapere perchè tu venire qua da solo."
Un enorme Ogre aveva parlato, seduto in penombra su di un grosso quanto rozzo seggio di legno in fondo alla sala. Aveva la pelle giallognola con qualche macchia nera qua e là segnata orrendamente da cicatrici. Indossava una pesante armatura di ferro che a guardarlo lasciava pensare ad una montagna di muscoli e carne impenetrabile. Si trattava del Capo dei Giganti, Rhoac lo aveva riconosciuto.
L'Ogre diede l'ordine al troll di guardia di liberare il Nordico dalle catene... anche volendo non sarebbe mai riuscito a scappare. Rhoac si alzò in piedi e cominciò a parlare:
" Sono venuto in pace Gruum, come sai i nostri due popoli adesso sono in tregua. Non sono venuto qua per nuocere, ma per proporti una cosa, vuoi ascoltare?"
" Oramai tu essere qua e per rischiare tua vita in questa maniera avrai da dire cose tanto importanti. Tu parlare adesso, ma veloce, non essere molto paziente con quelli come te!"
Rhoac con un pensiero di soddisfazione si accinse ad esporre le sue motivazioni. Era riuscito per adesso nell'impresa, era riuscito a farsi ascoltare da Gruum, doveva sfruttare la sua intelligenza e approfittare della stupidità dei Giganti.
" So che anche il tuo popolo è venuto a sapere delle genti di Helcaraxe, che si stanno espandendo a dismisura. Molto presto arriveranno qua e uccideranno sia voi che noi. Singolarmente non siamo abbastanza potenti per poter fronteggiare l'esercito dei Ghiacci Eterni. Ti sto chiedendo un'alleanza, un'alleanza contro gli invasori che verranno qua a prendere la tua terra che la tua gente a conquistato col sangue e con dure battaglie per decenni. La guerra tra me ed Helcaraxe è già aperta, ti chiedo di marciare verso gli invasori prima che loro arrivino da noi."
" Cosa avere io in cambio di aiuto?"
" Se può bastarti avrai tutta l'intera isola che per tanto abbiamo combattuto. Avrai terra a sufficienza per far pascolare i tuoi greggi e per il mantenimento delle materie prime, pensaci.. tutta questa terra."
Gruum all'udire di una simile proposta sobbalzò e una luce di avarizia si accese nei suoi occhi.
" Tutta isola, eh? Andare bene Rhoac, ma tu stare attento a non fare scherzi altrimenti appendere in cima alla montagna!"
Il Nordico così cominciò a spiegare con lentezza e calma, per non innervosire l'Ogre, la tattica che aveva pensato per l'assalto tanto atteso facendo comprendere la fisionomia della città e la potenza bellica di Helcaraxe.
" Tu fare troppi giochi Nordico! Io sapere come fare guerra, non preoccupare. Sappiamo noi come spaventare nemici!"
Un immenso sorriso si dipinse sul volto di Gruum facendo passare una sensazione gelida lungo la schiena di Rhoac... quest'ultimo sapeva a cosa si riferiva: I Giganti avevano l'usanza di scaraventare prima del grande assalto parti del corpo dei nemici uccisi all'interno della città per intimorire gli animi dei combattenti. Avevano usato questa tecnica, molti anni fa, anche contro le genti del Grand'Inverno.
" Tu potere andare adesso. Tuo cavallo aspettare fuori."
" Bene Gruum, allora ricorda....quindici lune, non scordarlo, è fondamentale per la riuscita dell'assalto"
" Quindici lune certo. Mica essere stupido io, e adesso muovere tu ad andare via, potere perdere pazienza!"

Rhoac così uscì da quel grande edifico e si avviò verso il suo cavallo che era fuori legato ad aspettarlo. Nonostante la parola di Gruum per tutto il suo percorso fino all'uscita della città dei Giganti si sentì osservato... evidentemente non si fidavano ancora completamente di lui.
Poco importava, l'importante erano le possenti ascie che L'Ogre aveva messo a disposizione e la succosa offerta di tanta terra avrebbe quasi obbligato Gruum a rispettare il patto.
Il Nordico così uscì indenne da quella pericolosa missione e in cuor suo cominciava a pensare alla battaglia sempre più vicina...

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[15 Adulain]
Rhoac aveva finalmente fatto ritorno al suo villaggio, stanco e assetato era stato accolto dalle sue genti.
Due giorni erano passati in fretta, tempo che permise al Nordico di riprendersi pienamente in forze dopo la lunga fatica del viaggio a cavallo. Il terzo giorno egli si trovava nella sua tenda, un'abitazione di discrete dimensioni, posizionata nella parte più alta della collina a torreggiare l'intere terri circostanti. Un guerriero con dei calzoni di maglia di ferro e delle pelli animali sul nudo torso entrò silenziosamente all'interno della tenda, salutando con un gesto di rispetto e fratellanza Rhoac.
" Mio Signore Rhoac, una notizia ci è giunta da poco dai nostri esploratori"
Il capo tribù che stava in quel momento consultando della carte raffiguranti l'isola di Helcaraxe sparse per tutto il tavolo, alzò il capo verso l'intelocutore:
" Che cosa succede Myras?"
" I Giganti mio Signore. Hanno attaccato Helcaraxe ieri notte e hanno disubbidito al vostro accordo di alleanza."
" CHE COSA?!"
" Sono stati massacrati tutti, persino il possente Gruum"
" Capisco Myras.. Grazie. Lasciami solo adesso"
Il guerriero facendo un'ennesimo gesto di saluto uscì dalla tenda. Rhoac furioso battè un pugno sul tavolo facendo partire con grande velocità scheggie di legno in giro.
" Maledetto tu sia Gruum, tu e la tua smania di terra. I tuoi giganti ci avrebbero permesso di assicurarci la vittoria. Ma la tua arroganza stavolta ti ha sopraffatto.
Questo ha sconvolto i miei piani! Dovrò attaccare in fretta adesso. Helcaraxe è in allerta, non dobbiamo permettere che si riorganizzi. Se moriremo, moriremo da uomini liberi.."
Rhoac uscì di corsa fuori chiamando a gran voce Myras e il guerriero arrivò in un batter d'occhio:
" Myras, comincia a preparativi... Fra poche lune vedremo sotto lo sguardo degli Dei se il nostro coraggio sarà premiato".

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[19 Adulain]
La neve continuava a cadere imperterrita e furiosa mentre una lunga fila di uomini, quasi infinita, continuava ad uscire in lontananza da quel che era all'apparenza l'indifeso villaggio delle genti del clan libero del Grand'Inverno. Il freddo era pungente e crudele ma ciò non riuscì a trattenere nelle capanne le donne, i bambini e i vecchi che erano usciti a salutare e piangere i loro uomini, padri e figli. I pianti erano pochi e fugaci perchè nei cuori della gente sapevano che essi assieme a Rhoac erano uomini coraggiosi, pronti al sacrificio per salvare il proprio popolo dall'oppressione.
Gli uomini avanzavano nonostante il tempo burrascoso, le loro armature erano già ricoperte di neve che rendeva ancora di più i passi pesanti e faticosi. Rhoac in sella ad un gigantesco cavallo del nord ricoperto di placche di bronzo come protezione spronava i propri guerrieri nell'avanzamento. Si stavano dirigendo al mare, da lì poi sarebbero saliti sulle navi che li avrebbero condotti fino ad Helcaraxe.
Nelle immense fila dell'esercito spiccavano volti di giovani, poco più che ragazzi, armati di possenti armi che i loro muscoli ancora in via di sviluppo riuscivano a sostenere a stento... eppure anch'essi si erano uniti al grande assedio ancor più consci degli altri della loro precaria protezione in battaglia.
Nell'aria cominciava a farsi sentire l'odore del salmastro marino e nella foschia ai intravedevano anche le prime onde. Un mare che incuteva paura, freddo, dalle acque scure quasi come se fosse un traghetto per la morte. Gli uomini erano scoraggiati ma trovavano sempre un perno di appoggio nella figura di Rhoac con il lungo mantello color porpora, il colore del proprio clan.
Delle grandi navi lunghe non meno di una dozzina di metri attendevano al piccolo porto sulla spiaggia. Il legno era scivoloso ed infido a causa della neve che in continuazione vi si scioglieva sopra, la immensa vela centrale era scossa da forti raffiche di vento pronte a strapparla con violenza da un momento all'altro. Le navi avevano una grande stiva per contenere l'intero esercito e le provviste per il viaggio in mare.
I soldati cominciarono ad imbarcarsi e Rhoac osservava:
" Stiamo marciando... stiamo marciando verso la morte o la gloria, in ogni caso verso l'onore. L'esercito è scoraggiato ma sono sicuro che alla vista delle mura di Helcaraxe tutti si riprenderanno, incurati di qualsiasi cosa. Sto marciando per riprendermi l'onore della vita di mio figlio, che Aengus il Possente vegli su di noi e rechi una coraggiosa morte ai nostri nemici. Rhoac del Grand'Inverno sta marciando..."

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[21 Adulain]
La sera era giunta e le orecchie dei soldati erano ottenebrate dal clamore della battaglia infuriante...

Erano giunti in mattinata, su numerosi vascelli e come formiche si erano messi immediatamente al lavoro per riuscire a costruire in poco tempo e senza intoppi di sorta un accampamento per l'assedio.

 


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Il viaggio in nave era stato arduo e faticoso, il tempo atmosferico non aveva certo aiutato la traversata in mare, cosa resa ancor più difficile dalle immense quantità di uomini sistemate sulle navi. Rhoac passeggiava per l'accampamento oramai in fine di assemblamento seguito dalla sua scorta personale, dava ordini ai comandanti di prepararsi alla battaglia.. Vedeva il lontananza l'imponenti bastioni della città torreggiare sulla bianca pianura di fronte. Una grigia foschia si era alzata a mezz'aria nelle ore della sera, quasi come fosse fumo, aleggiava lugubre intorno ai guerrieri del Grand'Inverno oramai in linea in attesa del loro Capoclan. Rhoac giunse poco dopo accompagnato da Kersen, l'altro capoclan che si era uniti alla causa con il suo massiccio scudo dorato


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Il Nordico non era abbigliato molto differente dai suoi uomini, tutti indossavano grosse e spesse pelliccie come protezione dal freddo e dai colpi, altri indossavano armature in ferro.. ognuno aveva scelto il proprio equipaggiamento preferito per lo scontro, l'unica differenza era che i capi clan montavano grandi cavalcature al contrario dei guerrieri che erano appiedati.
" E sia dunque, tutto è pronto. Che gli Dei veglino sui miei uomini e suoi nemici che cadranno incontro alla loro furia. Kersen! Dai ordine alla prima linea di avanzare!"
Kersen annuì deciso
" Io non aspettare altro Rhoac. PRIMA LINEA!! AVANTI!! FARE VEDERE AD HELCARAXE COME ESSERE NOI!! FORZA!"

La prima linea, che contava circa due quinti dell'esercito avanzò sotto il comando di Kersen. Rhoac osservava in lontananza l'avanzamento dei guerrieri... un mare sterminato di uomini gli si parava davanti e li armi cominciavano a scintillare alle prime luci della luna.


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Ad Helcaraxe, fuori dalle mura i primi soldati erano usciti fuori vedendo l'avanzamento dell'esercito. Essi erano stati colti impreparati non aspettandosi talmente presto il tanto temuto giorno dell'attacco. Avanzarono così sulla pianura andando incontro a Kersen. I due eserciti giunti finalmente uno di fronte all'altro a circa cinquanta metri di distanza cominciarono a studiarsi. Se i Vargos provavano terrore, non lasciavano trasparire nulla... dopotutto erano sempre Uomini del Nord. Rhoac arrivò al galoppo e con un forte e possente urlo diede l'ordine della carica.
" AVANTI UOMINI. CONQUISTATE IL VOSTRO ONORE E LA VOSTRA LIBERTA'. OGGI DECIDETE IL VOSTRO DESTINOOO!!"
I guerrieri si lanciarono in una corsa sfrenata, presi dalla foga, verso i proprio nemici che rigidamente in riga attendevano l'assalto. Improvvisamente dalle mura di Helcaraxe una fitta pioggia di dardi e freccie salì alto in cielo per poi ridiscendere come una mano di morte sull'esercito del Grand'Inverno. Nella mischia molti caddero..
Con un sordo, agghiacciante e fortissimo frastuono gli scudi e le lame dei due eserciti finalmente si toccarono. Con una incredibile cozzaglia di armature e corpi i guerrieri cominciarono ad affrontarsi. Le ascie calavano senza sosta, le freccie continuavano a cadere e i martelli seguitavano a spaccare... in pochi minuti l'intero campo era ricoperto di cadaveri e sangue, ma l'esercito di Grand'Inverno continuava l'attacco, superiore numericamente. I disciplinati guerrieri di Helcaraxe si difendevano con coraggio nelle loro scintillanti armature. Rhoac gallopava veloce come il vento nel campo di battaglia impartendo ordini e incoraggiando i suoi uomini. Helcaraxe fu presto nella furia della battaglia spinta di nuovo all'interno delle mura per curare in fretta i propri feriti.
Kersen urlò: "AVANTI UOMINI, SULLE MURA DOBBIAMO PENETRARE!! PORTATE LE SCALE!!"
Dei soldati pesantemente corazzati ricoperti da capo a piedi di ferro portarono in un attimo lunghe scale che calarono lungo le mura della cinta muraria. Molti venivano abbattuti dalla moltitudine di freccie che calavano su di loro, ben pochi giungevano per posizionare le scale.


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Un boato improvvisamente scoppiò sentì nell'aria potente come un fulmine divino.... i cannoni cominciarono a tuonare mandando in delirio e nel terrore più assoluto l'esercito di Rhoac.
" Ma che cosa diavolo sono quegli affari?? Bocche di ferro!!"
Alcuni soldati cominciarono ad arrampicarsi sulle scale per riuscire poi a salire sui bastioni ed a trucidare i tanto odiati arcieri.

La notte proseguiva e Rhoac in lontananza osservava. Quanti morti... i soldati di Helcaraxe erano coraggiosi senza dubbio e non fuggevano in battaglia anche di fronte ad un ben più numeroso esercito nemico. Un pensiero si insinuò nella sua mente... scosse il capo con violenza per riprendere il galoppo verso il furore della battaglia.

Kersen tornò un'ora più tardi. Rhoac si trovava nella sua tenda, quella principale dell'accampamento.
" Rhoac, l'assedio proseguire bene. Soldati Helcaraxe sono stanchi dentro mura"
" Ottimo Kersen! Credo che sia ora che tu ritiri gli uomini. Voglio parlare con lo Jarl. Portamelo qua!. Non voglio che gli succeda niente, mi sono spiegato?"
Kersen con un grugnito uscì dalla tenda.

I minuti passavano e Rhoac camminava impaziente su e giù per la sua tenda attendendo l'arrivo dello Jarl. Finalmente il suono di cavalli colse la sua attenzione: "Sono giunti", disse. Il Signore di Helcaraxe era accompagnato da due dei suoi soldati che entrarono all'interno della tenda.
" Mi sembra di aver richiesto la presenza del solo Jarl, Kersen. Cosa ci fanno questi due?"
" Non avere voluto far venire solo lo Jarl"
" Che stiano ad attendere fuori dunque.. questa conversazion non gli concerne."
Kersen visibilmente nervoso gettò fuori a malomodo i compagni dello Jarl che si ribellarono per qualche minuto all'ordine di Rhoac per poi acconsentire arrabbiati.
I due finalmente si trovavano faccia a faccia...


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" Kveda Rhoac del Grand'Inverno"
" Kveda, vedo che conosci il mio nome. Anche io conosco il tuo Uter il Rosso Capo clan del Kesselson. Come vedi ho mantenuto la mia parola."
" Hai osato combattere i tuoi Fratelli, uomini che hanno difeso le terre del Nord per centinaia di anni cosa che ha permesso a voi di vivere in tranquillità. Tu dici che gli invasori siamo noi, dove eravate voi quando i miei uomini cadevano per difendere queste terre dagli uomini del Sud."
" Il passato è passato e quei lontani anni sono stati superati. Il mio clan allora è troppo debole, a stento riusciva a nutrirsi in questa terra difficile. Il presente è diverso... le vostre navi giungono alla mia isola e nelle altre diffondendo invasioni e atrocità. Non posso sopportare questi scempi!"
" I Mari del Nord sono nostri e abbiamo il diritto di navigarli come meglio crediamo"
" E chi vi ha dato questo diritto?"
" Danu ci ha fatto questo dono. Helcaraxe è nata dall'unione dei grandi clan passati fondando questa città, forte come la pietra. Ti do l'occasione di giurare fedeltà ad essa prima che tu ti spinga troppo oltre.
" Fedeltà eh? Sono un uomo nato libero e libero morrò. Non voglio sottostare al comando di Helcaraxe e la vita di mio figlio chiama vendetta e onore."
" Ammetto che le tue parole sono davvero onorevoli e dimostri di credere davvero in ciò che dici. Tuo figlio ne è la prova"
" L'assedio proseguirà. Che gli Dei siano testimoni"
" Così sia. Verrete spazzati via"
" Kersen! Riaccompagna lo Jarl, la nostra conversazione è finita!"
" Che Aengus vegli sulle vostre morti"
" Buona Battaglia"
Kersen infuriato rientrò all'interno della tenda:
" Tu Rhoac dare sempre ordini e troppe parole usare te!! IO ESSERE STANCO DI TE! NON PRENDERE PIU ORDINI!".
Preso da ceca follia fece calare il suo pesate martello sulla testa di un soldato che eseguiva la guardia nella tenda. Il povero guerriero cadde di peso con un sordo rumore su di un tavolo mandandolo in frantumi.. scheggie di lego schizzarono dovunque.
" Kersen sei impazzito! La smania di potere ti ha conquistato? Hai giurato fedeltà a me. Come hai osato uccidere un tuo Fratello??!! Se è questo che vuoi, che sia.."
Rhoac estrasse la pesante ascia e mentre lo Jarl era sulla strada del ritorno nella tenda del capo clan infuriava un combattimento.
" GUERRIERI A ME. NOI ESSERE PIU' FORTI DI RHOAC! NOI VOLERE HELCARAXE AL SUO POSTO!"
Uomini accorsero al rumore del ferro contro ferro e i soldati di Kersen si schierarono al suo fianco. Rhoac fu ugualmente circondato dai suoi uomini che si scagliarono senza esitare contro i ribelli...
Pochi minuti di scontro e la testa di Kersen rotolò lotanto nella neve fino a sbattere contro il tronco di un albero lì vicino. Rhoac sorreggeva ancora l'ascia a due mani mentre il corpo del suo ex-compagno cadeva senza vita alcuna a terra. Gli uomini di Kersen in preda al panico per la caduta del proprio capo deposero le armi chiedendo pietà.
" La pietà vi sarà donata. Kersen era impazzito, ora se volete mantenere il vostro onore giurate fedeltà a me e seguitemi di nuovo in battaglia come il vostro capo non è riuscito a fare."

La ribellione interna aveva fortemente decimato il numero degli uomini disponibili, quando già molti ne erano caduti, nell'intero giorno, contro i bastioni di Helcaraxe.

Rhoac seduto sul suo trono era pensieroso:
" La vita di mio figlio e dei miei uomini... Uter, maledetto. Le tue parole mi hanno colpito. Mai avrei pensato di trovare tale fierezze e coraggio in questa gente. Forse...... forse le loro parole erano vere, fornivano protezione?. Hanno combattuto con onore quest'oggi senza mai cedere, mi chiedo ora io adesso: Helcaraxe è simile a Grand'Inverno come mai ho osato pensare?."

Rhoac si mosse nervoso sulla sedia:

"La mia battaglia è giusta?"

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[22 Adulain]
La mattina appena giunta era stata crudele. Rhoac si trascinò fuori dalla sua tenda e il cielo aveva cominciato a piangere. Una fitta pioggia cadeva, congelandosi in piccole goccie di ghiaccio ancor prima di toccar terra. Tutt'intorno, però, vi era l'odore acre della morte: sul campo di battaglia, in lontananza, migliaia di corpi inermi giacevano al suolo tingendo, ancora tutt'ora, la neve di un colore rosso cupo.
Alle porte di Helcaraxe la battaglia fremeva ancora e i massicci guerrieri della città avevano combatutto senza sosta per l'intera notte senza mai dar segno di cedimento.
Rhoac salì immediatamente sul suo destriero e cominciò a galoppare a grande velocità verso le mura.


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I soldati incoraggiati dalla nuova presenza del loro capoclan cominciarono con un rinnovato fervore l'attacco alle mura. Incredibilmente i nordici diedero i primi segni di stanchezza e i soldati si fecero in breve tempo spazio a sufficienza per riuscire a passare, seminando dietro di loro morte e orrende ferite.


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Rhoac fece così ingresso all'interno della città, e con aria fiera si guardò intorno, inneggiando i proprio uomini. HELCARAXE ERA PRESA!


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Nello stesso momento davanti la possente Fortezza del Nord i nordici non si erano ancora dati per vinto, nonostante la caduta della città. Continuavano a combattere, oramai sfiniti e con solo armi e armature di fortuna recuperate dai cadaveri. La loro temerarietà e il loro coraggio erano incredibili.... Rhoac osservò la scena allibito e in quel preciso attimo e in un solo momento la conquista della città non gli importò più niente. Capì di essere stato sconfitto...

"UTER!! JARL!! VIENI FUORI DALLA FORTEZZA, DEVO PARLARTI!"
" E CHE COSA VUOI? VUOI UCCIDERMI? NON CREDERE CHE IO SIA TANTO STOLTO!"
" TI ASSICURO CHE NON TI VERRA' FATTO ALCUN MALE, LO GIURO."

Uter scese dalla Fortezza accompagnato da tutti i suoi soldati che tanto avevano combattuto per la propria incolumità e per quella del loro popolo.


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"Jarl, in questa battaglia ho capito molte cose. L'assedio è finito! Farò ritirare immediatamente i miei uomini"

I soldati si guardarono tra di loro con un'espressione confusa ed anche lo Jarl continuava a non capire il comportamente di Rhoac. Alla fine il clan del Grand'Inverno fece ritorno all'accampamento, lasciando la città che tanto avevano sudato per conquistare. Solo Rhoac si ergeva di fronte alla Fortezza del Nord e allo Jarl.

"L'onore e il coraggio... Mai avrei pensato di trovarne così tanto in voi. Vi credevo invasori e assassini ma questa battaglia mi ha dimostrato il contrario. La cosa che non mi perdonerò mai è che ci sono volute centinaia di vite per farmi capire ciò e se adesso volete, o Jarl, potete togliermi la mia, di vita."

Rhoac sfoderò la sua ascia per porla ai piedi dello Jarl.

"Io pongo la mia ascia a voi, Uter Von Kessel, Signore del Nord. Mi inginocchio a colui che mi ha sconfitto e al mio vero Re. Fate di me ciò che volete."

"Il sangue è sceso copioso, Rhoac. Hai combatutto con valore e il sacrificio di tuo figlio dimostra il tuo onore, profondo e vero. Helcaraxe non ti perdonerà tanto facilmente questa tua follia ma non voglio ucciderti, già molte vite hanno raggiunto gli Dei. Accetto il tuo giuramento e ti permetto di servire il Regno dei Ghiacci Stridenti, ma attento a quel che fai..."

"Non ve ne pentirete Jarl, dimostrerò la mia buona fede e conquisterò il vostro rispetto"

Con un inchino Rhoac si voltò, prese per le briglie il suo cavallo e si avviò verso la grande arcata che lo avrebbe portato fuori la città. Quando già in lontananza intrevedeva l'accampamento si voltò verso la città:

"E' finita dunque, questa sarà la mia nuova casa. Che Aengus vegli su di me."