La cometa che distrusse la città di Edorel


Cronache del bardo Galadriel

La Cometa! Disastrosa caduta!

*L’annuncio viene affisso sugli alberi del Doriath affinche’ il mondo elfico sia allertato e si prepari alle inevitabili conseguenze *

“Fratelli Elfi!
Quel che si temeva e’ avvenuto! Nonostante gli sforzi dei maghi dell’accademia, che ogni tentativo han fatto per evitarlo, la cometa e’ caduta portando una scia di orrore e desolazione sulle terre degli umani!

La Festa di Beltaine e’ stata interrotta dal tremendo boato dell’impatto e abbiamo sentito tremare la terra sotto i nostri piedi e i nostri volti sono sbiancati vedendo le tenebre offuscare il cielo!
Capita la gravità della situazione con i fratelli Sindar, Phatho, Alylad, Algeroth, Alkarinque, Flagyllis, Gillybran, Elrandir, abbiamo formato un gruppo armato a cui si sono uniti i Quenya Arion Sirmil e Aegath Malentur.

Il nostro non e’ un popolo preparato alle grandi battaglie ma fu impossibile fermare il generoso impulso dei fratelli che volevano prestare aiuto alle terre umane. Molti dei Sindar non avevano mai varcato il mare e mai avevano posato piede su barche, ma ogni difficolta’ fu risolta e, decisi e indomiti, giungemmo alla fine ad Hammerheim mentre ancora grandi scosse di terremoto rendevano instabile il nostro avanzare.

Varcato il ponte della Capitale ci avviammo verso Nosper e fu lì che cominciammo davvero a comprendere la gravita’ della situazione: esseri malefici erano stati risvegliati dalle profondita’ della terra e ora il regno di Edorel fino ai confini di hammerheim era invaso e saccheggiato dalle miserabili creature. Incontrammo gente che fuggiva in preda al terrore….scene strazianti di corpi orrendamente feriti…. Dalle confuse informazioni che riuscimmo ad ottenere dalla gente in fuga capimmo che la citta’ di Edorel era perduta!!
Una morsa di dolore mi attanaglio’ il cuore a quella notizia: Edorel…l’amata Edorel era distrutta!

Fermammo un contadino che avanzava lacero e insanguinato con gli occhi sbarrati che guardavano lontano senza vedere….cantilenava la stessa frase terribile: “…la mia casa… la mia famiglia…i miei figli… morti…tutto distrutto…tutto finito….nessun superstite… i miei figli…la mia casa….”. Inorriditi lo vedemmo allontanarsi come se non ci vedesse.. preda della sua disperata follia…ma nulla potemmo fare per lui perche’ appena oltrepassata Nosper fummo attaccati da esseri scheletrici che sprizzavan fiamme. Li lasciammo avvicinare senza andare loro incontro e, appena giunti alla portata delle nostre armi, cento frecce fendettero l’aria abbattendosi sui mostri che chiudemmo in una morsa e che riuscimmo a sgominare per poter ancora avanzare verso il ponte che conduce al trivio. Diversi attacchi subimmo e Edwin e Falanel si unirono a noi, e le urla della grande citta’ morente gia’ giungevano alle nostre orecchie e la terra continuava a tremare.

Cautamente varcammo l’ultimo ponte mentre gente in fuga ci sconsigliava di avanzare, Edorel era in fiamme e l’aria era impregnata dall’acre odore del fumo e alti bagliori rossastri si intravedevano non lontani. Incontrammo Luxor che zoppicante ci scongiuro’ di tornare indietro, e ci raggiunse Isildur preoccupato per la sua gente in lotta, e incrociammo Grifis che folle di rabbia e di dolore correva, impotente, verso quella che era stata anche la sua citta’e Stryker che guidava i suoi Vargos in aiuto di quei popoli e Joseph Redfield che si uni’ al nostro gruppo. Sentivo il ruggire di esseri mostruosi e fermai il passo dei coraggiosi Sindar. Proseguire verso il trivio avrebbe significato la morte: un demone, uno Sventratore si era arroccato in quel punto strategico e impediva ogni avanzata, le nostre forze non erano nulla paragonate alla sua mostruosa potenza!

All’improvviso udimmo, alta e ammaliante, una voce femminile e vidi la curiosita’ e la sorpresa negli occhi dei miei fratelli, riconobbi quel grido sapevo chi fosse. Un’alta figura femminile slanciata e aggraziata nella sua crudele bellezza avanzava verso di noi. Capii il pericolo che correvano i miei compagni se si fossero lasciati ammaliare dal suo fascino e le lanciai contro un cavallo selvaggio che rispose veloce alla magia del mio liuto. La bellezza mostro’ il suo vero volto quando con un ghigno satanico lancio’ i suoi strali magici sul quadrupede, i Sindar si scossero e al grido di “Tol Acharn!” bersagliarono assieme la demoniaca creatura finche’ essa non cadde al suolo con un ultimo ruggito! Un’altra accorse ma non ci facemmo cogliere di sorpresa e segui’ la sorte della compagna.

Galvanizzati dalla vittoria su quegli esseri tentammo di avanzare ancora ma una scossa piu’ forte ci strappo’ dai nostri cavalli, capimmo che piu’ avanti era impossibile andare.
Ci adoperammo per dare conforto ai feriti e pian piano indietreggiammo riuscendo a malapena a trattenere il terrore dei cavalli che ad ogni scossa di terremoto si imbizzarrivano e tentavano di scappare.

Raggiungemmo Hammerheim ancora increduli per quel che avevamo veduto, non vi erano caduti tra le nostre fila ma attorno a noi avevano visto solo sangue e distruzione e morte.
In lontananza, quella che era stata Edorel, la Tollerante Edorel, era solo un ammasso di macerie e di morte preda delle fiamme e dei Signori delle tenebre!

Una pagina della Storia di Ardania si chiude con la sua distruzione.

Con orgoglio potremo dire: Tiond era lì!

Continua l’assedio e la distruzione della citta’ di Edorel.

Oggi secondo giorno della caduta della cometa, venerdì,11 di Adulain del 266 esimo anno Imperiale.

Ancora a tarda ora, un pugno di indomiti continua a combattere nel tentivo di scacciare le malefiche creature che saccheggiano il regno.
Elwin Dalamar, Benil Scicis, Andrew, Fromas, Picsou, Gillmore, Nahim, Pardus, Flagyllis, Luxor, Silvan, e altri coraggiosi, i cui nomi sfuggono alla mia provata memoria, si battono pur intuendo che le speranze sono ormai poche.
Molti eroi cadono trafitti, ma la forza unita di tanti prodi riesce ad abbattere due Signori degli abissi e il terribile collezionista di anime che semina morte e la schiera di mutati demoniaci e demonietti che li accompagnano.

All’avanzata degli eroici cavalieri fa argine l’improvvisa comparsa di Kun Gardar!
Egli richiama in aiuto Ogre e troll dei ghicci con un seguito di numerosi orchi che fanno da avanguardia a una massiccia ondata di Berserker capeggiati dagli oscuri Cavalieri neri!
La lotta e’ cruenta e grida e luccicar di spade si confondono al sangue e alle maledizioni dei mostri moribondi aiutati da terribili elementali di veleno e di fuoco!
La battaglia volge a nostro favore e, allora, Kun Gardar, invocando il potere della Flamberga, il misterioso amuleto in suo possesso, evoca una tormenta di neve e una ventina di elementali di neve compare improvvisamente addosso a noi. Con la mia musica mi trovavo in prima fila e non resistetti alle tante maledizioni paralizzanti che mi piovvero improvvisamente addosso.
Ripresi vita stordita e debole ma, raccolto il mio inseparabile liuto, mi ricacciai nella battaglia e la nostra tenacia e il nostro coraggio ebbero la meglio sulle forze messe in campo da Kun Gardar.

Stremati e laceri, ci guardammo attorno. Avevamo vinto una battaglia sulla retroguardia del male ma Edorel era ancora irraggiungibile e le fiamme e l’energia che la cingeva erano invalicabili.
Cercammo di spegnere le fiamme che divoravano la locanda del trivio e lì ci rifugiammo a darci mutuo conforto consci di aver tentato quel che era umanamente possibile tentare.

Edorel brucia ancora!
Morte di Edorel.

L’agonia e’ finita,!
Son cessate le urla, spento il bagliore delle fiamme, saziata la sete degli esseri degli abissi.
Sotto una coltre di nera fuliggine, spettrale e silenziosa giace Edorel.
La’ sulla dorata sabbia da cui lo sguardo si affacciava per scrutare l’orizzonte su cui splendevano i lontani bagliori che irradiavano dalle bianche mura della mitica Ondolinde, la’ una rossa scia di fuoco, vomitata dal bollente ventre della terra sconvolta, si srotola e si avvolge e inghiotte e doma le pietre omai scurite e perse della bella forma che Edorel era!

Son giunta qui da sola a percorrere le strette vie, un tempo festose e allegre, e tra il sordo rumore e gorgoglio della lava che incessante scorre pareva quasi di udire il suono sommesso e carezzevole del pianoforte che dalla locanda spandeva il suo richiamo dolce e invitante a consolare lo spirito del viaggiatore. E’ lì, per quella strada, nel pensiero, il dolce suono ti accompagna fino alla piazza in cui si fonde con l’argentino zampillìo che dalla fonte canta memorie di gesta e alla mente richiama nomi e volti cari che il tempo consuma e cancella e avvolge nella fuliggine della distruzione della morte!
Non un canto argentino ma ribollente lava ora vomita la fontana! e la locanda avvolge solo tronchi anneriti e squallide macerie sui cui risalta il pallido candore di pochi tasti di quel che un tempo un pianoforte era.
Si e’ consumato il tempo e tutto tace, tace in quella via, che era la mia casa, tace da molto qui la vita.

Tace ora anche la memoria.
Tace per sempre Edorel perduta.