La Saga di Kirowon

Capitolo I


a: La Sacra Inquisizione


Un giorno Ardania si risvegliò sotto un sole diverso, offuscato da una presenza che fino ad allora non si era mai avvertita.... qualcosa era cambiato.
Nell'aria si percepiva la vibrazione di qualcosa d'oscuro che si ripercuoteva per miglia e miglia partendo da est.
L'ombra era tornata a vagare su tutto il creato.
I movimenti vashnaariani avevano riiniziato a muoversi alla luce del sole e i loro maggiori esponenti militavano nel famigerato gruppo chiamato "Ombre".
Grande era il loro odio verso coloro che veneravano gli dei giusti poiche', a causa loro i vashnaariani non erano liberi di compiere i loro sanguinari riti pagani basati sulla violenza e sulla privazione dei diritti.
I massimi esponenti della fede della chiesa di Ardania, visto il dilagare della fede blasfema, decisero che era giunta l'ora di attuare una nuova strategia.. venne creata una potente istituzione col nome di "Sacra Inquisizione" che si prefiggeva lo scopo di fermare il proliferare del male.
La grande macchina investigativa del nuovo corpo religioso si mise in moto capeggiata dalla matriarca di Awen, Melshir e dal sommo inquisitore Arkan Elistal. Ma, nonostante tutti gli sforzi, ancora il male continuava a crescere...
Il devoto di vashnaar più conosciuto era il vile Alì Kall; egli spadroneggiava per tutti i regni e si faceva forte di fronte ai deboli e si nascondeva dietro all'inaffidabilità delle istituzioni; ma, nel giorno più inaspettato, l'inquisizione si mosse e lo arrestò proprio durante l'incoronazione dello Jarl Saxon Feanor!
Il Vashnaariano credeva infatti che il popolo del nord non avesse collegamenti con la sacra organizzazione e, fidando in questo, girava impunemente nel regno dei ghiacci, ma le sue supposizioni si rivelarono errate. durante l'incoronazione fu accusato di eresia, arrestato e messo ai ferri.
In seguito egli venne processato e, riconosciuto colpevole di odiare la luce, l'amore e la vita, fu marchiato a fuoco come eretico e condannato a rimanere per il resto dei suoi giorni sull'isola degli esiliati.
L'odio di Alì però era troppo grande e Vashnaar nel suo abisso lo sentiva e questo lo allietava, un nuovo strumento era stato forgiato dal fato e andava solo raccolto da un suo emissario.
Surtur l'oscuro signore ne fu informato e decise di mandare un suo prediletto per portare a termire un importante missione: Kirowon, antipaladino votato all'oscurità, venne su Ardania con l'unico scopo di portare la bandiera dell'ombra su tutto il creato.
In una notte senza luna l'ombra dell'antipaladino giunse a gran velocità sull'isola dei prigionieri, li si manifestò provocando grande stupore nell'eretico Alì.
Kirowon, dall'alto della sua cavalcatura disse:
- "Vieni mio servo è ora di cambiare l'ordine delle cose"-
Dalle empie labbra di Alì usci una semplice risposta:
- "Si mio signore" -
A velocità demoniaca, per i poteri dell'antipaladino, il tremecciano Kall fu presto riportato nella foresta dei banditi per iniziare l'offensiva piu grande che il male avesse mai sferrato fino ad allora! Quella stessa sera Kirowon si presentò da solo davanti Edorel saggiando con perverse evocazioni le difese della città.


b : La comparsa di Kirowon

Intanto strane leggende giravano per le contrade e le apparizioni di un oscuro cavaliere erano narrate nei racconti degli avventurieri che si riposavano la sera nelle taverne, e, proprio in una taverna, il fato volle che il banale racconto di un vecchio divenisse determinante per il futuro.
Costui si chiamava Eugenius ed era un bibliotecario molto anziano che lavorava presso gli archivi della capitale imperiale; quel giorno stava parlando con un giovane uomo di mare dalla pelle abbronzata e dalla sciabola affilata di nome Rym Ferannon e avvenne che iniziasse a raccontare la storia che un bardo, di nome Evelan Tires, aveva una volta cantato e che narrava della caduta di un paladino di nome Rengard.


Il giovane Rym rimase affascinato e rapito, da quel racconto che narrava dell'amore e della tragica morte dei protagonisti ma, riprendendo la sua solita razionalità, trovò strane similitudini tra la conclusione del racconto di Eugenius e la figura del cavaliere nero che tormentava Ardania.
Il marinaio si immerse talmente nei suoi strani ragionamenti che quasi perse la nave per il territorio elfico, dove era diretto per incontrare dei vecchi amici.
Decise, allora, di cogliere l’occasione del viaggio per riferire l'enigmatica storia del vecchio ad una ragazza elfa, sua amica, di nome Galadriel, affinche' la tramandasse nelle sue canzoni di bardo.
Mentre il giovane solcava i mari, alla volta dei reami elfici, su una sbrindellata nave da trasporto costruita durante l'ultima era imperiale, ebbe notizia che in quelle terre si era presentato l'Antipaladino.


Gli elfi, inizialmente incuriositi, si avvicinarono all'oscuro con buone intenzioni cercando di capire chi fosse costui ma le reazioni del cavaliere nero rappresentarono una tragedia per la popolazione elfa; molti priminati caddero sotto la spada d'ombra dell'emissario dell'oscurità, altri sotto gli artigli dei suoi demoni e i sopravvissuti vagarono per le lande devastate dal cavaliere chiedendosi, invano, il perchè di tutta quella violenza.

L'antipaladino era fermo nella pianura insanguinata ai confini del Doriath circondato dagli sguardi delle ultime forze elfiche sopravvissute, quando un elfo dall'armatura semidistrutta si avvicino' solitario intonando una domanda in lingua comune:
- "Nero cavaliere, perchè provochi dolore al pacifico popolo elfo?"-
Il cavaliere allora alzo' lo sguardo e rispose:
- "Kirowon è il mio nome e ho il compito di diffondere la fede del sommo Vashnaar nel creato, voi inutili elfi avete sacrificato il dono dell'ombra e per questo la conquista di queste terre non sarà pacifica!"-
Gli elfi presenti rabbrividirono di terrore e un giovane elfo disperato urlò con tutte le sue forze:
- "Dimmi, Kirowon l'oscuro, in te esiste un minimo di pietà?" -
Il nero cavaliere si mosse lentamente verso quella esile figura che possente aveva tuonato pur avendo apparenza minuscola, sguainò la spada e la puntò sul giovane ma, quando ormai la cruenta fine sembrava vicina, il guerriero dell'oscurità esitò e si fermò causando lo stupore di tutti i presenti, per un attimo gli occhi del cavaliere divennero lucidi e profondi …poi una sola parola sfuggì, come un sussurro, dalle sue labbra:
- "Marianne…" -
Dopo aver detto questo l'oscura figura barcollò...fu un attimo...poi si ricompose galoppando veloce come un demone verso est... la folla di sopravvissuti era perplessa ma un dubbio e una speranza iniziava a serpeggiare nel saggio popolo elfico... non era dunque completamente malvagia l'anima di Kirowon l'Antipaladino?

Capitolo II

a : La leggenda di Rengard, paladino di Crom

Rym sbarco il giorno dopo a Rotiniel e subito si diresse verso ovest verso Tiond, la dimora della dama dei boschi... aveva cosi tanto da raccontare!
Appena sbarcato, venne avvertito da un marinaio mezz’elfo che un oscuro condottiero aveva seminato morte e distruzione nelle praterie a sud del Doriath, questo spaventò non poco il giovane corsaro, ma ciò non lo distolse dai suoi intenti e cavalcò per un giorno intero per raggiungere la verde Tiond, verso sera giunse nel villaggio e venne subito avvistato dagli occhi penetranti delle guardie elfiche che lo scortarono fino al cospetto dei cittadini.
Giunto alla piazza principale gli si fece incontro dama Galadriel insieme ad altri elfi e al mezz’elfo Firpil. Rinfrancato e ristorato dopo il lungo viaggio egli espose i motivi della sua venuta e iniziò il resoconto del racconto che lui aveva appreso ad Hammerheim.

- " Si narra che alla corte dei Da Silva dimorasse un tempo un valorosissimo paladino devoto a Crom, Rengard era il suo nome ed era disperatamente innamorato della sacerdotessa di Awen, Marianne. Ma le sue dolci cure non erano ricambiate, la bella Marianne non aveva occhi che per lo splendente Ocelon, paladino di Aengus e grande in bellezza e nobiltà!
Quando la sacerdotessa annunciò di aver scelto Ocelon come sposo, Rengard nascose il fuoco del suo sentimento e vegliò in disparte sulla fanciulla, nascostamente proteggendola.
Non potendo soddisfare il suo amore egli divenne taciturno e solitario e si dedico' anima e corpo all'arte del combattimento rafforzando le sue tecniche e divenendo, ben presto, la lama piu' potente del regno.
Ocelon ben presto mostrò che sotto l'apparente splendore si celava un animo misero egli, dopo aver conquistato il cuore della fanciulla iniziò ad interessarsi ad altro considerandola più una proprietà che una compagna.
Dopo molte sofferenze la dolce Marianne capì che egli non era degno della sua mano e gli comunicò la sua volontà di rompere il fidanzamento
Preso dalla rabbia nel vedersi abbandonato Ocelon estrasse la spada e l'affondo' nel petto della sacerdotessa, che si accasciò al suolo con un grido disperato!
Poco lontano Rengard udì quel grido e corse... corse.... ma.. troppo tardi! Marianne la sua amata giaceva morta, uccisa!
Un velo scese sui suoi occhi, la mente si perse, la bocca si aprì in un urlo senza suono e la sua ira sgorgò e lo invase e lo dilaniò e guidò la sua mano sulla spada che come un lampo vendicatore si alzoò e calò, con lugubre suono, a recidere di netto la testa di Ocelon!.
Rengard raccolse la testa insanguinata del paladino ucciso e ruggendo come un leone ferito si precipitò per le sale del castello brandendo con una mano, per i capelli, il macabro trofeo e con l'altra la spada insanguinata. Nessuno scampò alla sua pazzia!
I paladini furono trafitti nel sonno e grida e implorazioni echeggiarono per le sale.... nemmeno i servitori furono risparmiati!
Si lasciò alle spalle il gelido silenzio della morte e corse fuori nella notte dove una strana nebbiolina sembrava attenderlo e lo avvolse e lo nascose e lo protesse e.... lo mutò!
La sua pazzia fu ...blandita...accarezzata...accresciuta.... usata! Vashnar lo avvolse nella sua aura protettiva e lo condusse a se'...lo nutrì di odio...e gli diede una speranza!
La Vendetta!
Gli strappò un giuramento di odio...gli additò le sue vittime... gli fece assaporare il gusto dolce del sangue innocente e ricoprì il suo corpo con una corazza nera come l'ebano e incorruttibile come l'odio!

Nessuno vide mai più Rengard il paladino. Ma si narra che da quel giorno Vashnaar guardi con occhi bramosi di possesso a un suo nuovo discepolo, Kirowon l'antipaladino, egli percorre sul suo nero destriero le vie del dolore e della guerra e vi si nutre e si rafforza invano tentando di annegare il suo dolore nel sangue di milioni di vittime
Kirowan l'antipaladino che una nera armatura d'odio ricopre e si insedia ad est dove l'ombra permane!

b: L'inganno di Kirowon

Così terminò, Rym, il racconto del canto del Bardo Evelan Tires. Al termine della narrazione il giovane parve sfinito e nervoso; egli non rimase con gli elfi quella notte ma si allontanò nell'oscurità portando con se' il peso della sua conoscenza.
Passarono giorni, ma dalle terre elfiche e da quelle umane iniziarono a diffondersi le notizie delle apparizioni del Campione dell'Oscurità e delle vittime da lui mietute.
Un gruppo di avventurieri senza scrupoli fu assogettato dall'Oscuro Signore; essi agivano improvvisamente e apparivano come dal nulla per poi scomparire senza lasciare tracce, furono chiamate "le Ombre" e, capeggiate da Alì Kall, un terribile fuorilegge, riuscirono a colpire duramente popoli e città e a spargere un terrore che non si respirava da secoli grazie all'appoggio del cavaliere nero.
Così Kirowon continuava a dilatare il suo dominio di ombra incontrastato e sicuro di se' quando un oscuro messaggero giunse nelle aule della fortezza di Surtur.
Nell'ermetico linguaggio dell'est il demonio avvertì l'antipaladino che un vecchio di nome Eugenius aveva ideato la creazione di un oggetto arcano atto a distruggere il dominio dell'oscurità e, si narrava, che l'anziano avesse tramandato questo segreto a qualcuno di cui non si conosceva l'identità si sapeva solo che codesto individuo avesse subito passato le informazioni segrete ad un elfa di nome Galadriel.
La notizia indispettì Kirowon, che sentì minata la sua sicurezza di vittoria.
Egli mise in moto l'efficacissimo servizio di informazioni dei demoni inferiori dell'abisso ma essi non furono in grado di identificare da dove provenisse la possibile minaccia. Preso da un incontenibile furore l'antipaladino decise di scendere in campo e di ricercare e perseguitare egli stesso colui che era in possesso del segreto che avrebbe potuto procurare la sua sconfitta.

Era una sera come le altre a Tiond, gli elfi, come solevano fare ogni sera, stavano intorno al fuoco, tra questi i due bardi Sindar, Firpil e Galadriel, discutevano dell'ultima battaglia contro i non-morti evocati dal servo di Vashnaar; quando, improvvisamente, dal falò si alzò un immensa fiammata e dalle fiamme infernali apparve l'antipaladino avvolto nella sua nera armatura! La sua voce risuonò sferzante e improvvisa come metallo fuso:
- "Dove si trova colui che sa?" -
Il pensiero terrorizzato dell'elfa corse subito a Rym che e al suo racconto su Rengard e capì che era Ferannon colui che cercava ma con altrettanto terrore si rese conto che Kirowon aveva percipito il suo pensiero!
Gli occhi del nero demone imprigionarono scandagliando con il suo oscuro potere i pensieri della Sindar. Parole senza voce risuonavano nella mente di Galadriel:
- "Dimmi il nome di colui che sa il segreto" -
L'elfa chiuse la sua mente in preda al panico e si concentrò silenziosamente in una invocazione alla Dea Madre Beltaine ma l'antipaladino scardinò le sue difese con l'inganno! Con le sue arti illusorie mutè la sua voce in un mellifluo timbro femminile che penetrò, insidioso, la memoria della ragazza:
- "Sono la Grande Madre, Galadriel, abbandonati! Dimmi il nome di «colui che sa» in modo che possa proteggerlo" -
La sensibilità dell'elfa percepì l'inganno ed ella chiuse gli occhi e fece appello a tutte le sue forze, ma il potere di Kirowon era troppo grande e prorompente e urlò con il fragore del tuono:
- "Parla Beltaine te lo impone!" -
E l'elfa crollò….
Nella sua mente, improvvisa come una frustata, esplose l'immagine del racconto di Rym!
Kirowon percepì l’immagine e capì….
Egli rise e ringhiò emettendo un empio grido di vittoria mentre scompariva in una grande fiammata lasciando l'inerme Galadriel in lacrime.

Quando, quella stessa sera, Rym tornò a Tiond apprese, con sgomento, che presto la sua vita sarebbe cambiata: la personificazione dell'oscurità lo stava cercando con un immenso dispiegamento di forze ed era tempo di iniziare un lungo viaggio per Ardania.


Capitolo III

a : La distruzione di Paranor

Rym Ferannon partì immediatamente alla volta di Rotiniel e lì una guardia telera gli consegnò una missiva scritta da Eugenius in persona. Il vecchio chiedeva di incontrarlo perchè aveva percepito che la vita di Rym era in pericolo. Eugenius forse aveva trovato una luce nel buio che avrebbe dato speranza ai popoli d'Ardania.
Rym non perse tempo ma Kirowon non fu da meno.
L'Antipaladino perlustrò l'intero continente elfico alla vana ricerca del giovane. La sua furia diede alle fiamme il Doriath ma senza trovare nulla.
In quelle foreste aleggiava lo spirito della natura stessa che rendeva vane le ricerche delle tracce del fuggiasco, questo fece infuriare l'Antipaladino che decise, prima di continuare la sua missione, di dimostrare la sua potenza alla natura stessa.
Fu cosi che, all'imbrunire, la grande fortezza dei Druidi, Paranor, vide l'avvicinarsi di una grande nube a velocità insolita; essa si stagliò minacciosa sull'isola e da essa discese l'oscura figura del cavaliere nero!
I druidi stettero colmi di stupore misto ad orrore alla visione di quella figura spettrale, quando il sommo Gerofante Kaulanthalas si fece avanti e, in nome della Grande Madre, intimò al servo dell'oscurità di andarsene. Ma vane furono le sue parole! Con un ghigno di rabbia Kirowon disse solo una cosa:
- "E' tempo di eliminare questa inutile feccia verde che infesta le terre emerse e rallenta l'avanzata del vero potere!" -
Invano il gerofante invoco la grande madre! Ormai era tardi.
Evocati dalle tenebre del regno di Vashnaar, demoni, fiamme e spettri famelici, uscirono dalla terra! L'isola si scosse in preda a un orrore indicibile e una immensa colonna di fuoco si innalzò e i druidi furono annientati e caddero nell' intento di difendere l'integrità della Natura.
Una nera colonna di fumo si innalzò nel cielo e fu visibile fino ad Hammerheim. In tutte le foreste del mondo si percepì una vibrazione di intenso dolore per quello che stava succedendo. Paranor, il santuario della natura, era in fiamme, solo pochi druidi erano sopravvissuti a guidare la resistenza; ormai la rappresaglia era completata, l'oscuro poteva andarsene.
Prima di allontanarsi mostrò il corpo del Gerofante senza vita scagliato su una roccia e disse con voce fredda e risoluta:
- "E' ormai tempo di sovvertire l'ordine imposto dalla luce, è solo uno stolto chi si oppone a questo!" -
Detto questo scomparve avvolto in una subitanea fiammata.

Il pellegrinaggio di Rym era senza fine. Egli continuava a fuggire di città in città per evitare di incontrare il suo inseguitore, questultimo aveva avviato un immensa ricerca per stanare la sua preda chiamando a rapporto gli eretici delle "Ombre d'Ardania" e molti uomini senza scrupoli, per vili interessi, si unirono alla ricerca
Il corsaro però aveva molti amici che appoggiavano la sua continua fuga, tra i quali Cervantes de Leon, il generale Kronor Olkem e i vari componenti della chiesa e si rivelò piu' difficile del previsto trovare le sue tracce.

b : L'incontro con Gartax


Dopo un lungo periodo di fuga, Rym, una notte, giunse ad Hammerheim.
L'ora era tardissima, ancora poco tempo e il sole sarebbe sorto. Rym sapeva che l'unico modo per incontrare, inosservato, Eugenius era di scivolare silenzioso per i gelidi corridoi degli archivi di Hammerheim. Un silenzio irreale regnava in quel luogo ma, proprio in quel silenzio e in quella luce crepuscolare, ritrovò il vecchio.
Quando Eugenius lo scorse Rym si sentì addosso quegli occhi profondi color ghiaccio e un immensa sensazione di disagio lo scosse. L' espressione del volto del vecchio bibliotecario era inquieta e faceva intuire un animo spaventato a morte, con voce grave gli disse che la storia che gli aveva raccontato tempo addietro presentava un vuoto... Gli mostrò il testo originale del racconto e anche il giovane pote' notare benissimo che una parte dello scritto era stata maldestramente rimossa e rifatta, la calligrafia, notevolmente diversa, mostrava che una parte di quella storia era stata modificata e in tempi assai recenti, per giunta, data la maggior brillantezza dell'inchiostro!
Dopo quella scoperta un dubbio pesantissimo assali il giovane, la parte riscritta era quella che descriveva l'assassinio della povera Marianne per mano di Ocelon quindi si imponeva la domanda su cosa fosse successo, dunque, in realtà, chi o cosa aveva ucciso Marianne? Ad un tratto il vecchio fece cenno di tacere e, guardandosi attorno allarmato, fece notare a Rym che l'oscurità nella stanza era aumentata....qualcosa di malefico era nell'aria.
- Presto ragazzo, non perder tempo, egli e' sulle tue tracce!" - Sollecito' il vecchio con apprensione.
Rym implorò Eugenius di seguirlo ma lui sorrise e sussurrò con uno strano bagliore negli occhi:
- "Ragazzo.... esiste in qualche luogo… di questo mondo, una copia non corrotta della storia di Rengard! Trovala! E forse lì scoprirai la chiave per la fine di questo incubo! Posso solo dirti che si trova in un posto che non ha mai visto il sole e dove il male si insinua saltuariamente" -
Detto questo gli passò una strana chiave che brillava di luce propria dicendo:
- " Questo sigillo incantato permette di aprire gli scrigni che gli antichi saggi hanno predisposto per custodire le antiche verità.... ora va.... corri!" -
In quel momento un boato fece sobbalzare la stanza, e, sulla soglia apparve, stagliandosi in tutta la sua minacciosa mole, lui.... l'oscuro Kirowon!
Lesto, il giovane ramingo, sconvolto, scappò via. Uscito dagli angusti corridoi del palazzo e iniziò a correre.... correre come il vento.... verso nord est con l'unica certezza che non avrebbe mai più rivisto Eugenius.
Egli non si fermò mai durante la corsa, finchè, spossato, giunse sulle terre immacolate degli eterni ghiacci del nord.
Al minuscolo villaggio di Picco Dell'Aquila venne raccolto dagli abitanti e portato, ormai stremato, al cospetto di un vecchio saggio di nome Gartax.
L'aspetto del vecchio era stupefacente, la sua pelle sembrava scura e dura come il cuoio e scavata dalle intemperie ma i suoi capelli bianchissimi erano lisci e luminosi come la seta, ma quel che affascinava in lui erano gli occhi...quegli occhi color del ghiaccio e Rym vi sentì, fissandoli, la profondità dell' abisso del tempo.
Con fare rassicurante il saggio chiese di conoscere tutta la sua storia e il giovane iniziò il suo lungo racconto.
Il vecchio ascoltò a lungo immerso in un enigmatico silenzio alla fine, il suo volto apparve contratto e concentrato in un segreto pensiero; egli annuì con fare grave e si alzò, prese un libro dall’aspetto imponente e iniziò a leggere molto lentamente. Rym rimase perplesso dalla strana reazione del vecchio e con voce tentennante chiese:
-"Saggio Gartax voi conoscete forse qualcosa che possa far finire questo incubo?" -
Il vecchio sollevò lo sguardo e, come trasfigurato, rispose con voce potente:
- "Gartax non può... Gartax DEVE!!" -
L'ultima parola fu pronunciata come una sfida mentre la mano che impugnava il nodoso bastone, su cui di solito si appoggiava, si alzò possente verso il cielo!
- " Sappi, o ramingo, che quello che cerchi si trova nelle viscere della stessa Hammerheim, non so indicarti con precisione dove ed è assai pericoloso la strada verso quella città, dovrai dunque muoverti lungo vie non battute da viandanti e guardarti da ogni individuo" -
In quel momento un messaggero arrivò trafelato, indossava una pesante pelliccia bianca ma era scosso da brividi mentre, ansante, riferiva a Gartax una terribile notizia... Tre grandi eserciti dell'oscurità erano usciti dalla terra ed erano, ora, sotto il comando di Kirowon; uno stazionava a Deanad, uno alla torre dei necrarchi e l'ultimo nella piana innanzi ad Old Amon; uno schieramento immenso continuamente rinnovato dalle tombe dissacrate dei cimiteri di queste tre zone!
Il vecchio saggio capì che non vi era tempo da perdere; fece preparare un fagotto pieno di provviste a Rym e un cavallo per il lungo viaggio. Il giovane marinaio era disorientato da quello che stava succedendo, ma di nuovo le parole di Gartax fecero chiarezza esortandolo a fare in fretta e infondendogli fiducia e sicurezza. Rinfrancato e ristorato il giovane Ramingo si avviò lungo la pista che lo avrebbe portato a sud verso la lontana vallata in cui, splendente e laboriosa, si ergeva Hammerheim, la Capitale dell'antico Impero.

c : La ricerca del Libro Arcano

Quello che accadde durante i giorni del viaggio di Rym da Picco dell'Aquila ad Hammerheim è narrato in molti manoscritti.
Gli eserciti dei non-morti dopo aver saggiato le difese delle città dell'ex impero iniziarono la vera offensiva... il primo a muoversi fu l'armata delle tenebre stanziata alla torre dei Necrarchi; si mosse in modo fulmineo verso nord attaccando Edorel, a poco servirono le difese della città... tutti vennero sterminati e la città razziata, Kirowon stesso si sedette, in segno di scherno, sul trono del re autoproclamando Edorel feudo del regno di re Surtur; le bandiere furono bruciate e pile di corpi senza vita vennero barbaramente mutilati dalle asce dei soldati scheletrici, la gloria di Vashnaar venne inneggiata.
Rym arrivò ad Hammerheim il giorno dopo la cruenta invasione di Edorel, tutta la milizia era in stato d'allerta e per le strade si parlava dell'oscurità che ormai avanzava in tutti i regni. Il giovane fece il giro fra il dedalo di vie e viuzze ma non trovò nulla che lo indirizzasse al posto che aveva vagamente indicato Eugenius. Sconsolato ed esausto si recò in una taverna e, mentre ormai pensava che ogni speranza fosse perduta, la sua attenzione venne attratta dal discorso di due operai:
- "Per mille ratti, Leopoldo, come va giu nelle fogne?" - A parlare era stato un corpulento omone che all'aspetto mostrava una stretta amicizia coi boccali di birra ormai vuoti che gli stavano di fronte. Leopoldo, di contro, era esile e smunto e appariva consumato come una candela da una vita passata in meandri oscuri e maleodoranti e fu con voce flebile e incerta che rispose:
- "Malissimo! La sotto non si vede una mazza da guerra e non vi è mai stata luce dato che sono state scavate molto in profondità!" -
L'altro aggiunse: - "Eh non ti invidio! Spesso in quel dannato posto trovano rifugio creature poco simpatiche. Qualcuno dovrebbe scendere a ripulirlo, sembra che da un po' vi compaiano delle presenze evocate dal male!" -
Rym rimase come fulminato da quelle parole che rispecchiavano appieno la descrizione fatta da Eugenius : "...Un posto che non aveva mai visto il sole e dove il male si insinuava saltuariamente..."
Il giovane si ritirò in disparte e scrisse un messaggio da far recapitare a dama Galadriel e all'amico Ulthuan, possente guerriero delle terre gelate, sicuro che i due vecchi amici sarebbero stati capaci di aiutarlo nella ricerca, fatto questo consegnò la missiva ad un corriere ben pagato e si diresse verso la taverna in cui. confuso tra gli avventori, avrebbe passato al sicuro le ore dell'attesa.
Mentre Rym aspettava, Kirowon continuava a sondare le difese delle città con possenti attacchi; le pile di cadaveri aumentavano nei cimiteri cittadini e sembrava impossibile fermare il furore dell’Antipaladino, finalmente le missive giunsero a destinazione e l'elfa e il barbaro si misero in marcia senza indugio. Nell'antica capitale il sole era ormai al tramonto quando, davanti al tempio degli dei, si incontrarono con il giovane corsaro.
Non vi fu tempo per i saluti di rito, nelle missive era ben scritto lo scopo dell'incontro, ovvero il recuperò di un oggetto indispensabile per sconfiggere il male che avanzava. Gli sguardi dei tre amici si incontrarono e, senza bisogno di altre parole, il gruppo si avviò silenziosamente per le vie deserte giungendo all'ingresso delle fogne, lì lasciarono le cavalcature e si inoltrarono per i cunicoli sotterranei.


Rym guidava il gruppo e le sue spalle erano incurvate come se la sua giovinezza fosse stata piegata dal peso di una responsabilità troppo grande. Essi avanzarono nei meandri della vasta rete di gallerie e, ben presto, si accorsero di non essere soli; il male che si era rovesciato su Ardania aveva ripopolato anche le viscide passerelle di quelle fogne; orde di esseri melmosi e di morti viventi assalì il gruppo e solo il freddo acciaio permise loro di avanzare... mille occhi li osservavano dal buio profondo via via che si inoltravano nella parte più antica del sistema di scolo e lì, alla fine di una serie di cunicoli, intravvidero un essere che troneggiava su un ripiano di blocchi di pietra ormai corrosa dalle acque melmose! Era un antico Guardiano Arcano che si ergeva possente e che, con voce tonante, faceva risorgere spettri e non morti. Alla vista dei tre ardimentosi, il guardiano lanciò urla di sfida e empie bestemmie rivolte agli dei della luce ma i tre amici, pur impauriti dal diabolico essere notarono, proprio lì accanto al demone, un grosso baule di pietra nera! Doveva essere quello lo scrigno dove i saggi nei tempi antichi avevano deposto la copia dell'antico documento da loro cercato! Come rafforzati e incoraggiati dall'idea del ritrovamento del reperto da loro cercato, il gruppo si scagliò a testa bassa contro la creatura arcana e nei sotterranei della città rimbombo' il rumore della battaglia.
Dopo un estenuante combattimento la creatura cadde sconfitta e il completo silenzio tornò, improvviso, a regnare nel sotterraneo.
Con gesto impaziente Rym scostò il mantello e scoprì il sigillo datogli da Gartax; esso brillava di luce propria e rischiarava l'intero antro; la sua forma combaciava perfettamente con la feritoia presente sul lato del baule di pietra e una volta inserito sbloccò immediatamente la serratura incantata che sigillava da secoli il contenitore! All'interno dello scrigno era deposto un libro con una rilegatura di finissima fattura in cui si notavano quattro strane nicchie; il libro, una volta aperto, però riservò una brutta sorpresa ai tre avventurieri…. Era infatti protetto da un incantesimo che rendeva impossibile la lettura delle parole, una criptazione magica di altissimo livello che avrebbe reso vano persino lo sforzo di un potente mago! Nella cassa rinvennero anche una pergamena con scritto un semplice e breve messaggio: - «Se la storia di Rengard vorrai leggere i «Quattro Sigilli dovrai trovare e proteggere» -
Nel libro era, dunque, narrata la storia di Rengard! Colui che era Kirowon prima della sua caduta nelle tenebre!
Rym, eccitatissimo, prese il libro e la pergamena e consegnò il preziosissimo sigillo a Ulthuan affinchè lo protegesse e lo conservasse a futura memoria della lotta delle forze della luce.
Rym lasciò la città prima del sorgere del sole per portare il libro e la pergamena a Gartax, egli, sicuramente, avrebbe saputo guidare il giovane alla ricerca dei quattro fantomatici sigilli necessari alla comprensione dell'arcano segreto.

c: I quattro sigilli e il massacro di Amon

Il viaggio verso Picco dell’Aquila fu come un incubo. Rym percorse le principali vie di comunicazione e le devastazioni che incontrò lungo il percorso erano come uno spettro visibile di quello che poteva diventare tutto il mondo se quell’orrore non fosse stato fermaot. All’altezza del passo del nord il corsaro udì notizie che riportavano che le incursioni delle brigate dei non morti si stavano concentrando ad Amon e che anche l’armata delle tenebre di Deanad era ora in movimento, sentito questo egli accelerò il passo dirigendosi verso nord est, verso il punto più alto d’Ardania.
Giunse finalmente al Picco Dell'Aquila e il Saggio Gartax alla vista del libro si rallegrò moltissimo.
Pur sapendo che il libro era dotato di una criptatura magica, il vecchio parlò con voce lieta:
- »Da qualche parte tra le mie cartacce vi e' un manoscritto che indica chiaramente la posizione dei quattro Sigilli Arcani! Basterà un po’ di buona volontà e li troveremo!» -
Rym si fece coinvolgere dall’allegria e chiese:
- »Li prenderete, dunque, voi i Sigilli Gartax?» -
Il vecchio rispose con un curioso sorriso:
- »Hmm... questo compito lo lascerò a te, li cercherai tu insieme ai tuoi amici ovviamente! Gartax ha molto da fare e la vecchiaia non e' alleata del combattimento!» -
Il peso dell'incarico gravò sul morale del giovane che, se prima era alle stelle, precipitò improvvisamente riportandolo alla cruda realtà.
Egli aveva ora il compito di tornare ad Hammerheim per consegnare il libro in custodia a delle persone fidate e per trovare degli avventurieri abbastanza coraggiosi (o incoscienti) da accompagnarlo alla ricerca dei Quattro Sigilli.
Mentre Gartax e il giovane Rym parlavano, molto più a sud, nella militaresca Amon l’incubo si accendeva! La seconda grande armata delle tenebre si abbatteva sulla città, demoni alti come le mura gettavano fuoco e fiamme nella piazza d’armi e i legionari venivano massacrati dalle legioni scheletriche, lo stesso re Asterot definì quel grande assalto del male come un disastro per l’orgogliosa Amon e le razzìe che fece l’empia armata vengono ancora oggi raccontate ai giovani legionari per ricordar loro che nessuna fortezza è inespugnabile.
Rym giunse ad Hammerheim due giorni dopo il massacro di Amon.
Nella città la tensione era alta e si respirava aria di disperazione per le continue perdite umane provocate dai demoni e dalle ombre di Alì Kall.
Ad attendere il giovane filibustiere erano giunti nella capitale l'elfa Galadriel e il vecchio ma possente Cervantes de Leon. Essi passarono una giornata di speranza nella splendida Hammerheim e Rym consegnò il libro arcano e le sue conoscenze alla ragazza incaricandola di formare un gruppo di fidati coraggiosi con l'incarico di ritrovare i sigilli e riportare la speranza su Ardania. Per la prima volta dopo tanto tempo Rym pote' ritrovare un momento di serenita' ascoltando i lazzi del vecchio amico pirata Cervantes, assieme sedettero come ai vecchi tempi ideando avventure piratesche per raggranellare qualche soldo e Rym riacquistò la spensieratezza del sorriso ascoltando le imprecazioni colorite del vecchio pirata.
E, proprio quando il male sembrava dimenticato e un buon boccale di birra riportava alla mente tempi felici e spensierati, nella piazza centrale di Hammerheim comparve lui, l'Antipaladino Kirowon! Rym era lì fuori, a un tavolo della locanda....alla vista della preda tanto ambita il nero cavaliere cacciò un urlo di feroce gioia:
- «Finalmente! Ti ho scovato inutile conoscitore della verità! Pagherai per la tua curiosità….. ma non con la morte…. Sarebbe troppo dolce come punizione..» -
Detto questo punto il dito indice contro Rym... il giovane non ebbe nemmeno il tempo di urlare...una fiammata lo avvolse ed egli sparì nel nulla...al suo posto una gemma incolore dalla forma oblunga comparve nella mano di Kirowon, i presenti sconvolti osservavano attoniti la scena senza capire.
E l’antipaladino fece udire la sua terribile voce:
- «Deboli viventi, il vostro amico è sprofondato nell’abisso, tutti i suoi ricordi però sono stati rimossi… e messi dentro questa graziosa gemma…» -
Con scherno mostrò la gemma a Cervantes e, mentre questi allungava la mano per prenderla, con la sola pressione della mano egli la sbriciolò e lasciò, con un ghigno, che il vento ne disperdesse i frammenti …. I presenti erano terrorizzati, la giovane elfa si tormentava disperata ma il vecchio corsaro, furente, aveva sfoderato la sciabola. E Kirowon parlò ancora:
- «Questa è la punizione per aver tentato di fermare il rinnovamento d’Ardania! Chi si oppone a ciò viene travolto ed eliminato. Nonostante la mia rabbia sia grande gli ho, però, risparmiato la vita l'ho privato solo di quello che più gli era importante: il passato! Rym Ferannon rimarrà per sempre l’ombra di se stesso senza ricordi di quello che era.» -
Detto questo scomparve in un turbinìo di fiamme, compiaciuto del fatto di aver portato a termine la missione.

Capitolo IV


a: Il primo sigillo: il Sigillo di Fuoco

Dopo la scomparsa di Rym gli attacchi dell'esercito delle tenebre aumentarono di intensità per un breve periodo ma poi accennarono a diminuire; la stessa armata di stanza a Old Amon si ritirò ad Est, ma non era un buon segno da interpretare con ottimismo si trattava, unicamente, di un cambiamento di strategia da parte dei comandanti del regno di Surtur, infatti nelle aule di pietra della fortezza, posta sopra il canyon del destino. si raggruppavano eserciti di cavalieri scheletrici e demoni pronti per invadere il mondo….. una nuova fase dell’offensiva era iniziata.
La missiva che Rym aveva lasciato a Galadriel però conteneva le istruzioni per continuare l’opera. Ella riunì le Lame d’Ardania e gli amici più cari nel tentativo di trovare una soluzione e tutti insieme si recarono al Picco dell’Aquila per discutere con il saggio Gartax che già sapeva, per vie sconosciute, della caduta di Rym.
Il vecchio era affranto alla notizia degli ultimi avvenimenti ma il lavoro andava continuato.
Egli aveva scvato, fra i tomi della biblioteca, un manoscritto che trattava di uno dei sigilli , il Sigillo di Fuoco. Questo mistrioso manufatto, secondo gli antichi testi, si trovava nascosto sull’Isola di Fuoco, nascosto in uno dei tanti complessi sotterranei dell’isola, pieni di creature assuefatte al tremendo calore che in quelle zone esce copioso dalla terra. Una volta scoperta l’ubicazione del primo sigillo si procedette a formare un corpo di spedizione per recuperarlo. Per partecipare alla perigliosa ricerca si unirono il paladino di Crom Ulrich Farsyu, il barbaro Ulthuan, il sommo patriarca di Crom Vargut e il tesoriere delle Lame il possente Dag Coral.


Dopo essersi pesantemente equipaggiati, i coraggiosi cavalieri partirono per la terra del fuoco; essi passarono per le insidiose Terre degli Orchi imboccando il passo sotterraneo che collega le terre selvagge all’isola incandescente, il viaggio durò una giornata intera e all’imbrunire dopo aver sconfitto numerose creature delle fiamme, con l’aiuto degli dei, il manipolo di coraggiosi scese nel dedalo di vie sotterranee di quell’ingrata terra. Molti esseri mostruosi si pararono loro innanzi ma la sacra guida di Vargut e la spada sacra di Ulrich riuscirono, però, ad aprire grossi varchi nei branchi di creature che sbarravano loro la strada e i demoni non avevano scampo contro il pesante martello di Ulthuan e la Flamberga affilata di Dag Coral!.
Dopo estenuanti combattimenti giunsero alla sala principale che si apriva nella parte terminale dove convogliavano le numerose gallerie, lì troneggiava un immenso demone fiammeggiante con, ai piedi, un grande scrigno di marmo nero. I quattro eroi non si fecero prendere alla sprovvista e partirono subito all’attacco della creatura infernale, avvolti dall’aura protettiva del patriarca Vargut, i loro colpi non andarono a vuoto e gli arti della deforme creatura alata vennero troncati di netto! Fiumi di nero fiele demoniaco corrosero il pavimento e il nemico cadde sconfitto, fu allora che Ulthuan tirò fuori il sigillo che gli aveva consegnato lo scomparso Rym e con fare sicuro infilò nella feritoia dello scrigno l’oggetto magico, questo subito si aprì e rivelò al suo interno un mucchio di monete d’oro, qualche vecchia arma e uno scintillante sigillo color rosso fuoco che illuminò fin da subito tutta la stanza con i bagliori color porpora! Il prode guerriero barbaro lo raccolse lasciandosi andare ad alte manifestazioni di gioia felice per la buona riuscita della missione! Era il Sigillo di Fuoco.

b: Il secondo sigillo: il Sigillo di Aria

Il viaggio di ritorno avvenne senza molti problemi, infatti l’Antipaladino aveva spostato la sua area di interesse nel regno elfico, lì egli appoggiava le incursioni degli accoliti della banda di Alì Kall con evocazioni di demoni e non morti, a queste incursioni si opponevano gli eserciti formati dai miliziani delle principali città elfiche tra cui spiccava il valore del coraggioso re dei Sindar, Agar En' Nimbreth che con la sua mortale lancia incuteva terrore tra le fila dell’Oscuro, e rifulgeva il coraggio del prode Alanthir che, grazie al sapiente connubio di spada e arco, dava speranza e vigore ai combattenti del Doriath del nord.
Gartax intanto nella sua dimora di tronchi legno al Picco dell’Aquila continuava a studiare i glifi di un antica pergamena tremecciana che parlava della presenza di un oggetto arcano di grande potenza nascosto in una caverna della palude di Vortigern. Dopo due giorni di profondo studio, il saggio vecchio riuscì a trovare l’esatta ubicazione del posto. Era tempo di inviare una squadra a recuperare l'artefatto ma qualcosa gli diceva che il recupero non sarebbe stato facile.
La squadra fu formata dal valoroso paladino Ulrich a cui Ulthuan aveva affidato il sigillo di Eugenius, indispensabile per aprire gli scrigni magici, a cui si unì anche il possente barbaro Brutus, da Galadriel l'elfa bardo, dal mago Necro e da altri avventurieri.
Partirono la mattina dopo alla volta di TremecIl viaggio fu lungo e rallentato dai continui attacchi di orchi, le notizie pervenute in quei giorni riportavano che le Ombre erano state avvistate nella zona di Edorel e perciò non avrebbero creato problemi alla carovana che, dopo un lungo viaggio, giunse illesa a Tremec. La tappa all'oasi fortificata servì per il si rifornimento di acqua e cibo caratteristico del luogo, soprattutto banane, datteri e carne d’Ophidian; dopo una sosta di mezza giornata la carovana si avviò in direzione del Vortigern.
All’altezza dell’inizio delle paludi un felice incontro porto' una nota lieta nel gruppo, Oskatat il reggente di Hammerheim e Kaulanthalas il Gerofante dei druidi si trovavano in viaggio da quelle parti per delle ricerche naturalistiche, essi si unirono volentieri alla carovana appena seppero dell'importanza e del mistero legato all'oggetto celato nella palude.
Dopo qualche ora di cammino nell’acquitrino pieno di insidie velenose, giunsero all’imboccatura della grotta; appena entrarono furono accolti da nugoli di arpie di pietra che con i loro artigli causarono non pochi problemi al gruppo, ma questa volta grazie alla magia di Necro e Oskatat tutto fu più facile e la caverna fu illuminata da fuochi magici che dilaniavano i corpi degli esseri aberranti con una certa facilità. Dopo aver avanzato per qualche decina di metri il gruppo si dovette fermare; un grande muro di mattoni rosso sangue sbarrava la strada e nessun arma sembrava scalfirlo, fu li che, mentre molti iniziavano a disperarsi, Gartax fece la sua comparsa. Nel suo ritiro al Picco dell'Aquila egli si era immerso in una profonda meditazione e, con la visione della saggezza del tempo, egli aveva seguito il viaggio degli eroici esploratori e, quando questi si trovarono di fronte a questo diabolico ostacolo decise che era tempo di intervenire. Un portale magico si aprì nell'aria tremolante della grotta e il vecchio saggio apparve, possente e minaccioso, brandendo un immenso martello di fuoco e con un poderoso colpo, che echeggiò col fragore del tuono, infranse il muro e uccise con l’onda d’urto gli esseri mostruosi che si celavano dietro!
Poi, tutto tacque. Gartax rientrò nel portale e scomparve.
Alla vista di quel portento il gruppo, rinvigorito e rinfrancato, avanzò veloce e senza esitazioni guidato dal paladino Ulrich che con la sua grande spada riduceva in ammassi sanguinolenti tutte le creature che si trovava innanzi e gli elementali evocati da Kaulanthalas riducevano in briciole le minacciose arpie di pietra. Giunti alla fine del cunicolo, un aggraziato demone dalle fattezze femminili si stagliò imponente a guardia di uno scrigno che giaceva misterioso e prezioso nella cavita' di una grotta, il gruppo non si fece ingannare dall’aspetto della demonessa e, con le armi sguainate, continuò l’avanzata , la diabolica creatura si scagliò, allora, con tutta la sua forza ferendo gravamente molti del gruppo e creando un muro fiamme alle spalle dei cavalieri per tagliar loro la via di fuga. Ancora una volta nel sottosuolo armi e magia tuonarono e, laddove non arrivava l’acciaio delle spade, le arcane conoscenze colpivano con tutta la loro potenza, fu cosi che dopo un combattimento estenuante la demonessa cadde e lo scrigno incantato fu aperto e rivelò il suo prezioso contenuto: il Sigillo dell’Aria.
Raccolto il sigillo il gruppo affrontò la via del ritorno portando con se una nuova speranza per le armate della Luce.

c: Venti di guerra e il Sigillo di terra

Nelle terre umane, intanto, due eserciti, approfittando del fatto che Kirowon aveva focalizzato i suoi attacchi sulla città di Rotiniel, si scontravano per la supremazia su una città.
Era in corso la lunga guerra tra l’esercito di Tuzzis, Primarca di Edorel e i Grifoni di Grifis. La terra era affogata dal sangue e la violenza uccise il senso del pericolo dei condottieri, essi non si rendevano conto che il loro odio non avrebbe fatto altro che potenziare Surtur rendendo invincibili i suoi emissari e aumentandone la pericolosità.
Dopo giorni di lotte e massacri venne il giorno dello scontro decisivo. I due eserciti si scontrarono in un'epica battaglia campale e la città fu conquistata dalle truppe vittoriose di Grifis.
Grande fu la gioia dei vincitori, ma ancor più grande fu l’odio che nacque nel cuore degli sconfitti! Entrambi gli eserciti erano stati inconsapevoli pedine dell’oscurità e ora, grazie all'orrore da loro prodotto, alimentarono la potenza del male. Nei giorni successivi, infatti, l’Antipaladino tornò sulle terre umane a seminare stragi e terrore. Le Ombre di Alì kall, suoi malvagi strumenti di morte, erano divenute ancor più pericolose potendo usufruire di indistruttibili armature forgiate con l’agapite rubata da un convoglio minerario assalito durante il trasporto del minerale da Hammerheim a Helcaraxe. I briganti approfittarono del caos, generato dalla guerra Grifoni/Edorel, per attaccare in massa sotto consiglio di Kirowon; la carovana fu colta di sorpresa e, grazie all’intervento di Kirowon stesso, un grosso carico del minerale fu portato nell’oscura foresta dei banditi e li forgiato dalle mani di fabbri senza scrupoli.
All’estremo nord del picco dell’Aquila le notizie delle battaglie arrivavano attutite e Gartax continuava, in solitudine, la sua ricerca. Un fascio di polverose pergamene, scritte con rune tipiche della città di Helcaraxe, furono rinvenute all'interno di vecchie casse dimenticate in un deposito sotterraneo. I manoscritti riportavano alcuni racconti di esploratori nordici che si erano inoltrati nel complesso di gallerie sotto l'Orus Maer e segnalavano la presenza di qualcosa di strano in quei luoghi. Come e' noto gli uomini di Helcaraxe non amano la magia e quello che era riportato, nell’ermetico linguaggio del nord, sembrava proprio la descrizione di un campo magico descritto come «fastidioso» e «stregonesco» da quegli antichi esploratori delle grotte. Gartax però non ebbe dubbi, quella cosa strana che emanava quel forte campo magico non poteva che essere uno dei sigilli Arcani!
Senza perder tempo inviò, lesto, un messaggio per convocare la Compagnia dei Sigilli, questa volta furono solo in tre coloro cui fu affidato l'ònere di avviarsi alla volta dei cunicoli dell’Orus Maer: il valoroso Ulrich Farsyu, paladino di Crom; il paladino di Aengus Drell Van Reld e l'elfa Galadriel in nome della dea Beltaine. Il viaggio fino all’ingresso delle caverne fu breve e occupò solo mezza giornata. La spedizione non sembrava presentare particolari difficolta' poiche' le strade erano quelle usualmente utilizzate dai mercanti, poco trafficate però erano le zone periferiche che si dipanavano dal cunicolo principale, in una di queste il gruppo notò una concentrazione molto alta di elementali di pietra, i tre avventurosi capirono che se il male aveva invaso quei luoghi significava che forze arcane combattevano fra di loro.


I tre si fecero largo tra le diaboliche rocce animate roteando i possenti martelli e vibrando poderosi fendenti con le spade. La lotta si rivelò più cruenta del previsto; i pugni di pietra degli elementali infatti ridussero in frantumi le armature e le armi stesse si rovinarono contro i massicci corpi delle creature magiche, l’avanzata iniziò perciò a rallentare e la spossatezza minacciava, seriamente, di mettere in pericolo l’esito della missione. Dopo ore di strenua lotta avvolti nell'oscurità, il gruppetto raggiunse una zona illuminata da una luce crepuscolare, questa sembrava provenire da un cunicolo laterale ed, essi, avanzando, scoprirono che la tenue luminosità era emanata da una cassa in riva ad un fiume d’acqua sotterranea, apparentemente pareva che, questa volta, non vi fosse nessun guardiano arcano a controllare la cassa.
Cautamente i tre si avvicinarono inconsapevoli della minaccia che li aspettava, ma. giunti ad un passo dallo scrigno, un ruggito possente come il rumore di una cascata li fece indietreggiare! Era l’urlo di sfida di un Signore dei Poltergeist, un grande demone invisibile alla luce del sole e ancor di più invisibile nell’oscurità! La battaglia fu durissima ma il piccolo cunicolo consentì ai tre ardimentosi di schierarsi compatti come una barriera affrontando il nemico come se fossero un unico corpo. La creatura invisibile fu costretta a indietreggiare fino al greto del fiume sotterraneo e li venne sospinta tra le acque impetuose da un ultimo possente colpo del martello di tuono di Drell!
Lo scrigno pote' essere raggiunto e, con emozione, essi poterono rinvenire, adagiato all'interno, l’ambito Sigillo di Terra.
Un altro tassello si era ora aggiunto alla conoscenza delle forze della luce. Ora solo l'ultimo dei Sigilli mancava per completare la lettura del Libro Arcano, ma il tempo incalzava. In caso di sconfitta non ci sarebbe stata una seconda possibilità

Capitolo V


a: La morte di Nimbreth e il Sigillo di Acqua


L'avanzata di Kirowon continuava omplacabile seminando strage nei regni elfici fra la popolazione dei priminati.
Il diabolico disegno dell'Antipaladino mirava, infatti, alla creazione di una nuova generazione di non morti usando i corpi degli sventurati elfi periti in battaglia; era sua intenzione di creare nuovi maghi decaduti più potenti della vecchia stirpe dominata, in passato, dal male; a questa suo disegno si opponeva uno degli elfi più valorosi d’Ardania, Agar En’Nimbreth, l’Haran dei Sindar, tanto orgoglioso quanto potente sul campo di battaglia.
Questa resistenza disturbava e rallentava il progetto di Kirowon e allentava la morsa di Vashnaar in modo pericoloso. Quell'elemento di disturbo andava eliminato in fretta e in modo definitivo, nessun curatore avrebbe potuto riportare in vita il condottiero elfico se Kirowon lo avesse colpito con la sua forza diabolica.

Il sole era tramontato nella città di Tiond e i sindar erano riuniti intorno al fuoco per ascoltare le sagge parole del loro Haran, si parlave dell’avanzata dell’oscurità ma anche di nuove speranze per il futuro, il sole sarebbe tornato a splendere prima o poi.
Il fato volle che Nimbreth non potesse vedere quel giorno!
L’antipaladino comparve nella città scortato dai nuovi maghi scheletrici creati da morte membra di sventurati elfi. La battaglia infuriò feroce sotto le sacre fronde di Tiond e molti condottieri sindar scrissero il loro nome nella storia per il loro coraggio tra cui Galahad e Mithras che con l'impeto del loro valore sgominarono gran parte dei nemici! Ma l’oscuro cavaliere perseguiva un suo diabolico piano e dava l'illusione di arretrare per far spostare, lentamente, i sindar verso sud inseguendo le armate de male. Ignari di quello che sarebbe successo i valorosi elfi si dispersero e di questo approfittò Kirowon per comparire, faccia a faccia, di fronte al valoroso Agar En’Nimbreth! Il coraggioso Signore dei Sindar non tremò ne' arretrò di un passo ma alto si levò il suo grido di sfida! Kirowon, con un ghigno di compiacimento assecondò il re; discese dal destriero infernale e si offrì al duello.
La lancia d’argento di Nimbreth fu scagliata, piu' volte, con forza ma non riuscì a scalfire la corazza incorruttibile dell'Antipaladino, mentre la spada d’ombra dell’Oscuro calava sul corpo dell’elfo fendenti micidiali che provocavano ferite profonde e dolorose. La lotta era impari e le sorti del duello ormai decise... la lancia d’argento dell’Haran urtò, per l'ultima volta, contro lo scudo di Kirowon e si spezzò....la lama dell' Antipalino trovò il cuore del prode elfo e Agar En’Nimbreth, colpito a morte, cadde sulla amata terra. Lo scontro era finito, lo spirito dell'Haran si levò luminoso e scomparve nella luce e il suo corpo si dissolse inghiottito dal Doriath e divenne una cosa sola con la grande foresta elfica.
Altri in quei giorni caddero sotto l’avanzata dell’ombra. L’accademia della magia perse una delle sue prestigiose esponenti, la mezz'elfa Zenlora. Ella aveva avviato degli studi sulle vicende dell'Antipaladino… ma anche su di essa l’oscurità cadde implacabile e, durante una festa nella città di Edorel, l'Oscuro comparve e tramutò per sempre la maga in un cristallo, ma non lo distrusse… si narra infatti che quella gemma ora sia nelle mani di Surtur e che egli la riservi per chissà quale esperimento arcano,
Il mondo pianse la perdita di quei valorosi ma non bisognava arrendersi; dalle gelate alture di picco dell’Aquila infatti, si alzava il grido do esultanza di Gartax quando, finalmente, localizzò la posizione dell’ultimo sigillo, quello Di Acqua.
L’ultima leggendaria spedizione per i Sigilli fu compiuta da una numerosa compagnia di cui faceva parte anche l’accademico Sardaucas e molti Vargos di Helcaraxe e vide, ancora, il saggio paladino Ulrich a capo del gruppo. La destinazione prefissata era il deserto del Tremec e, più precisamente, un' antica piramide abbandonata da secoli..
Per quattro giorni il gruppo di avventurosi si fece largo fra le insidie delle terre selvagge finchè giunse ai piedi della misteriosa piramide. Lì si dovettero fronteggiare numerose bande di predoni del deserto ma l’acciaio delle lame sfoderate dalla compagnia azzerò le divergenze regalando alla calda sabbia i corpi degli scalmanati autoctoni.
Lasciati i cavalli alla soglia del portale di pietra, la numerosa compagnia si addentrò nella piramide; negli oscuri corridoi gli avventurieri dovettero affrontare svariati entità di esseri non-morti e insidiose trappole ma alla fine di una estenuante battaglia anche il Sigillo Di Acqua venne rinvenuto.
Appagati dalla vittoria e col cuore colmo di fiducia nel futuro Ulrich e i suoi compagni fecero finalmente ritorno alle loro terre e con loro viaggiava la speranza della vittoria della luce contro le forze dell'oscurità.

L'ultima battaglia

Una settimana dopo tutti i magici reperti furono riportati al picco dell’Aquila e il saggio Gartax procedette a riunire i quattro sigilli con il libro arcano,
La procedura fu lunga e complessa ma appena l'ultimo incastro fu colmato con l'ultimo sigillo il libro arcano divenne luminoso come un piccolo sole e l'accecante radiazione illuminò il picco per ben sette giorni! La decriptazione magica era avviata.
Dopo sette giorni e sette notti il libro smise di brillare… la verità era a portata di mano.... nelle pagine del tomo arcano comparvero e furono intellegibili le parole che raccontavano la vera triste storia di Rengard, trascritta da un potente mago dell’epoca che aveva visto tutto grazie alle sue doti magiche, il suo nome era Arrheniu ed egli aveva riportato meticolosamente un' inquietante verità che si nascondeva dietro tutti gli eventi già narrati da Evelan Tires. Dietro tutta l'orrenda malefica trama c’era l’ombra dei Nove lancieri dell’abisso, quando vide quei nomi sul libro Gartax trasalì perché sapeva di che genere di avversario si trattava… essi erano ben più che semplici guardie personali di Surtur, essi erano degli importantissimi consiglieri del regno dell’oscurità, nessuno dei loro nove nomi è riportato nei testi e nessun vivente li conosce… nella storia il loro ruolo orribile fu di far decadere Rengard! Si trattava di un perverso esperimento per creare un nuovo agente del male… in quella notte d’inverno non fu la follia di Ocelon ad uccidere Marianne ma la lama sacrilega del Quarto lanciere dell’abisso e fu il Sesto di essi a creare, grazie alle sue doti illusorie, il grande malinteso.
Ocelon arrivato sul posto vide la sua sposa massacrata e vide i due empi agenti del male innanzi al suo corpo, come reazione sguainò la spada ma le sagome dei due esseri diabolici scomparvero e la flamberga del paladino di Aengus divenne grondante di sangue, fu allora che entrò Rengard...egli, disperato e tratto in errore uccise Ocelon e, da quel momento, il progetto dell’ombra fu compiuto!

Ad ascoltare il racconto del saggio, al picco, vi erano gran parte degli avventurieri che avevano partecipato alla difficoltosa avventura della ricerca dei Sigilli e ascoltando la storia di Rengard capirono….. capirono che Rengard non era che un semplice strumento, una vittima, a sua volta, del male assoluto… in quel momento un rumore sinistro fece trasalire tutti....la porta si spalancò ed un orribile Litche si stagliò sull'apertura della soglia, si avvicino al gruppo fluttuando velocente per poi arrestarsi e far udire la sua voce sibilante e minacciosa:
- «Viventi, il mio signore, Kirowon il sommo, pretende la vostra presenza in quel cadente posto chiamato il Trivio per enunciare a voi, portavoce dell’inutile resistenza, le sue condizioni di dominio su tutto il creato!» -
Detto questo il messaggero scomparve in un'unica fiammata lasciando un intenso e nauseabondo odore di zolfo. Superato il disorientamento iniziale il gruppo decise di partire, ad Ulrich il paladino di Crom venne affidato il libro ma prima Gartax incantò il manoscritto con una magia ammaliante che avrebbe spinto chiunque, una volta letto una sola parola del libro, a leggerlo tutto.

 

Il viaggio fino al trivio fu breve; i cavalli correvano come fossero spinti dal vento e la strada sembrava divorata dalla loro velocità. Giunti al trivio entrarono nella taverna deserta e si misero ad aspettare. Il nero cavaliere non tardò ad arrivare e, in un fragore di fiamme, si fece avanti tra il gruppo incredulo di avventurieri; egli guardò in silenzio, con freddi occhi di ghiaccio, gli astanti e poi, come se giungesse dagli inferi, il suono cupo delle sue parole rimbombò nella sala spezzando l'innaturale silenzio colmo di tensione:
- «Viventi che avete ostacolato il mio cammino prostratevi a colui che riunificherà il creato sotto il vessillo di Vashnaar!» -
A quelle parole si fece avanti impavido Il paladino di Crom, Ulrich Farsyu e con voce forte e sicura lo sfidò:
- «Demonio ormai non ti temiamo più, dopo lunghe ricerche abbiamo trovato l’arma per sconfiggerti!» -
Kirowon, perplesso, guardò il paladino, era sempre stato convinto che nessun arma tranne il potere di Surtur stesso potesse mettere fine alla sua esistenza perciò rise sentendo le parole di quell’umano dalla scarna capigliatura ma vedendo che gli altri non erano spaventati presto divenne molto serio e prevenuto, osservava con gli occhi infuocati gli avventurieri e di nuovo dalla sua bocca uscirono ordini:
- «Luridi viventi se tenete alle vite, vostre e dei vostri cari, consegnatemi l’arma!» -
Ulrich allora urlò con tutte le sue forze:
- «Non avrai mai quest’arma che io stesso custodisco tra le mie mani e mai ne scoprirai il segreto» -
Il gruppo dei coraggiosi capì che il prode paladino cercava di attirare Kirowon in una trappola mortale e per far questo si esponeva a sicura morte! Disorientato da quella mossa inaspettata kirowon rimase turbato e il suo evidente nervosismo gli impedì di ricorrere alle doti di lettura del pensiero tipiche degli emissari dell’oscurità, la curiosità fu più forte di ogni prudenza e con gesto brusco colpì violentementemente Ulrich facendolo cadere a terra tramortito e strappandogli il libro dalle mani contratte.
Con una crudele espressione di gioia, il nero cavaliere aprì il libro e con avidità inizio a cercare il segreto di quella decantata arma ma la sua volontà da quel momento lo abbandonò.... egli cadde preda dell’incantesimo di Gartax e nella trappola della compagnia dei sigilli… lo sguardo di Kirowon divenne assente e egli si immerse nella lettura dimentico di tutto...con regolarità le sue mani sfogliavano le pagine ...con regolarità meccanica….
I presenti assistettero, increduli, al prodigio; piano piano l'espressione sul volto dell'Oscuro cambiava e alla fine della lettura egli sollevò lo sguardo.... una maschera di dolore e sofferenza increspava i suoi lineamenti. Egli sollevò gli occhi al cielo e un urlo inumano uscì dalla sua gola ...... dopo secoli di nera schiavitù lacrime di atroce dolore scesero dai suoi occhi.
Colui che era stato Kirowon alzò un pugno minaccioso e, con voce libera e orgogliosa, gridò:
- «Surtur! Pagherai per tutto quello che ho passato e per i peccati che ho compiuto! La mia vendetta, anche se sarà inutile, servirà a privarti di uno strumento malvagio! Kirowon l’antipaladino non esiste più, Rengard, il decaduto, rivive ed è pronto ad espiare le sue colpe!» -
Detto questo, come una furia, usci all’aperto dove una pioggia battente aveva iniziato a scendere, il cavaliere decaduto sfoderò la sua spada d’ombra e con un solo fendente uccise il destriero infernale che i Nove gli avevano assegnato per compiere le missioni per conto dell’Oscuro; fatto questo la spada d’ombra si illuminò di una luce azzurrina e Rengard con un solo fendente apri una varco tra i piani temporali immettendoli direttamente in comunicazione con la fortezza extradimensionale di Vashnaar, si giro con lo sguardo di fuoco verso gli avventurieri che da sempre lo avevano combattuto e rivolse loro la parola come non aveva mai fatto:


- «Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per me, ma è giunta l’ora delle penitenze, scenderò nell’abisso per affrontare il mio nemico, potete seguirmi ma lo farete a vostro rischio e pericolo, non tentate nemmeno di toccare Surtur, la sua forza è troppo grande ma se volete essere di una qualche utilità raccogliete le mie ultime memorie prima della fine» -
Così dicendo entrò nella fenditura seguito da una numerosa compagnia di coraggiosi avventurieri ansiosi di assistere al prodigioso evento.
Si ritrovarono tutti nel buio dell’abisso.... una grande piramide si stagliava nell’oscurità... la piramide delle anime perdute, come era definita in alcuni testi pagani. Rengard fulmineo salì gli impervi gradini seguito dai suoi nuovi compagni, velocemente l’apice dell’immensa piramide fu raggiunto ma quel che videro, una volta arrivati in cima, fece trasalire dall’orrore … un immensa distesa di demoni e non morti marciava lungo sterminate aule di pietra, solo la possente voce del paladino ritrovato riuscì a distogliere le menti dei mortali dall'orrore di quella vista! La sua voce si alzò limpida e potente a sfidare l'immensa grandezza del Grande Signore Delle Tenebre:
- «Surtur sono la tua creazione! Esci e combatti per difendere la tua dimora!» -
Fu allora che Surtur usci dalla piramide.
Una figura alta due, metri con mantello e veste nerissima, con in volto una spaventosa maschera di pietra nera che ne copriva i lineamenti si stagliò improvvisamente sulla sommita' della piramide! Con passi silenziosi si mise sul bordo di un grande pentacolo tracciato col sangue e da li si mise ad osservare gli intrusi in completo silenzio, fu ancora Rengard a parlare:
- «Sei stato padrone della mia anima, ma tu hai tradito… hai tradito la mia essenza stessa per saziare la tua perversa curiosità di sperimentare nuovi modi per corrompere anime pure….. pagherai per questo…» -
Surtur allora parlò e la sua voce cavernosa sembrava provenire da un immenso abisso come la voce di mille dannati:
- «Kirowon sei stato un esperimento molto interessante…. Ma come ogni esperimento anche questo deve avere una conclusione… perciò preparati ad abbandonare questo piano dell’esistenza attraverso atroci sofferenze, perché COSI' IL SECONDO SIGNORE HA DECISO» -
Il rimbombo delle sue parole non si era ancora spento che egli afferrò un immensa ascia col manico intagliato nelle ossa umane e, da dietro la sua maschera, iniziò a diffondersi un intensa luce rossa: il combattimento per la redenzione stava per iniziare!
Rengard sguainò la sua spada d’ombra, che ora era diventata quasi luminosa, e impugnò stretto il suo scudo con il simbolo del caos, i due si portarono al centro del pentacolo e iniziarono a combattere. Ad ogni colpo delle loro armi fulmini di indicibile potenza guizzavano da quelle lame fino a toccare l’apice della volta dell’abisso, il combattimento durò a lungo e i presenti erano colmi di paura ma, al tempo stesso, affascinati dal terribile spettacolo!


La forza del male assoluto però era troppo grande, con un terrificante colpo d’ascia lo scudo del caos di Rengard si ruppe e la spada d’ombra di infranse contro la maschera di pietra dell’oscuro signore… era la fine… usando il suo immenso potere il Re Nero scagliò il misero Rengard contro un altare di pietra riducendolo in fin di vita; il decaduto, ormai sfinito, pronunciò allora le sue ultime parole:
- «Presto, o prodi guerrieri, salvate le vostre vite! Entrate in quel portale celato dietro la seconda colonna all’apice della piramide e tornate alle vostre case, ormai è la mia fine ma sappiate che la mia anima è salva dal giogo dell’oscurità, andate, andate presto!» -
L’Oscuro Signore, fermo al centro del pentacolo, osservava impassibile la scena:
- «Sei patetico Kirowon… un totale fallimento, provi persino compassione verso dei viventi… non meriti proprio il dono di Vashnaar e nemmeno di rimanere dentro questa fortezza come non morto, preparati alla tua fine!» -
Così dicendo lanciò sette saette oscure e per sette volte la terra tremò, fu allora che Rengard cadde ma dal suo corpo usci una colonna di luce.. la sua anima con impeto possente infranse l’oscurità sfuggendo dall’ombra della fortezza forando la stessa volta dell’abisso! A quel prodigio Surtur si volse furente verso il gruppo di avventurieri, questi portavano ancora impresse nella mente le parole di Rengard e veloci si gettarono dentro il portale sfuggendo all'ira di Surtur!, l’ultimo a lasciare l’abisso fu Ulrich che con la sua spada protesse la fuga dei compagni.

Il portale si aprì scagliandoli bruscamente davanti al tempio della splendente e ignara Hammerheim.

Il gruppo era stanco ma negli occhi luminosi di ciascuno c’era la certezza che il sacrificio del paladino non era stato vano, Surtur non era stato sconfitto ma la sua era comunque una pesante perdita, molti erano ancora i suoi agenti in circolazione ma uno dei suoi strumenti si era liberato dal giogo del padrone del male; una speranza albergava nei cuori di chi aveva conosciuto Rengard e nei loro occhi non vi erano più le immagini orribili dell’abisso ma solo una volta di stelle che sovrastava l’intero creato e che si presentava più splendente che mai per dare l’estremo saluto ad una vittima che aveva riscattato una esistenza di odio chiudendo la sua esistenza con un gesto eroico ed estremo.


Fine