Dalle cronache di Tiond
La Prima Guerra dell'Alleanza Elfica

Giunse, nel Doriath, la notizia che una bimba elfa era stata ritrovata nei pressi della citta’ umana di Amon. La mezz’elfa Ielenja prese a cuore le sorti della bambina e si incarico’ di aiutarla a scoprirne le origini. Nulla fu scoperto nel continente elfico che portasse sulle tracce del passato della piccola. Ielenya condusse, percio’, la giovane elfa nella citta’ nordica di Helkaraxe e qui il fascino della bambina conquisto’, ben presto, anche la rude indole del Barone Claus Von Kessel che, con la tenerezza di un padre, veglio’ premurosamente sulla piccola e molti amici vennero a trovarli per onorare la fanciullina e rasserenare le sue giornate con giochi fra le candide nevi delle terre nordiche.


Il Barone si era molto affezionato alla piccola ma, per tener fede al suo impegno, invio’ una missiva alla Alleanza Elfica invitando una delegazione ad Helkaraxe per seguire i progressi della piccola e individuarne le origini. Agli elfi parve di sentire nella missiva del Barone una aperta sfida all’orgoglio elfico e il Re dei Quenya ando’ di persona nel regno dei ghiacci. Egli parlo’ l’antica lingua dei Quenya e la piccola capì le sue parole mostrando chiaramente le sue origini.
Questo fatto indusse il Re elfo a reclamare immediatamente la piccola e il diniego posto dai nordici provoco’ un grave incidente diplomatico.
Gli avvenimenti precipitarono e Jelenya, per scongiurare la guerra, porto’, nascostamente, la piccola a Ondolinde, tradendo la fiducia dei nordici e pago’ con la vita questo suo gesto di altruismo.
Mentre i nordici subivano l’onta della sottrrazione della piccola, Ondolinde gioiva per la venuta della fanciullina, il sangue del loro sangue aveva ritrovato le sue radici.

I nordici decisero che l’affronto era grave ma non erano propensi a un aperto contrasto con Ondolinde che avrebbe significato guerra. Tuttavia decisero di affermare la loro supremazia con una marcia dimostrativa sulla citta’ celata in modo da mostrare e far subire la loro potenza, pur con intenzioni vagamente pacifiche. Essi, con la complicita’ di qualche elfo di Rotiniel, sbarcarono in forze nel Doriath e penetrarono per le vie celate nella valle giungendo alle porte della Splendente. Alle porte della citta’ furono fermati da Aegath Malentur che, con la bimba per mano, si staglio’ solenne sul bianco ponte per fermare l’avanzata dell’esercito dei barbari.

I Barbari, guidati da Barone Von Kessel, si ergevano, armati di tutto punto, di fronte ad Aegath. La citta’ era sguarnita fidando nelle sue porte celate e molti dei Quenya si erano recati a una riunione nella vicina citta’ di Tiond. I barbari non sembravano avere intenzioni ostili ma la loro presenza armata alle porte della citta’ allarmo’ le vedette. L’elfo prese tempo parlando mentre messaggi concitati rimbalzavano per le valli.

I nordici di fronte ai pochi quenya presero baldanza e vollero oltrepassare il ponte e calcare le strade della bianca citta’ riempiendo delle loro voci guerresche e baldandose le silenziose vie della splendente. Aegath fece appello a tutta la sua calma e saggezza, nulla poteva contro quell’esercito… egli subì la loro presenza e attese…!
Aegath attese…attese paziente.
E come una piena che irrompe e dilaga e tutto travolge al suo passaggio, gli Elfi del Doriath risposero alle attese di Aegath e l’esercito dei Sindar giunse e l’oro dei mantelli di Tiond si mescolo’ all’argento dei mantelli Quenya e la furia di Suldanas si abbatte’ sulla prepotenza dei Barbari e una dura battaglia si accese alle porte di Gondolin e i barbari circondati dovettero soccombere!
Ondolinde aveva risposte col sangue alla profanazione. I barbari tornarono sconfitti alle loro terre.

Fu guerra.
Dopo la Battaglia di Ondolinde Aegath si congratulo’ coi Sindar dell’intervento e racconto’ gli avvenimenti che portarono alla battaglia.

Le responsabilita’ di Rotiniel nella battaglia di Ondolinde furono denunciate e le ostilita’ si allargarono anche alla citta’ portuale. I barbari iniziarono a insanguinare il Doriath con le loro scorribande ma si trovarono di fronte le forze congiunte degli eseciti dell’Alleanza Elfica.
L’esercito dei Sindar, alla notizia dell’avanzare delle truppe nemiche si radunava compatto al guado di Ilkarin per congiungersi all’esercito Quenya.


Una vedetta portava concitata la notizia dell’arrivo dei fratelli quenya.

Le truppe riunite dell’Alleanza Elfica si schieravano imponenti e il Re dei Quenya Valaryn en’Isildur, affiancato dai Generali di Tiond, si poneva al comando dell’Esercito Elfo con un esaltante incitamento alle truppe dell’Alleanza

Frequenti furono gli scontri con le truppe degli eserciti attaccanti ma la gloria dell’Alleanza si accresceva giorno per giorno, battaglia dopo battaglia. Ecthelion degli Axanthur si distinse per la furia con cui si scagliava contro i nemici e nulla resisteva alla potenza del suo magico potere.

Venne il giorno in cui gli Elfi si radunarono a Ondolinde per una solenne celebrazione in onore di Suldanas. Il popolo dei Sindar si mosse armato verso la splendente per presentare le armi alla solenne benedizione.
Essi giunsero alla entrata nord della valle celata e ivi attesero per radunarsi.

Ben presto una notizia allarmante giunse dalle vedette: I barbari erano schierati di fronte alla valle! Fu subito chiaro che lo scontro era inevitabile. Le truppe Quenya, pronte per la cerimonia delle armi, furono allertate e, al galoppo, giunsero al Passo della Valle Celata e li’ si riunirono all’Esercito dei Sindar.
Le forze dell’Alleanza Elfica, ancora una volta, si riuniscono contro l’invasore. Il grido di guerra dei Sindar si leva alto: “TOL ACHARN!”

La battaglia e’ dura e leale e a lungo i due eserciti si scontrano. La Sacerdotessa Sindar, Nashira, leva alte invocazioni agli dei e dalle sue mani guizza la scintilla divina che rigenera i corpi e ridona la vita, molti sono coloro che rendono grazie alle sue arti divine.

Lunga e’ la battaglia e molte sono le vittime ma alla fine di una estenuante giornata le truppe nemiche arretrano e ritornano sulle loro terre.
Grande e’ la gioia dell’Alleanza Elfica per avere allontanato gli invasori.
Stanchi ma consci del loro valore gli elfi si ritirano. Alcuni di loro hanno ancora la forza di riprendere la cerimonia interrotta e si riuniscono di fronte al Sacro Tulip a rendere grazie a Suldanas per la protezione concessa al popolo dei Tel’ Quessir.

Sia lode a Suldanas e gloria all’Alleanza Elfica