La cometa che distrusse la città di Edorel


Dalle gesta di Sardaucas

*Una lettera scritta su carta pregiata, con un fine inchiostro verde è recapitata ai Regnanti delle città di tutta Ardania.*


E’ ormai molto tempo, che mi reco, puntualmente nella ricca biblioteca dell’Accademia delle Arti Magiche, per studiare i tomi custoditevi, alla ricerca di una qualche soluzione per l’arrivo imminente della Cometa, quando un giorno, erroneamente feci cadere da uno scaffale impolverato una pila di libri, naturalmente questo suscitò le ire di Larlec, Il Guardia Sigilli, ma per mia fortuna e non solo trovai un manoscritto, dalle pagine logore dal tempo, di un vecchio mago, Efesto Underfill. Incuriosito spolverai la copertina che era stranamente rilegata con cura; quel tomo risaliva a più di 500 anni fa.
Rimasi subito colpito dal titolo.

“Sperimentazione sulla fusione d’incantesimi e riti magici”

Quasi inconsciamente lo aprii e iniziai quella lettura che mi porto a rielaborare e sperimentare la teoria che a lui non riuscì perfettamente.
Cosi per qualche tempo,mi dedicai agli studi sulla cometa e soprattutto allo studio di quel tomo.
Trattava di riti magici di cui non avevo mai sentito nemmeno un accenno in tutti i miei anni di studi, raccontava d’esperimenti su uomini e animali vari, mostri e draghi, finché la mia lettura non cadde sul trattato della fusione d’incantesimi.
Questo tipo di sperimentazione poteva permettere la fusione di due o più formule magiche dando origine ad incantesimi nuovi di potenza straordinaria e dalle capacità sconvolgenti, in grado di rivoluzionare le fondamentali basi dell’odierna magia.
Costui era riuscito a creare mediante un complicato processo alchemico, un cristallo da lui chiamato “Cristallo di Comunicazione” che permette di poter fondere le parole dette dall’incantatore in un'unica formula magica dagli effetti devastanti.
Purtroppo non tutti gli incantesimi possono fondersi l’un con l’altro, e da quello che scrive Efesto molti di questi si annullano a vicenda.
Inoltre dagli studi fatti da questo mago si denota che, questo cristallo è in grado di amplificare enormemente il potere magico che vi è immesso.
Un’altra cosa che mi portò grande sgomento fu come questo mago riuscì a scrivere l’incantesimo che oggi molti di maghi potenti recitano in caso d’enorme pericolo, l’incantesimo catena di fulmini che fu realizzato da lui e i suoi apprendisti, fondendo tra loro le parole magiche del incantesimo fulmine.
Notevolmente incuriosito, decisi di fare altre ricerche su questo Mago e sul quel Libro, cosi chiesi l’Aiuto degli altri Tetrarchi Elron, Valin e del Sommo Astandir.
Gli esposi tutta la teoria sulla fusione e sulle sperimentazioni che potevamo fare, e sulle notevoli applicazioni che quegli studi potevano apportare all’uso della Magia.
Grazie alle ricerche fatte da tutti noi, riuscimmo a trovare l’ubicazione di quella che presumevamo un tempo, fosse stata la torre del mago Efesto.
Visti i notevoli impegni del sommo Astandir, abbiamo deciso che saremmo stati Io, Elron e Valin a procedere in questa missione alla ricerca della torre.
Dopo circa una settimana di viaggio via nave e via terra arrivammo nel luogo in cui noi tutti speravamo di trovare la torre in questione ma la delusione ci colse.
I nostri occhi videro solo poche macerie, i nostri animi furono pervasi da un senso di sconfitta, forse l’unico modo annientare la cometa era perduto.
Con sommo rammarico e vani tentativi di trovare botole o passaggi nascosti, decidemmo di far ritorno nella Città di Hammereim, portando questa triste notizia al sommo Astandir.
Prima di tornare Valin disse che lui sarebbe rimasto lì ancora qualche giorno per cercare ancora e avrebbe chiesto l’aiuto di Ardanos che era rimasto ad ultimare la formula magica;
Magari disse riuscirò a trovare qualcosa,cosi ci separammo.
Passarono dei giorni dal nostro ritorno, la cometa continuava ad avanzare inesorabile, come il tempo che ci separava dalla catastrofe.
Pochi giorni dopo il nostro ritorno, ebbi una visita inaspettata.
Mi trovavo nella mia torre quando sentii bussare fragorosamente. Riconobbi subito la voce del Tetrarca Elron, corsi subito ad aprire pensando che avesse un grave problema, poiché al mio udire, sembrava quasi che stesse per scardinare la porta.

Lo feci accomodare e cominciò subito a spiegarmi l’idea che gli era balenata per la testa.
L’idea consisteva nell’utilizzare al posto del “Cristallo di Comunicazione”, La scoperta che Luxor aveva fatto sul trasferimento delle Energie e sul Flux.
Iniziammo subito a studiare un modo per aumentare le forze magiche tramite quella teoria.
Il tempo non era dalla nostra, la cometa era sempre più vicina e poi il pensiero che Valin, non era ancora tornato, c’inquietava ancora di più l’animo.
Studiammo a fondo quel libro e arrivammo ad un buon punto, infatti, riuscimmo a canalizzare l’energia, facendola confluire in un solo essere in maniera simile alla descrizione fatta da Efesto nel suo tomo.
Non sapevamo quali conseguenze avrebbe portato una tale forma d’energia all’interno di un solo corpo, cosi decisi di offrirmi volontario per annientare la cometa e per fungere da ospite per quell’enorme massa d’energia magica.

“Venne il giorno della verità.”

La notte precedente non riuscii quasi a chiudere occhio, i miei pensieri erano confusi,ripensavo a quando trovai il biglietto del Sommo Astandir dove mi lasciava il fardello della Conoscenza; riuscivo solo pensare se quello che mi poteva aspettare, poteva portarmi a morte certa o a quale altra sorte sarei stato destinato. Ripensai a tutta la mia vita vissuta, le battaglie sostenute contro i Valorosi guerrieri d’Amon, le battaglie contro i demoni dell’Abisso, le orde di creature affrontate, all’Accademia, a tutti i miei amici conosciuti fin ora.
Ripensavo ai saggi consigli che la sera a cena, tra i libri impolverati e gli appunti ancora sul tavolo, Elron mi dispensava, dall’alto della sua esperienza.
Agli ultimi preparativi sulla formulazione del rito magico.
Tra tutti questi pensieri mi addormentai con l’unico obiettivo di distruggere la cometa.

La mattina dopo ci recammo sulla cima più alta della catena montuosa dell’Orus Maer.
Io, Elron, e L’arcimago Ardanos, eravamo gli unici a poter sostenere una prova cosi dura.
Tutto era pronto, vedevamo la cometa che inesorabile avanzava verso di noi.
La tensione era al massimo.
Iniziammo la procedura per la fusione delle energie magiche. Sentivo l’energia che confluiva in me ed il mio potere aumentava sempre più, la terra cominciò a tremare, il terreno intorno a noi si alzò come se levitasse, la concentrazione era al massimo.
Ero al culmine della Potenza, ma sentivo che le mie spoglie da uomo cominciavano a cedere…

“Formulai l’incantesimo.”

I miei arti si muovevano come sinuosi serpenti, dalla mia bocca uscirono parole di fuoco, il mio corpo bruciava, sembrava come se stesse esplodendo.

…Poi svenni.

*Al mio risveglio, mi ritrovai in un letto, subito mi guardai intorno, cercando dei punti di riferimento, mi sentivo debole. Riconobbi il volto amico di Elron, e quello Del vecchio Ardanos.
Riuscivo a malapena a parlare; riconobbi la mia torre.
Sorrise vedendo che mi ero ripreso, ma il suo sguardo mi comunicava il peggio.
*Gia, la Cometa aveva fatto il suo corso, i nostri sacrifici non erano serviti a nulla *.
Elron mi diede cosi la notizia che la cometa sarebbe in ogni caso caduta con un impatto devastante non ostante l’impatto con il nostro Incantesimo.

Io, abbassai lo sguardo, stringendo nei miei pugni le lenzuola di seta.
*Avevamo fallito.*
Subito dopo, mi accorsi del resto…
Le mie mani, le mie mani erano quelle di un vecchio, tutta quell’energia aveva accelerato il metabolismo rendendomi ormai l’ombra di quello che ero un tempo.
Ardanos mi porse uno specchio, ora avevo i capelli bianchi, le rughe tempestavano il mio volto come una pioggia di rubini su un diadema.
Rimasi in silenzio… feci cenno ai miei amici di andarsene.
Ero rimasto solo…
Con voce sommessa, Pregai Crom ringraziandolo di avermi risparmiato dalla morte.
Mi alzai, mi vestii e camminando a fatica, raggiunsi il portone della mia torre.
Uscii. L’aria era piena di Lapilli, il cielo era cupo poiché una nuvola di detriti sembrava oscurare il Sole, come se una notte perenne fosse scesa sul mondo.
Avanzai lentamente verso la strada, verso il luogo dove avrei continuato a vivere e a portare le mie conoscenze, l’accademia delle Arti Magiche, il luogo dove cominciò il mio cammino da studioso e dove probabilmente finirà presto.