La comparsa di Kun Gardar

La nottata serena di Helcaraxe del 17 Macinale fu bruscamente interrotta da un urlo raggelante proveniente dalle lande esterne alle mura. Attirato dal suono inumano lo Jarl uscì in tutta fretta dalle porte della città e si imbattè ben presto in un barbaro coperto di sangue, due cadaveri ai suoi piedi indossavano dei kilt di colore diverso dal suo, clan avversari si sarebbe detto.
Il barbaro, chiaramente in preda alla furia, avvisò lo Jarl con parole sconnesse di un clan assetato di sangue e di potere, di cui facevano parte i due defunti, che aveva sterminato la sua famiglia, il clan SomTaw.
Il regnante con fare circospetto lo fece entrare tra le mura, ben più sicure dello spazio aperto che a detta del barbaro pullulava di assassini. Davanti ad alcuni vargos e reclute raggruppati in piazza il superstite continuò il suo racconto, questa volta più coerente. Al confine con la terra degli orchi, il clan Picco di Sangue guidato da Kun Gardar, stava seminando terrore tra tutte le altre tribù nomadi delle terre del nord e oltre. Autoproclamatosi "re del nord", Kun Gardar aveva sconfitto numerosi clan, tra cui i SomTaw, invadendo e proclamando come sua la terra occupata, grazie all'alleanza, a detta del barbaro, con gli orchi abitanti delle terre selvagge a oriente. Dopo poche parole esplicative, il testimone ancora ferito per il combattimento scomparì per far ritorno sul campo di battaglia: la baronia delle terre del nord.

La decisione fu unanime, il clan del Picco di Sangue minava la tranquillità della baronia e andava fermata prima che estendesse i suoi tentacoli troppo lontano. Sotto la guida dello Jarl si organizzò una guarnigione di coraggiosi, composta sia da ufficiali che da turas e vargos, per chiarificare a Kun Gardar a chi appartenessero le terre del nord.
Dopo la lunga marcia per attraversare la parte occidentale della baronia, i nordici si fermarono per far riposare i cavalli qualche minuto al picco dell'aquila, dove si unirono alla missione il barone di quelle terre e due suoi allievi. Mentre una parte del gruppo si dirigeva a nord-est, l'altra volgeva verso sud-est, per armarsi presso il castello del barone.
Ben presto, e ben prima di incontrare le palizzate che delimitano il regno degli orchi dalla baronia, il primo gruppo fu assalito da un'orda di berserker del clan del Picco di Sangue. La prima battaglia volgeva al peggio per i nordici a causa dello smarrimento degli stessi, presi alla sprovvista dalla ferocia del nemico. Fu così che il gruppo in avant scoperta ripiegò a raggiungere le retrovie presso il castello per riorganizzarsi e sferrare da lì un attacco più efficace

Riarmati e curati i feriti, il gruppo di nuovo compatto potè avanzare con più forza e decisione spingendosi tra le legioni di barbari come la lancia nel petto di un troll, lasciandosi dietro un sentiero di cadaveri e uomini agonizzanti.

Avanzando nell'imbuto formato dalle pareti di roccia l'intensità degli attacchi dei Picco di Sangue aumentava, e via via che il gruppo macinava faticosamente strada, creature mostruose si univano a dare man forte ai barbari.

Ad un certo punto le orde di barbari si aprirono ed in mezzo coimparve il loro capo, troneggiante sul suo mostruoso cavallo. Davanti agli impietriti nordici, i cui colpi non scalfivano minimamente la sua corazza, confessò di aver stipulato un ben più empio patto di quello stretto con gli orchi: la sua guida era infatti Vashnaar. Stava conquistando le terre del nord in suo nome, e auspicava un regno sotto l'oscuro trono del dio della discordia a soppiantare quello di Aengus, dio che la creatura disprezzava.

L'oscuro capo-clan chiamò a se ripetutamente altre creature e barbari del clan nel vano tentativo di fermare l'avanzata del gruppo. Oltre che troll e orchi, anche legioni e legioni di non morti scheletrici risposero all'adunata del servistore di Vashnaar.

 

Fattisi largo fino alla palizzata, estremo punto di sorveglianza del regno orchesco, una seconda imboscata di Kun Gardar si abbattè sui nordici, questa volta con inaudita violenza.

A fatica il gruppo superò anche questa ondata di creature mostruose per raggiungere il capo-clan, che messo alle strette tra le pareti delle montagne scagliò gli ultimi assi nella manica in suo possesso: due potenti demoni che con al loro sola presenza affermavano senza ombra di dubbio l'affiliazione del clan Picco di Sangue con l'osceno culto Vashnaariano.

Il gruppo, sebbene a costo di qualche perdita, riuscì a sconfiggere anche l'ultimo dei demoni richiamati da Kun Gardar, il quale però nel frattempo, vistotsi in trappola, si era defilato in una colonna di fuoco, ma non prima di aver assicurato allo Jarl e ai suoi uomini che sarebbe presto tornato a portare distruzione nel nord in nome del suo dio.

Solo poche ore dopo Kun Gardar si è di nuovo mostrato al popolo dei ghiacci, questa volta minacciando che avrebbe preso di mira direttamente Helcaraxe. Altri sviluppi sono attesi, nel frattempo tutti i corpi della milizia sono all'erta.