15,16,18 Macinale 268

Una sera come tante altre a Helcaraxe.

La neve cadeva copiosa da giorni e nella piazza il solito trambusto dei mercanti e dei nordici che urlavano e ridevano.
Al porto solo il rumore dei martelli dei costruttori che lavoravano alle imbarcazioni mettendo in pratica antiche tecniche tramandate dagli avi.
Lo Jarl e alcuni Vargos erano in piazza a parlare dei nuovi Turas e di alcuni scontri con i Troll del villaggio vicino, quando all'improvviso dalle porte della citta' un giovane nordico entrava correndo grondante di sangue.
Il frastuono si fermo', tutti lo guardavano, ansimava.
Zaron si avvicino' con passo veloce e pesante e lo fisso'. Soltanto poche parole uscirono dalla bocca del giovane:

-"Jarl, ci attaccano!"

Un brusio comincio' a trasformarsi in boato rimbombando fino al porto e interrotto da un solo grido:

-"VARGOS E TURAS ALLE ARMIIIII"

Le mura della citta' tremavano al passo veloce e pesante della massa di barbari che si catapultava fuori la citta'.
Erano proprio davanti le porte, venti, quaranta, cento.
Piu' ci si spostava piu' se ne scorgevano, ma da dove venivano?
Uomini esili vestiti alla meglio che brandivano piccole lame che usavano con precisa e metodica arte.
Si muovevano veloci, passavano tra le fila dei barbari quasi senza esser visti, arrivavano alle spalle ed attaccavano.
Di fronte a quello strano esercito il popolo dei Ghiacci Stridenti ebbe un attimo di esitazione, mai nessuno aveva osato tanto da tempi immemori.
La battaglia ebbe' inizio.
Le enormi asce si vedevano sollevare e calare con forza quasi innaturale su quei corpi esili che cadevano squarciati macchiando il candido suolo di rosso vivo. Le spade affilate roteavano nell'aria sibilando fin quando non incontravano i colli degli invasori, le teste rotolavano fino alla costa.
Dal bosco vicino al villaggio di Kaek Valdar fino alle porte della citta', grida e sangue.
Venivano dal mare e nessuno li aveva notati arrivare e altre piccole imbarcazioni stavano giungendo.
I barbari si avvicinarono alle barche e da una di esse una strana figura femminile cominciava a inveire e a proferire strane parole.
Non ci volle molto a capire.
Erano quei topi di mare che settimane addietro una spedizione dei nordici aveva abbattuto e cacciato dalle nuove Isole Augak.
La sete di vendetta li aveva resi talmente ciechi da organizzare una spedizione suicida.
Quella donna continuava a urlare mentre i suoi uomini continuavano a sbarcare dalle numerose imbarcazioni.

La battaglia duro' parecchie clessidre, prima che quei topi si dileguarono in mare e tra i boschi.
E il silenzio torno' come se nulla fosse accaduto. Ma era solo una calma apparente.
Ardua era stata la loro vana impresa, e nessuno si aspettava che sarebbero andati via cosi' facilmente.
E quei dubbi furono confermati il giorno successivo quando altre imbarcazioni, probabilmente partite poco dopo le altre, approdarono alle coste dell'isola sbarcando altri disperati in cerca di vendetta.
Il sangue del giorno prima non era ancora del tutto sparito sotto il nuovo manto nevoso e venne rinnovato da un altra battaglia.

Ma qualcosa di strano era nell'aria. Stavolta erano piu' attenti, evitavano la morte certa.
Mentre un gruppo di barbari era unito per cacciare qualche inetto dalle porte della citta', una voce femminile ruppe quel frastuono:

-"FERMI O LO UCCIDO!"

Tutti si voltarono a guardare, era la stessa donna del giorno prima, con un'affilatissima lama poggiata sul collo di Kirk Hammer che gia' cominciava a gocciolare sangue.
Agile e sfuggente come un topo, in un attimo riuscì a portare con se il Vargos sulla sua nave, e nonostante le minacce e le maledizioni degli uomini del nord, presero il largo e svanirono all'orizzonte poco dopo.
Avevano osato troppo e forse non se ne erano ancora resi conto.
Lo Jarl diede subito ordine ai Guardiani dei Ghiacci di preparare Vargos e Turas per una spedizione sulla loro isola per liberare Kirk il piu' in fretta possibile.
Passarono un paio di giorni di faticosi allenamenti per i Turas e di faticoso lavoro per i fabbri dell'isola che forgiavano le migliori armi e le piu' resistenti armature.
La sera del diciottesimo giorno del Macinale, la SpaccaGhiacci era piu' possente che mai.
Sembrava ornata a festa, ma in realta' era pronta per la spedizione che avrebbe portato l'esercito dei ghiacci su quello sputo di terra in mezzo al mare a recuperare il loro fratello.
Le donne consegnavano le ultime bende e alcune provviste agli uomini che uno ad uno salivano sulla passerella e si sistemavano sul ponte.
Non passo' molto tempo che le donne si ritirarono nelle loro case allo svanire della nave all'orizzonte.

Il viaggio duro' un giorno intero, ma il morale della SpaccaGhiacci non scese mai con l'aiuto di Aengus e di Danu che li guidavano nel percorso.

-"TEEEEERRRRRRAAAAA!"

Fu il grido che preannuncio' l'inizio del massacro.
Alcuni di quegli uomini avevano visto le possenti vele della nave nordica avvicinarsi ed erano riusciti a dare l'allarme e ad organizzarsi sulla costa per evitare l'attracco della stessa.
Ma non avevano avuto molto tempo e quei pochi sorci presenti sulla costa caddero sotto poche frecce che venivano scagliate dai nordici.
Lo sbarco fu fulmineo per non dar tempo di riorganizzazione e subito si precipitarono all'interno della fitta vegetazione nella parte centrale dell'isola.
Strani rumori, urla sommesse...posto inquietante.
Alti e imponenti tronchi imperavano su quelle terre. Sembravano grandi essere dormienti.
E in realta' era cosi'.
Ci volle poco per capire che quella non era una foresta come le tante che si vedono nel continente umano.
Nel giro di poche clessidre i nordici furono circondati da strane creature con arti ramificati che riuscivano a cingere l'intero gruppo.
E oltre quei mostri si scorgevano le figure umane degli abitanti pronti a recidere le vite di quelli che potevano rimanere vivi da quell'accozzaglia di esseri.
Ma gli dei non li avevano lasciati.
Le benedizioni dei chierici Bjorn e Bartemius Stark e la fermezza e il valore dei Vargos guidati dallo Jarl portarono il gruppo di nordici fuori da quel cerchio infernale e lo spargimento del "vero" sangue ebbe inizio.
Come avevano fatto a Helcaraxe anche nella loro isola quegli uomini si gettavano quasi non consapevoli di cosa fosse la morte.
Tale disprezzo e ignoranza per la vita stessa li porto' ad essere visti con tale compassione dagli stessi Dei che li aiutarono a morire in fretta.
Il verde della vegetazione si mischiava col sangue di entrambi le parti e tra i colpi delle asce e delle mazze si udi' un urlo:

-"FRATELLLLIIII!"

Veniva dalla zona piu' centrale..si scorgevano delle sbarre..sembrava una gabbia.
Si fecero strada faticosamente quando giunsero' davanti alla gabbia dove era rinchiuso Kirk.
Era stremato, affamato, e spogliato della sua armatura.
Accanto alla gabbia di nuovo quella figura femminile...doveva essere la loro guida..il loro capo.
Era circondata da un pugno di uomini fedeli, ma la rabbia e la furia nordica non si è di certo dimostrata clemente ne con lei ne con i suoi uomini.
La porta della cella venne abbattuta a suon di martellate e Kirk venne curato e sfamato.

Non c'era molto tempo da perdere, altre grida si sentivano intorno e l'esercito si avvio' verso la nave.
Non fu facile raggiungerla come non fu facile raggiungere la cella, ma arrivati sulla costa si guardarono indietro.
Neanche gli Dei avevano mai assistito a tale carneficina, l'erba non riusciva ad apparire sotto i corpi sparsi su tutto il terreno.

La furia di Helcaraxe era placata, troppo avevano osato.
Le vele si gonfiavano come i petti dei valorosi che fieri e stremati tornavano tra le loro terre ghiacciate, tornavano a casa.