La cometa che distrusse la città di Edorel


Dal discorso di Astandir Enderel del 13esimo PostApritore al Consiglio Accademico, riunito in seduta plenaria:


193 A.I.

Deanad settant’anni fa era poco più di un villaggio di contadini; sorgeva nella città un piccolo edificio dedicato allo studio dell’astronomia, guidato da alcune menti brillanti emigrate dall’Accademia di Edorel alla ricerca della pace e della solitudine necessarie ai propri studi.

Gli astronomi di Deanad, preoccupati dell’apparizione di quell’astro sconosciuto, si misero immediatamente al lavoro e dopo accurati calcoli, capirono che la stella di cui si parlava non era altro che una cometa, la cui traiettoria intersecava preoccupantemente quella terrestre.

Il panico prese i loro cuori: decisero di informare i capi del villaggio, mandarono messi per tutte le città del continente, a cui i vari regnanti non prestarono granché attenzione, data la più vicina e pressante minaccia proveniente dagli oscuri abissi di Surtur.

Il Tempo seguitava a percorrere il suo silenzioso cammino e l’astro si fece cosi vicino da essere visibile ad occhio nudo, anche durante le luminose ore in cui il carro del sole viaggiava per gli spazi celesti.

E mentre l’Esercito Reale di Hammerheim arretrava collezionando sempre più pesanti sconfitte ad opera del Re Nero, mentre la cometa si muoveva inarrestabilmente verso il globo terrestre, una terribile epidemia di peste scoppiò e divampò per ogni dove.

Dalle testimonianze dell’epoca si parla di “…un nemico altrettanto potente (che) mieteva centinaia di vittime tra gli uomini, non nel furore della battaglia, bensì nel doloroso silenzio della malattia. Fu la più terribile epidemia che l’uomo avesse mai conosciuto; e tutto ebbe inizio nell’anonimo e pacifico villaggio di Deanad…”

Andando a ricercarne la causa, la storiografia ufficiale, così si esprime:
“…gli abitanti di Deanad sapevano che entro l’anno gli orchi sarebbero arrivati al loro villaggio e, essendo una comunità di semplici contadini, si limitarono a pregare riuniti attorno alla loro guida spirituale, il Cappellano del villaggio. Tuttavia il panico aumentava, comprensibilmente, di mese in mese. Al che nessuno seppe affermare che cosa accadde di preciso, forse la ragione andrebbe ricercata nella natura dell’essere umano[…]In uno strenuo tentativo di salvarsi la vita, rinnegarono la loro fede e si votarono al Dio Oscuro, “colui il cui nome non può essere pronunciato”, il dio del Nemico. A quel punto una sorta di isteria collettiva colpì la popolazione locale. Il Cappellano, che tentò di opporsi, fu orrendamente trucidato e condotto in sacrificio. Fu eretto un altare a Vashnaar, esso veniva adorato giorno e notte, con salmi, preghiere e sacrifici. Prima vennero sacrificati animali, poi uomini e donne, infine, orribile a dirsi, neonati. E il Signore Oscuro si accorse di tanto zelanti seguaci e donò loro la salvezza, la vita eterna. Mai dono fu più sventurato. La popolazione di Deanad conobbe così l’orrore della non-morte. In una sola notte ogni persona del villaggio fu contagiata da una sconosciuta malattia, che, dopo lunghe sofferenze, li portò alla morte, o, meglio, alla rinascita a nuova vita, come servi di Vashnaar. Gli abitanti di Deanad, ridotti a zombi senza volontà, presero a vagare per il Regno, contagiando ogni forma di vita con ciò che loro chiamavano il “Dono di Vashnaar” e che invece passò alla storia come la Peste Scarlatta, poichè i corpi infetti, prima di terminare la propria esistenza umana, presentavano pustole e macchie di colore rossastro-violaceo…”

Ulteriori ricerche da parte del Tetrarca Anziano portarono alla luce una nuova, angosciante verità.

La peste arrivò accompagnata dai neri vessilli del Sovrano Oscuro, probabilmente portata dagli orchi delle montagne e dilagò a causa delle cattivissime condizioni igieniche e alla terribile sottonutrizione causati dalla guerra continua.

In quegli oscuri giorni, una nuova filosofia nata a seguito della confusione e della paura generale, si insinuò profondamente in ogni strato della popolazione dell’intero continente, una filosofia che si prefiggeva il compito di abbattere dalle fondamenta l’intera struttura sociale su cui poggiava suo malgrado la vita di ogni uomo.

Fanatici, mistici, appestati, persone ormai dominate solo dal terrore e dal panico degli eventi vagavano disperati per ogni città, flagellandosi al fine di espiare le proprie colpe in attesa del Giudizio divino, ammonendo gli abitanti sull’inevitabile avvicinarsi della fine del mondo, l’evento ultimo che avrebbe distrutto l’intera razza umana, preannunciata in tutti i testi e riti religiosi di ogni cultura e etnia, l’Apocalisse.

Il villaggio di Deanad, circondato dai nemici, senza nessun aiuto da parte dell’Esercito Reale, decimato dal dilagare della malattia, abbandonò il proprio credo abbracciando il nuovo pensiero, divulgato dalle menti liberali degli studiosi, nonostante l’ovvia contrapposizione dei nobili e della classe dirigente.

Arrivò il fatidico giorno, era il Quindicesimo Dodecabrullo del 193esimo A.I., la luce della stella era cosi forte che non vi fu alcuna notte, due soli contemporaneamente attraversavano i cieli di Ardania, le famiglie si chiusero nel buio della case barricate, come ultimo gesto di difesa, stringendosi forte nell’attesa della fine…ma non vi fu alcuna catastrofe…i calcoli degli astronomi non erano stati cosi precisi, la cometa aveva solo sfiorato il nostro mondo.

A Deanad, scampato il pericolo, la gente non voleva vivere più sotto alcun giogo: il popolo si ribellò e costituì un governo di Pari; il cappellano, il sindaco ed i proprietari terrieri, decisi a preservare i propri interessi, mandarono i propri messaggeri alla corte di Re Julian in cerca di aiuto; il sovrano convocò a corte i capi della rivolta, passò intere giornate a discorrere con loro e alla fine decise di metterli a morte.

Simulando un’azione di contrattacco alle linee nemiche assiepate oltre il fiume, l’Esercito Reale circondò il villaggio e sterminò tutti i suoi abitanti, compresi donne, vecchi e bambini, per poi dare fuoco ad ogni cosa.
Affinché niente rimanesse a testimonianza di quegli eventi, celando per sempre ogni piccolo frammento di verità, furono condannati a morte anche il cappellano, il sindaco e i fedeli alla corte, mentre ai soldati reali, affinché agissero contro il popolo disarmato e pacifico, venne raccontato dei riti in onore di Vashnaar e del tradimento del villaggio in favore del nemico.

Ogni testimonianza scritta di quegli anni venne distrutta o fatta sparire, sostituita dalla versione attuale, al fine di celare una verità scomoda in seguito all’ordine stabilito dopo la nascita dell’Impero.