La cometa che distrusse la città di Edorel


Poche ore, poche possibilità…

I primi giorni di Adulain trasformarono in certezze i pochi dubbi rimasti riguardo alla catastrofe: Edorel sarebbe stata distrutta, poiché essa si ergeva esattamente sopra le terre corrispondenti al luogo di impatto del meteorite.
Gran parte della popolazione era già stata fatta evacuare in fretta e furia e accolta calorosamente nella vicina Hammerheim; lo stesso era stato fatto per le alte cariche e per il governo, riunito da alcuni mesi assieme al Regno di Hammerheim a formare il potente Impero di Occidente.

In città rimanevano soltanto alcuni vecchi testardi, disposti a morire piuttosto di abbandonare la propria dimora, e tutta una schiera di libertini, pazzi, cinici, ottimisti e negatori del destino, gente che credeva la faccenda un’immane macchinazione del regime, e che consumava il proprio tempo calandosi totalmente nel vizio e nella depravazione.

Mancavano poche ore all’impatto: una sorta di muta rassegnazione aleggiava come nociva foschia sulle verdi terre di Ardania, poiché ogni cosa non aveva più alcun peso e importanza davanti alla crudeltà degli eventi e all’incertezza legata all’esistenza di un avvenire, di un giorno dopo.

In quelle ultime ore, nelle strade deserte delle città umane, riecheggiavano soltanto i sinistri proclami e lo sferragliare dei flagelli dell’oscuro ordine di scarlatto ammantato, contrapposto al salmodiare dei sacerdoti votati al compito di riempire di speranza i cuori dei fedeli.

Frattanto, nelle lucenti aule dell’Accademia delle Arti, alcuni uomini, capeggiati dal Tetrarca Sardaucas, lavoravano alacremente al fine di completare i preparativi per l’ultimo, estremo tentativo di salvezza. Si trattava di qualcosa di estremamente complesso e pericoloso: la fusione delle energie e delle menti dei maghi più potenti di Ardania ed il trasferimento dell’enorme potenziale, grazie al “Cristallo di Comunicazione” costruito dal Mago Luxor, nel corpo del Tetrarca Sardaucas. Egli poi, se avesse sostenuto il terribile sforzo, avrebbe cercato di distruggere o comunque deviare il moto della pietra infuocata quel poco necessario a evitare l’impatto.